Bright star











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Una storia d’amore, si, pare che questa fosse la vera intenzione della Campion quando si accingeva a scrivere la sceneggiatura del film…

 

…ma come è consuetudine per le sue storie e per il suo stile, il nucleo centrale del suo pensiero cinematografico, rimane l’universo femminile.

 

La storia narra il rapporto amoroso fra il poeta inglese John Keats e la giovane Fanny Brawne, ma l’attenzione è tutta per il personaggio femminile, per i suoi pensieri, per i suoi sguardi, per la sua interiorità…

Le donne di Jane Campion sono sempre figure estremamente complesse, al limite con le convenzioni e le formalità dell’ambiente esterno, in conflitto e ribelli con gli altri e talvolta con sè stesse; sempre di fronte “ad una scelta”, di vita, di morte, di legami impossibili, ma ognuna di esse con la forza interiore di affrontare vergogna, ipocrisie, regole…

E questo si ripete di volta in volta nei personaggi di Ada di “Lezioni di Piano”, in quello di Isabel in “Ritratto di signora”, in Janet in “Un angelo alla mia tavola”, in Fanny in “Bright star”.

 

L’ultima fatica della regista neo-zelandese, si distacca dai film precedenti forse per un uso minore della simbologia filmica, dove il film maggiormente si concentra sull’espressione del sentimento amoroso restituito attraverso la sensualità dei gesti, degli sguardi, dove i sensi

tatto,

(Fanny bacia le lettere d’amore dell’amato),

olfatto,

(Fanny odora le “valentine” dell’amato),

udito,

(Fanny e John accostano l’orecchio e le mani alla parete che divide le loro stanze),

 

diventano i mezzi di comunicazione e trasmissione del sentimento…

 

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Ambientata nel 1818 nella campagna londinese, la storia è quella dell’amore fra  John Keats e Fanny Brawne: lui poeta, all’epoca, con poca fortuna letteraria e divenuto in seguito uno dei maggiori esponenti del Romanticismo inglese, lei, giovane donna  appassionata nella creazione di abiti e cappelli femminili, gli stessi che poi indossa e che vengono considerati da alcuni “stravaganti”, inizialmente poco incline alla poesia e successivamente ( dopo la pubblicazione del poema epico di Keats “Endimione” ), impegnata lettrice oltre che di Keats anche di Milton e della letteratura inglese…

I due si innamoreranno l’uno dell’altra, contrastati dall’amico di lui Charles Armitage Brown e dalle convenzioni del tempo che, per le disperate condizioni economiche di Keats, impediscono un eventuale matrimonio tra i due.

 

La storia va avanti fino a che il poeta, ammalatosi di tubercolosi come precedentemente il fratello, viene spinto dagli amici a partire per Roma in cerca di un clima più favorevole per la malattia: ma qui Keats, all’età di ventisei anni,  trova la morte e Fanny, appresa la notizia, conserverà per molto tempo insieme al dolore, l’anello e le lettere dell’amato. 

 

Nell’ultima scena del film, Fanny, vestita a lutto, erra tra le fronde della campagna inglese, in compagnia dei sonetti del suo amato John, e la sua figura rieccheggia quella di Isabel in “Ritratto di signora”…

 

Il film svolge tutta la sua storia in pochi ambienti: i personaggi si muovono negli interni delle abitazioni pre-vittoriane tra un susseguirsi silenzioso e impalpabile di tessuti di lino, di mani che si muovono nel piegare trine, in una visione della realtà sempre dolcemente offuscata da tende in garza

semi-trasparente, con il costante sottofondo dei passi che fanno scricchiolare sotto di essi i pavimenti in legno … gli interni si alternano alle scene paesaggistiche, dove la natura esplode in un inno al colore, in un alternarsi naturale delle stagioni; e qui, la maestria della fotografia nella persona di Greg Fraiser , è uno dei grandi pregi di “Bright star”, dove gli immensi prati viola di lavanda e la costante della figura femminile, non può non  portarci alla mente le più belle opere impressioniste…

 

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Ma le citazioni pittoriche della regista non terminano  qui:

è palese il riferimento al quadro di Edwar Hopper “Morning Sun” nella scena di Fanny ritratta sul letto di fronte alla finestra…

 

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L’eleganza degli ambienti e dei costumi, rimangono la costante della cinematografia della Campion, e questo grazie anche alla costume-designer Janet Patterson che collabora con la regista da circa vent’anni e che vanta diversi premi per il film “Lezioni di piano” del 1993; gli abiti di Fanny, in perfetto stile Regency alla Jane Austen, si apprezzano per la bellezza e insieme semplicità dei tessuti e l’estrema fantasia delle forme:

 

“… ad esempio, quando indossa il collare del vestito color argento al ballo, ho voluto dare l’idea di Fanny come un pavone…”, scrive la costumista.

 

Così come notiamo il cambiamento di stile nell’abbigliamento di Fanny dalle prime scene del film fino a quelle finali: a mano a mano che lei si innamora di Keats, gradatamente, fino al suo allontanamento a Roma, per arrivare alla morte, ella perde il gusto lentamente per l’eccesso di trine e nastri, in favore di una figura femminile più sobria e semplice…

 

L’amore tra i due personaggi, in questo film, non è mai urlato e mai sottolineato da scene estreme: eppure, tra fugaci abbracci, tra brevi e casti sfioramenti, negli accenni di baci, la regista riesce a trasmetterci una forte passionalità tra i due, che si esprime sinteticamente e universalmente nella scena in cui  sono sdraiati sul letto, raccolti uno di fronte all’altra quasi in posizione fetale.

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E l’emotività dello spettatore arriva a toccare il culmine quando Fanny riceve la notizia della morte di John: il suo piegarsi in ginocchio per terra, nell’impossibilità di respirare, non può che trasmetterci la forza e l’immensità di un dolore che con la sua prepotenza toglie qualsiasi desiderio di vita…

Insomma, quest’ultima fatica di Jane Campion non potrà essere messa agli stessi livelli di un “Lezione di piano” o di un  “Ritratto di signora”, ma nella sua totalità e pur sempre nei suoi dettagli, ci dà testimonianza di un cinema ancora attento oltre che all’eleganza di fotografia e dettagli ambientali, all’importanza dell’intimismo e alla complessità umana…

 

Una raccomandazione allo spettatore:

alla fine del film, all’inizio dello scorrere dei titoli di coda, non alzatevi dalla vostra poltrona frettolosamente; godetevi con attenzione

la voce narrante

delle poesie di John Keats e assaporate le ultime note della bella colonna sonora firmata Mark Bradshaw

… perchè “Bright star” è uno di quei film da guardare e ascoltare tenendo attenti i nostri sensi…

 

 

 di Onorina Collaceto

 

La pagina è visibile su:

http://www.viaggiarte.eu/i_protagonisti/Voci/2010/6/14_Bright_starun_film_di___Jane_Campion.html

Scheda del film ( tratto da internet)

REGIA: Jane Campion

SCENEGGIATURA: Jane Campion

ATTORI: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Paul Schneider, Thomas Sangster, Jonathan Aris, Samuel Barnett, Antonia Campbell-Hughes, Samuel Roukin, Roger Ashton-Griffiths

Ruoli ed Interpreti

 

FOTOGRAFIA: Greig Fraser

MONTAGGIO: Alexandre de Franceschi

MUSICHE: Mark Bradshaw

PAESE: Australia, Francia, Gran Bretagna 2009

 

 

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