The Gamer | iKill

The Gamer | di Francesco Sarubbo

Mark Neveldine e Brian Taylor erano già ben noti per aver ideato e realizzato l’action-adreanalinico Crank e Crank 2 e si ripresentano oggi con il nuovissimo The Gamer.

Anche in questo caso la messa in contesto degli stilemi narrativi va ad intrecciare dimensioni non tradizionali degli ormai stereotipati action movie. La differenza sostanziale con i due lavori precedenti è tuttavia la tralasciata mancanza di ironia a vantaggio di una prospettiva immersiva che porta lo spettatore a scontrarsi e lottare in prima persona per salvarsi. The Gamer è infatti un piano di gioco, tra virtuale e realtà alternativa, ideato da una multinazionale americana, dalla dubbia responsabilità sociale ed etica – evidente critica pungente alle società postmoderne – che mira al controllo totalizzante del degli individui, soprattutto di quelli che non hanno niente da perdere.

 

 

Il meccanismo è semplice: gli avanzi carcerari vengono utilizzati, trasformati in medium, per dar vita e “corpo” al gioco virtuale. Un role player dove ognuno di loro lotta per la sopravvivenza in faide contro gli altri simili, guidati e comandati a distanza da self-players. Il soldato che vince 30 game sarà rilasciato e si guadagnerà la sua libertà. Il gamer protagonista è Gerard Buttler, sì Leonida in pratica.

Tralasciando lo svilupparsi prevedibile della trama e lo svolgimento dell’azione, l’occhio cade piuttosto sulla bravura degli autori nell’ intessere intrecci narrativi con la commistione di più linguaggi, cosa che per i film di questo genere è sempre risultata ardua o scadente.

La lingua parlata é ovviamente quella del digitale che sembra aver gia permeato un mondo in cui si é protratti ad agire e relazionarsi con dimensioni virtuali e sé frammentati. Il panorama visivo dello spettatore ad un certo punto lo immerge in un metamondo, stile Second Life, dove si assume il punto di vista in soggettiva. Sono io che ho in mano la pistola ma a controllare i miei movimenti e ad impartire ordini, è un bambino seduto nella sua cameretta colorata con pop-corn tra le gambe e una cannuccia a flusso continuo di Coca-Cola infilata nella sua bocca.

Chi fa chi? Chi è cosa? Dove mi trovo “realmente”?

L’identità è fatta rimbalzare e attualizzata da coscenze multiple e interconnesse in una continua e instabile tensione tra spettatore/giocatore/player-controller: “i nuovi media sono fluidi” sentenziava quasi 10 anni fa Lev Manovich. E proprio questa frammentazione dell’identità porta The Gamer a un livello più alto, a interrogarsi/ci sulla nostra reale capacità d’azione nella vita quotidiana e di come il confine tra razionalità e controllo (nonché realtà/metarealtà) sia sempre più minacciato o spinto oltre dall’immateriale, dal dominio ormai consolidato dell’era dell’immagine sempre più perfezionata e allo stesso tempo rarefatta – e per questo ingannevole ma estremamente promettente di mondi senza confini.







Lascia un commento