Misure straordinarie: la riflessione sociale parte da un film

Nelle sale dal oggi | Con Harrison Ford e Brendan Fraser

In Misure straordinarie Harrison Ford veste i panni di un eroe diverso da quelli a cui siamo abituati a vederlo. Il film, con la regia di Tom Vaughn, racconta la storia vera del dottor Robert Stonehill, un medico alle prese con il vaccino contro il morbo di Pompe. Un farmaco troppo poco redditizio per le case farmaceutiche, che evitano di portarlo sul mercato a causa della rarità della malattia.
 
Al di là dell’aspetto propriamente artistico, il film è apprezzabile soprattutto per l’intento sociale: quello di sensibilizzare il pubblico sulla conoscenza delle malattie rare e dei farmaci orfani. “Non volevamo dare giudizi sul sistema sanitario o sulle industrie farmaceutiche – dice Harrison Ford – il film parla di una storia privata. Mi piacerebbe che gli spettatori si ponessero delle domande dopo averlo visto”.
 
In Italia, questi propositi passano anche attraverso il coinvolgimento della Fondazione Telethon e dell’AIG (Associazione Italiana Glicogenosi) nell’attività di promozione del film. Numerose le anteprime organizzate dalle due associazioni a Torino, Milano e Roma, svoltesi dal 12 al 14 Aprile. Oltre alla visione del film, nel corso di questi incontri si sono avuti dibattiti, con testimonianze di alcuni dei parenti delle 1.000-1.500 persone che in Italia sono colpite dal morbo di Pompe, e richieste di donazioni alle associazioni  organizzatrici. In particolare, negli scorsi anni, Telethon ha finanziato 45 progetti di ricerca, per un totale di 10 milioni di euro. L’AIG, dal canto suo, ha offerto fino ad ora un elevato sostegno psicologico e legale alle famiglie delle persone affette da questa sindrome.
 
Un ottimo esempio di correlazione tra cinema ed associazioni esterne, dunque. Cosa che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe generare un circolo virtuoso, positivo per entrambe. Il tutto all’interno di un terreno alquanto pericoloso, quello della promozione del film. Lo stesso sito Internet www.misurestraordinarie.it alterna sapientemente riferimenti ad un “prodotto da vendere” con quelli all’importanza sociale del tema.    
 
Un caso di prodotto “cross-mediale”, che, partendo dalla realtà, crea dapprima un prodotto editoriale (non dimentichiamo che il film è basato sul libro The Cure della scrittrice Premio Pulitzer Geeta Anand) per trasformarsi in un prodotto cinematografico, il quale, infine, ritorna nella realtà del tema, tentando di cambiare qualcosa.
 
Negli USA il film è  uscito il 22 Gennaio. Anche lì, la fase di promozione ha avuto un’importanza così elevata che l’interesse nei confronti della malattia di Pompe è cresciuto esponenzialmente: “malattia di Pompe”  è stata una delle frasi più cliccate ed il sito www.pompe.com ha avuto 20.000 accessi in soli due giorni, dopo l’uscita del film. Purtroppo gli incassi non sono stati all’altezza: 10 milioni di dollari, in confronto ad un costo complessivo di 30 milioni. Un mezzo flop, dunque.
 
Rischi di insuccesso sono possibili anche in Italia. È possibile che la partecipazione del vecchio Indiana Jones non rappresenti una sicurezza per un prodotto complessivamente poco forte? Cosa hanno sbagliato nella fase di promozione? Può essere che il film abbia portato più benefici alle associazioni intervenute rispetto a quanto queste abbiano fatto con il primo? Aspettiamo comunque di vedere la risposta nelle sale italiane, dove il film uscirà il 23 aprile.

Antonio Opromolla

 

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