Le quattro volte | L’immagine per la vita.

Le quattro volte | La purezza dell`immagine

Un documentario sulla vita. E’ l’immagine il fulcro del raccontare di Le Quattro Volte di Michelangelo Frammartino. L’immagine sembra carezzare, con uno sguardo incantato, gli spazi dell’uomo e della natura in questo paese dimenticato dell’entroterra calabrese. Un paesino tra le montagne dove le antiche tradizioni si mescolano all’incedere della vita scadenzando nascita e morte rivelate in un unico straordinario racconto che non fa distinzioni fra uomini e animali, tra minerali e vegetali. Tutto assume importanza e nulla rimane uguale a se stesso. Un capretto che nasce, un uomo che muore, un  albero che si trasforma con le stagioni e poi si fa trasformare per le tradizioni, quindi si fa legno e poi carbone, una pietra rotola e cambia il corso degli eventi.  Tutto ha importanza, tutto è realtà e l’uomo contiene in sé la complessità di tali essenze. Un uomo è un minerale, è un vegetale, è un animale e, infine, un essere razionale perché possiede anche volontà e ragione. Per questo deve conoscersi quattro volte.
Alessandria del Carretto vive di antiche tradizioni. E’ un comune di poco più di 500 abitanti, immerso nel parco del Pollino. L’occhio della telecamera di Frammartino coglie l’essenza vitale di questo antico borgo, soffermandosi per scrutare la vita nella percezione di staticità degli spazi abitati e di quelli incontaminati. L’immagine, finalmente, si ferma per cogliere il movimento.
Un lavoro questo, in controtendenza rispetto alla velocità del linguaggio visivo di oggi dove la modernità ha imposto un nuovo rapporto con la realtà che sfugge in un frame rendendoci, alla fine,  consapevoli di non aver vissuto. Perché il dramma è di non essere riusciti a fermarsi per guardare e ascoltare, non la voce dell’uomo, ma quella che sale dalle viscere della terra.  I dialoghi sono azzerati perché non importanti in questo documentario che non è veramente un documentario nel senso puro del termine. E’ il belare delle capre, l’abbaiare del cane, il rumore del vento che parlano e sussurrano riportando il nostro vivere. E l’uomo è al centro dello sguardo della macchina da presa e la sua vita si intreccia con quella degli animali, con quella delle piante e delle cose. Questi elementi si raccontano in quattro episodi distinti che il film offre allo spettatore aspettandosi che lui stesso tragga un significato dalle immagini pure che vede sullo schermo.
Le Quattro Volte ha rappresentato l’Italia al 63 Festival di Cannes. Presentato nel Quinzane des Réalisateurs ha vinto il prestigioso Europa Cinema Label e ha ottenuto un’ ottima critica da parte della stampa internazionale. Senza, poi, tralasciare il singolare Premio Speciale della Giuria per uno degli importanti protagonisti del lavoro di Frammartino, il cane Vuk.
Regia: Michelangelo Frammartino – Costumi: Gabriella Maiolo – Fotografia: Andrea Locatelli – Montaggio: Benni Atria, Maurizio Grillo – Montaggio del suono: Daniel Iribarren in collaborazione con Benni Atria – Suono: Paolo Benvenuti e Simone Paolo Oliviero.
Livia Serlupi Crescenzi

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