Il padre dei miei figli| Una vita per il cinema




L’11 giugno uscirà nelle sale italiane il film “Il padre dei miei figli” della giovane regista Mia Hansen-Løve. Il film, già premiato a Cannes con il Premio Speciale della Giuria nella sezione "Un Certain Regard" nel 2009 arriva in Italia dopo un anno dalla sua uscita nelle sale grazie alla Teodora Film che lo distribuirà in lungo ed in largo per lo stivale.
 
La storia racconta la vita di Grégoire Canvel (Louis-Do de Lencquesaing) un affascinante produttore cinematografico che ha fatto del cinema la sua vita. Sarà però la su stessa passione a portarlo alla bancarotta. La sua casa di produzione, la Moon Film, rischia infatti di chiudere per i troppi debiti accumulati dalle sue scelte rischiose, nate dallo scopo di anteporre sempre le logiche dell’arte a quelle del denaro. La realtà però incalza e testimone ormai di un sogno infranto decide di metter fine alla sua vita con un ultimo gesto estremo. Sarà la sua famiglia, la moglie Sylvia, interpretata da Chiara Caselli, e le sue figlie a prenderne il testimone. Un mondo, quello lasciatogli da Grégoire, con cui dovranno far i conti, sforzandosi di portar avanti quanto da lui iniziato per poi arrendersi all’idea che le cose cambiano.
 
Il film prende ispirazione dalla figura di Humbert Balsan, illuminato produttore francese morto suicida nel 2005, ed è la seconda opera di Mia Hansen-Løve. La regista, con un passato d’attrice per Olivier Assayas e dopo aver scritto per Les Cahiers du Cinéma, prestigiosa rivista cinematografica francese, era già stata premiata a Cannes nel 2007 con il Premio Louis-Delluc per la sua opera prima “Tout est pardonné”, presentata nella Quinzaine des Réalisateurs. Lo stesso anno è stata anche tra le nominations dei premi César come miglior opera prima.
 
La pellicola ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte della critica italiana, ottenendo persino la benedizione di Bernardo Bertolucci.Difatti il film nasce soprattutto dalla volontà di raccontare il cinema e la vita dietro di esso come dice in un’intervista le regista: “Volevo fare un film un po’ alla Renoir, con un personaggio che mi permettesse di raccontare un po’ l’universo-mondo. Con le dovute proporzioni, naturalmente. Il tema a cui tenevo di più è sicuramente l’associazione tra l’amore per il cinema e l’amore per la vita, perché credo di aver cominciato ad amare la vita nel momento in cui ho cominciato ad amare al cinema; il cinema mi ha dato la forza, l’energia e la fede in questo mondo. Vivo quest’identificazione a volte problematica e dolorosa, come il protagonista del film.”
 
Il film oltre al cinema e al fallimento di un sogno, parla anche di una famiglia e di una moglie costretta a far i conti con una realtà a lei ignara fino a quel momento. Nel ruolo di Sylvia Chiara Caselli, attrice italiana poco osannata da un cinema nostrano più propenso a starlette senza arte ne parte, che non ad attrici di sicuro spessore. Ad oggi infatti l’attrice italiana resta l`ultima interprete ad aver conquistato registi come Antonioni, Liliana Cavani e Gus van Sant. Ma parlando Sylvia alla presentazione del film dice: “È un personaggio che va avanti sempre e comunque ma senza dover dimostrare la propria forza. Bertolucci ha capito che nella camminata di Silvia verso la stazione c’è il massimo momento di crisi: non sa dove andare, ha perso il riferimento, ma poi lo ritrova. Avrebbe potuto lasciar perdere la società, oberata di debiti, ma la prende in mano e non lo fa mai come una manager che sbraita bensì in maniera estremamente sicura e limpida. C’è un film da fare, a cui il marito teneva molto, e lei lo porta avanti.” Nella scelta di questo film confessa: “Amo le sfide nella recitazione e sono molto grata a Mia di avermi messo la sbarra alta”.
 
Ilaria Cuzzilla

 

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