Gli amori folli. Il mondo sognato di Alain Resnais

L’ordinaria follia degli amori | Il ritorno di Resnais

Esce il 30 aprile Gli amori folli, ultimo lavoro di Alain Resnais, il regista e teorico della settima arte, aderente ad uno dei movimenti più importanti del cinema francese, la Nouvelle Vague.

La storia nasce dal ritrovamento del portafoglio di Marguerite, una dentista con la passione per gli aerei, da parte di Georges, marito e padre di famiglia. La passione di quest’ultimo per la sconosciuta nasce ancor prima dell’incontro e viene condivisa quando i due decidono di vedersi.  

Il film nasce dal romanzo L’incident, di Christian Gailly: è la prima volta che Resnais adatta un testo letterario ad un testo cinematografico. Ma anche effettuando quest’operazione non rinuncia a trasportare la storia all’interno del suo inconfondibile universo. Uno mondo che ci parla di passioni irrazionali: in questo caso un amore sbagliato, contro il “richiamo dell’abitudine”. Uno spazio che si caratterizza per la particolarità delle sequenze temporali: il film è come un dipinto irreale, privo dalla dimensione lineare del tempo. Un incontro-scontro tra spazi: due vite che si incrociano in un universo terzo.

L’ultimo lavoro del grande cineasta francese sembra, dunque, obbedire alle sue classiche regole: un tema comune (l’amore, in tutte le sue forme), una sceneggiatura semplice, una squadra di attori sempre uguale. Assonanze tra opere sempre diverse, che hanno come comune obiettivo quello di arrivare, mediante la macchina da presa, alla coscienza delle persone. È quello che ha fatto anche in Cuori, film del 2006, premiato per la miglior regia al Festival del Cinema di Venezia. Un’opera che mette in scena personaggi principalmente isolati e freddi, ma che nel corso della storia creano intrecci sempre più forti, proprio come accade nell’ultimo lavoro di Resnais.

La corsa verso un “altrove”  e il desiderio di fuggire da un passato e da un presente caratterizzati da solitudine ed incompletezza caratterizzano entrambe le opere. Ma d’altronde, non ci sentiamo un po’ tutti così? Incapaci di accettare completamente le nostre vite e desiderosi di quel “qualcosa in più” che il Destino, il Caso oppure noi stessi e la nostra forza speriamo ci aiutino a raggiungere? Non è forse vero che, in maniera diversa, avvertiamo il desiderio di una maggiore vicinanza ad “un altro”? E non capita che, paradossalmente, riusciamo ad avvicinarci con più facilità a chi sembra in apparenza più lontano?

La squadra di attori, composta da Sabine Azéma, André Dussollier, Anne Consigny, Emmanuelle Devos e Mathieu Amalric ci aiuterà a comprendere questi aspetti e a renderci più consapevoli di alcuni atteggiamenti che quotidianamente con gli altri, inconsapevolmente, adottiamo e di cui siamo oggetto. Dopo tutto è questo l’obiettivo che da oltre cinquant’anni i registi della Nouvelle Vague vogliono raggiungere: catturare “lo splendore del vero”, “scrivere sullo schermo i movimenti dell’anima e del cuore”.

di Antonio Opromolla

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