Il segreto di Campanella… Dalle serie televisive all’Oscar

L’Oscar 2010 come Miglior Film Straniero nelle sale | Agli americani piace il Pathos

E’ in sala dal 4 giugno, distribuito da Lucky Red, il film Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella, il regista televisivo argentino di quattro episodi delle serie Dr.House-Medical Division e di diciassette di Law&Order: Unità Vittime Speciali. Dopo aver sfiorato il premio Oscar con Il figlio della sposa nel 2002, lo vince nel 2010 con un film che assembla le principali caratteristiche dei generi del Medical Drama e del Crime Drama delle serie televisive statunitensi che ha diretto: un mistero ( da risolvere come appunto quelli clinici di Dr.House ) su una donna violentata e uccisa nell’Argentina degli anni Settanta, vittima quindi di un crimine sessuale ( come le vittime speciali della serie poliziesca ).

Ma allora cosa piace agli americani e quali sono le motivazioni che spingono l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences a premiare un film straniero piuttosto che un altro? Da un’analisi puramente aritmetica dei film che dal 1948 ( cioè da quando il Premio fu istituito ) hanno ricevuto l’Award for Best Picture, si può dedurre che agli americani piace il cinema italiano, che conta ben dieci statuette su ventisette nomination, seguito dal cinema francese ( nove statuette su trentaquattro nomination ), quello spagnolo e giapponese, che ha ricevuto la sua prima statuetta con Rashmon, il film più occidentale della filmografia di Akira Kurosawa. Tra i film italiani premiati ci sono ovviamente quelli che appartengono al filone del Neorealismo con due premi speciali assegnati a Vittorio De Sica con Sciuscià nel 1948 e Ladri di Biciclette nel 1950 ( che vinse grazie al “pedinamento” degli attori non professionisti, nonostante il consiglio di alcuni coproduttori di impiegare Cary Grant nella parte di Giovanni Ricci ), le quattro statuette vinte da Federico Fellini con La strada, dove l’americano Anthony Quinn è il barbaro circense che si esibisce insieme alla piccola e graziosa Gelsomina, il pasoliniano Le notti di Cabiria, 8 ½ e Amarcord. Premiati anche gli adattamenti letterari come Il Giardino dei Finzi-Contini di Vittorio De Sica e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri.

In generale, agli americani piace il cinema dalle forti emozioni, che fa commuovere ( emblematici sin dai i titoli sono i film come Preparate i fazzoletti di Bertrand Blier e Mosca non crede alle lacrime di Vladimir Mensov ), introspettivo ( Come in uno specchio di Ingmar Bergman, Tutto su mia madre di Pedro Almodovar, Le invasioni barbariche di Denys Arcand e Mare Dentro di Alejandro Amenábar ) e che si pone come difensore e paladino dei cittadini ( come una sorta di giornalismo watch-dog ). E’ un popolo attratto quindi dai valori diffusi dalle civiltà del Mediterraneo, come appunto l`αλεθέια, il pathos delle tragedie greche e la justitia, e dall’importanza della memoria storica ( lo dimostrano i premi ai film Monsieur Vincent, ambientato nella Francia del Cardinale Richelieu, La vita è bella di Roberto Benigni, favola ironica sulla barbarie nazista, La storia ufficiale di Luis Puenzo sulle vicende argentine durante il golpe e No Man`s Land di Danis Tanovic sulla guerra dei Balcani ).

E anche nel film Il segreto dei suoi occhi ci sono tutte quelle componenti vincenti per i film stranieri all’Academy: il cinema investigativo ( la ricerca dell’omicida iniziata attraverso un “blow-up” su una foto della vittima ), il pathos ( emblematica è in questo senso la frase “una sola cosa non può cambiare: non può cambiare la passione” e la rappresentazione della stessa attraverso l’euforia per una partita di calcio e l’apoteosi per un gol – elementi questi tipicamente ispanici ), la ricerca della verità ( intesa proprio nell’accezione greca di non nascondimento e quindi di eliminazione dell’oscuramento e di disvelamento dell’ omicidio di una donna ) e, soprattutto, la necessità di far giustizia su caso archiviato venticinque anni prima, sul quale torna ad indagare l’Assistente del Pubblico Ministero.
Questi elementi rappresentano inoltre gli oggetti di valore di Benjamin Esposito ( interpretato da Ricardo Darìn ), assistito nella sua ricerca da attanti aiutanti, come la nuova canceliera del Tribunale ( Soledad Villamil), e da attanti opponenti come il Giudice che non vuole riaprire il caso ( che tra l’altro ha una vis scenica simile a quella di Al Pacino nel Padrino II ) e il marito della vittima. Un film appunto appassionante, soprattutto nella parte finale, costruito attraverso flashback e climax, funzionali a trasmettere il bisogno dell’odierna Argentina di indagare e svelare i misteri accaduti nel periodo golpista.
 
 
Alessandra Alfonsi
 
 

 

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