Intervista a Giampaolo Letta | La sala e la Rete, ecco il futuro del cinema.

La sala e la Rete, ecco il futuro del cinema | Internet da rischio a opportunità di  espansione.

 

Per la rivista Ciak è l`uomo più influente del cinema italiano. Dunque, chi meglio di Giampaolo Letta può rispondere alle domande della redazione di Cinemonitor sul fenomeno della pirateria? In un colloquio a tutto tondo sulle principali norme legali, convenienza della legalità e apertura verso il futuro, l`amministratore delegato di Medusa Film fuga dubbi, sottolinea l`importanza dell`applicazione della legge già esistente in materia, ricordando – in prima istanza – il peso dell`insegnamento, soprattutto a scuola, delle basilari norme civiche, da cui derivano anche protezione e tutela del diritto d`autore. Membro dell`ANICA al tavolo tecnico sulla pirateria presso la Presidenza del Consiglio, Letta si sofferma a lungo su alcuni punti fondamentali: educazione e informazione, offerta legale a pagamento e collaborazione dei service providers. Perché, come l`intervistato sottolinea, la percezione più sbagliata che si possa avere della lotta alla pirateria è quella che sia una “difesa di privilegi economici di categorie protette”. A repentaglio sono, invece, migliaia di posti di lavoro, anche delle categorie più deboli come tecnici, operai, impiegati, e non solo dei più privilegiati produttori e distributori.

La liceità della copia domestica di un prodotto audiovisivo cambia in dipendenza delle aree geografiche. In alcuni paesi è legale copiare un cd, mentre in altri è vietato. Cosa pensa a riguardo? Crede possibile arrivare a una legislazione comune e se sì come si dovrebbe procedere?

Copiare un cd non è vietato. Esiste la legge sulla c.d. “copia privata”, che consente di farlo legalmente, riconoscendo il giusto compenso ad autori ed editori. C`è, a tale proposito, una disciplina a livello europeo che l’Italia ha recentemente recepito, emanando i decreti attuativi della legge che estende questa normativa anche alle tecnologie digitali su cui oggi si eseguono la maggior parte delle copie, come pc, chiavette elettroniche, cellulari, decoder…

In Francia, la recente legge Hadopi sembrava aver risolto in maniera definitiva il problema della pirateria, sebbene, recentemente, la crescente diffusione dello streaming illegale  pare di fatto renderla inapplicabile. Cosa ne pensa?  

La legge francese recentemente approvata costituisce, a mio giudizio, un esempio molto importante che può esplicare i suoi effetti sia in termini “repressivi” del fenomeno che in termini di prevenzione. Nei paesi dove è già in vigore una regolamentazione analoga – Svezia e Australia per esempio – i primi risultati sono estremamente positivi. La pirateria è letteralmente crollata.

L’Inghilterra, proprio in questi giorni, sta varando dei provvedimenti che somigliano alle disposizioni della Hadopi. Ne conosce i contenuti?

Non la conosco nel dettaglio, ma credo che ricalchi i termini di quella francese. Anche in Spagna si sta andando verso una legislazione di questo genere. Sono, questi, segnali molto importanti relativamente alla condivisione di più paesi europei della medesima normativa.

In Italia c’è una legge contro la pirateria, ma sembra non funzioni. Lei che ne pensa? 

Basterebbe “semplicemente” applicarla, sarebbe già un bel passo avanti. Le difficoltà nascono dalla complessità della sua applicazione, che comporta l’intervento dell’autorità giudiziaria. Ma qualcosa sta cambiando. C’è una sensibilità maggiore sull’argomento negli ultimi tempi.

Quale tipo di legge crede che potrebbe funzionare in Italia?

Ripeto, basterebbe applicare – fornendo anche maggiori strumenti – quella esistente. Personalmente auspico il c.d. modello francese: avvertimenti / disconnessione temporale

Le risulta che il governo stia lavorando a una modifica della legislazione corrente?

No. Sono a conoscenza, partecipando come membro dell’ANICA al tavolo tecnico sulla pirateria presso la Presidenza del Consiglio, che si stanno studiando e valutando le diverse normative europee e mondiali, ma nessuna iniziativa è stata ancora intrapresa.

Cosa  pensa delle dichiarazioni del Ministro degli Interni Maroni, che si è dichiarato “scaricatore” abituale, alle quali è seguito un appello che suona come un manifesto “pro-pirati” da parte di numerosi politici e associazioni culturali?

La prendo come una provocazione, come il Ministro stesso ha voluto definirla. E’ sicuramente una dichiarazione forte – abbiamo registrato il clamore che ha suscitato – ma se serve a portare all’attenzione il problema, stimolando idee, riflessioni e iniziative sull’argomento, ben vengano le provocazioni.
 
