Sono viva | Un thriller dell`anima

La morte che guarisce | L`esordio alla regia di Dino e Filippo Gentili

Rocco è un operaio, con molti debiti e poco lavoro.
Probabilmente sa capire gli altri. Sicuramente è fedele a se stesso, e va dritto al nocciolo delle cose anche quando sembra che divaghi. Difronte ad un impiegato che gli intima di pagare gli arretrati dell`affitto, pena il sequestro dell`immobile, si concentra sull`umidità del muro che gli sta dietro. Perché lui saprebbe come metterlo a posto quel muro, facendo inoltre un ottimo lavoro. Onesto, povero e segnato da una disperazione tutta interiore, Rocco è presto estromesso da quest`incipit realistico e duro per
scivoare in un atipico noir dell`anima che è prima di ogni cosa un percorso di crescita e cambiamento.
Dopo averci ben presentato il loro protagonista, Dino e Filippo Gentili deviano, infatti, racconto e toni, guidandoci in un mondo dove le leggi del tempo e dello spazio sembrano essere sospese. Ingaggiati da un facoltoso uomo d`affari (Giorgio Colangeli, in bilico tra gelidità e commozione), Rocco e l`amico Gianni devono vegliare, in una villa di periferia, il corpo della giovane Silvia per un`intera notte, fino alla mattina successiva, quando la famiglia si riunirà per la funzione funebre. Ambientato dunque nell`arco di una notte, spazio di tempo sufficiente
per ribaltare la vita di tutti, Sono viva è un film di genere che persegue una  propria originalità nel mischiare timbri e sensazioni appartenenti più all`alone che sorregge il nero tout court che a diretti riferimenti filmici (eccezion fatta, forse, per La casa del tappeto giallo di Lizzani). Difatti è l`ossessione che nutre tutto il noir, quella discesa dell`uomo qualunque in un baratro in cui poter specchiare la propria umanità a fronte di accadimenti “straordinari”, il chiaro nodo di un`operazione che rimane in bilico tra genere e suo sovvertimento, anche al di là delle divagazioni sui problemi del lavoro – il lungo set-up di Rocco – o sull`instabilità sociale e affettiva dell`immigrazione – il giovane Vlad. Tutto questo emerge sì come dato certo, ma pur sempre alla stregua di un corollario all`intenzione dei registi di guardare il loro protagonista alle prese con quell`arcano indecifrabile che è la sua stessa vita. Costretto  dalle leggerezze dell`amico Gianni a vegliare da solo il corpo senza vita, Rocco dapprima pensa di andarsene e lasciare l`incarico per poi tornare e fare luce su se stesso prima che su una morte ai suoi occhi sempre più oscura. Silvia è davvero morta a causa di una malattia incurabile come dice il padre? Quali sono i rapporti che la legavano ai personaggi che pian piano emergono nella villa, o anche al di fuori di essa, come in una storia di fantasmi cinesi? Come indica il titolo, del resto, la defunta Silvia è il personaggio più vivo del film, il suo vero centro pulsante, quello da cui partono e a cui approdano le storie di uomini e donne più uguali a ombre che a esseri in carne ed ossa. Accordato su una giusta e laboriosa invisibilità, il protagonista Massimo De Santis guida un buon cast dove spiccano gli incredibili occhi di Giovanna Mezzogiorno nel ruolo della barista Stefania.

Marco Chiani
 

 

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