La quarta via | Multiculturalismo in Somalia

La quarta via | Multiculturalismo in Somalia

Recensione a cura di Mariarita Martino Grisà
Intervista a cura di Simone Brioni 

Una delle missioni di Cinemonitor.it è investigare e monitorare il fenomeno audiovisivo e i suoi processi di creazione, ma anche scoprire nuovi talenti dell’immagine in movimento, e le creatività individuali e/o collettive nell’interstizio fra produzione e università. È qui che si va a collocare, La Quarta Via, il documentario realizzato da Simone Brioni, Graziano Chiscuzzu, Ermanno Guida e Isacco Chiaf, incluso in un progetto di ricerca condotto dallo stesso Brioni in Italianistica e studi sull’immigrazione presso l’università inglese di Warwick. Il documentario, presentato da Brioni in un’intervista per Cinemonitor.it, raccoglie la testimonianza di Kaha Mahamed Aden, scrittrice somala residente a Pavia. In un mosaico stilistico s’intersecano racconto autobiografico e prospettiva storica, due traiettorie che intersemioticamente tracciano le coordinate di un quadro drammatico del territorio di Mogadiscio, città natale di Kaha: dagli antichi splendori – passando per il famigerato periodo fascista – alla guerra.  Il racconto orale della scrittrice fornisce il kernel narrativo nel quale si incastrano, grazie ad un montaggio associativo, schegge audiovisive di vario registro come frammenti di vissuto collettivo storico, e primissimi piani di un’ambientazione fascista; questa è supportata da una cinematografia inquietante, orientata verso inquadrature di edifici eretti dal ‘duce’ attraverso l’uso di prospettive perturbanti che evocano il trauma storico; ancora, l’aberrazione della guerra e della morte è percepibile attraverso una distanza stilistica che alterna al realismo documentaristico, segmenti non-diegetici di videogiochi con ambientazione di guerra (Army Ranger) come significanti stilizzati di un orrore indelebile. Quattro sono le vie che metaforicamente raccontano delle tracce lasciate dal passato e dai dominatori: quella verde, colore dell’islam e dei ricordi, del centro storico di Mogadiscio; segue la seconda via, quella ‘nera’, emblema del periodo fascista quando, a Mogadiscio, arrivano gli italiani; la terza via è quella ‘rossa’, colore simbolo del socialismo, del futuro; la quarta via, che da il nome al documentario, è invece ‘grigia’, un colore che indica la negazione delle vie precedenti, è la via della guerra e che ha cancellato e distrutto le altre. 

La quinta via simboleggia la speranza, la via che dall’Italia arriva alle origini.  

Trailer

 

Credo che questo documentario non sia semplicemente un momento di riflessione sulle tematiche dell’immigrazione, ovvero quelle tematiche sempre attuali in un paese come l’Italia dove ancora è difficile pronunciare la parola ‘multiculturalismo’. La Quarta Via costituisce, a mio avviso, il tentativo di usare il mezzo audiovisivo per promuovere l’impegno sociale e culturale di questi giovani autori, ma anche e soprattutto un esempio di come il cinema, le tecniche audiovisive, e i materiali cinematografici siano diventati parte integrante della ricerca universitaria: il ‘visual turn’ non è più una novità, ma una filosofia di vita.

 

Mariarita Martino Grisà

Lascia un commento