Se il livello legislativo non fosse sufficiente o non funzionasse, come crede che si potrebbe bilanciare la lotta alla pirateria con un sostegno alle produzioni, finalizzato a compensare le perdite?

Sono convinto che il contrasto alla pirateria non debba limitarsi a misure legislative “coercitive”. Parallelamente bisogna realizzare un`offerta legale, a pagamento, attraverso gli strumenti tecnologici, penso ovviamente alla rete.

E’ a conoscenza di una legislazione attuata da qualche paese straniero che si stia dimostrando efficace per combattere la pirateria? In tal senso come si stanno attrezzando gli USA?

Negli Stati Uniti, dove comunque il fenomeno è meno diffuso che altrove, non esiste una legislazione in materia. Per ora le Majors si sono coordinate su misure informative con la collaborazione dei service providers. In pratica a coloro che scaricano illegalmente viene inviato il “warning” circa l’illegalità che si sta commettendo. In USA funziona.

Una delle idee più diffuse riguardo al problema della pirateria è che laddove non ci sia lucro non sussista reato. Cosa può dirci al riguardo?

Non è assolutamente vero. In questo caso non è responsabile il singolo utente, ma chi immette sulla rete, illegalmente, il contenuto protetto da copyright.

Dal download illegale si passa allo streaming illegale: la pirateria diventa sempre più visibile, dunque quasi “legale”?

No, perché anche in questo caso si utilizza un contenuto protetto.

Secondo il rapporto Ashdown, il 47% delle aziende utilizza programmi illegali. Come si può contrastare un tale diffuso malcostume?

Il concetto è analogo a quello dei contenuti audiovisivi, che si può applicare anche al mondo dell’editoria e della contraffazione in generale. Nel caso dei software sarebbe necessario un maggiore controllo e misure repressive severe.

 
Come far capire l`importanza di qualcosa per definizione "invisibile" come l`ingegno?

Dietro l’ingegno – sia che si parli di musica, di cinema, di giornalismo, di tecnologie – c’è un duro e costoso lavoro fatto da migliaia di persone, posti di lavoro, quindi, investimenti, ricerca.

E` possibile valutare le perdite dell’industria cinematografica italiana a causa della pirateria? E se sì come vengono quantificate, ovvero seguendo quali parametri?

Una recente ricerca scientifica, condotta da IPSOS, ha quantificato in circa 580 milioni di euro l’anno la perdita sui mercati cinematografici, tra il danno per il “theatrical” e quello per l’home video. Uno studio condotto da TERA Consulting ha quantificato le perdite delle industrie creative – cinema, TV, software, musica, editoria – della UE provocate dalla pirateria in circa 10 miliardi di euro e 185.000 posti di lavoro persi.
 
Quanto ritiene che abbia influito nell`incremento della pirateria la scomparsa di numerose videoteche e videoshop, sia per gli alti costi di esercizio che per effetto del downloading?
 
La chiusura delle videoteche è conseguenza della pirateria, oltre che di un diverso modo di “consumare” prodotti audiovisivi in casa, ad esempio Pay TV, Pay per View, Video on Demand…

Ritiene sbagliato sanzionare il downloading come reato penale? E in alternativa quali sono gli strumenti da mettere in atto per ridurne la diffusione?

Ripeto quanto esposto in precedenza: educazione e informazione, offerta legale a pagamento, provvedimenti legislativi rigidi, collaborazione dei service providers.

Pensa che possa avere efficacia dare peso a un’opera di “educazione” nei confronti del diritto d’autore, specie nei confronti dei giovani?

Assolutamente sì. Bisognerebbe cominciare dalla scuola, dove i concetti di educazione civica in generale e di protezione del diritto d’autore, nello specifico, sono praticamente sconosciuti. Non si possono incolpare i giovani che compiono attività illegali in questo campo se nessuno dice loro che sono vietate e perché.

E’ favorevole alla vendita di film tramite internet così come avviene per la musica? E se sì, quale dovrebbe essere il costo per scaricarli?

Sono favorevole. I prezzi devono essere “accessibili”, quindi contenuti, ma non al di sotto di livelli che consentano all’industria di proseguire nell’attività di una nuova produzione. E’ bene sottolineare, infine, come il fenomeno della pirateria, provocando ingenti danni economici all’industria audiovisiva, metta a repentaglio migliaia di posti di lavoro delle categorie più deboli ed esposte: tecnici, operai, impiegati. Non bisogna considerare la lotta al fenomeno come una difesa di privilegi economici di categorie “protette” e “ricche”: produttori, distributori, attori, registi. Inoltre, rappresenta un danno anche per lo Stato, conseguente al mancato gettito fiscale generato dal settore.

 

A cura della redazione Cinemonitor.it

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