About Elly | Segreti e bugie di una società malata

About Elly | Segreti e bugie di una società malata

 "Il pubblico odierno è sempre più maturo e un regista non può più accontentarsi di imporre, attraverso i propri film, un assemblaggio di idee precostituite – ha detto Asghar Farhadi -. Piuttosto che convalidare un immaginario diffuso, un film deve costituire uno spazio che invita lo spettatore a intraprendere un proprio percorso di riflessione, per poter così evolvere da semplice fruitore a produttore, lui stesso, di pensiero. È questa l’unica strada che il cinema odierno dovrebbe intraprendere ed è con questo spirito che ho realizzato About Elly".

 

Premiato l’anno scorso al festival di Berlino con l’Orso d’argento per la miglior regia arriva adesso in Italia e può aiutare a capire i modi con cui il cinema iraniano tenta di fare i conti con i limiti imposti dalla censura senza snaturare la propria voglia di raccontare la società iraniana e alle sue contraddizioni.

 

Il film inizia raccontando una simpatica storia di convivialità: coppie di amici dell’università si ritrovano con le proprie famiglie per passare tre giorni insieme sul mar Caspio. Fin qui tutto semplice. Ancora più semplice sembra essere l’intreccio narrativo quando la storia in superficie si dipana negli avvenimenti banali ed edulcorati del racconto. Una casa al mare, tre famiglie che si ritrovano per stare insieme e per creare una nuova coppia: Elly e Ahmad.  

 

Sepideh, ad un primo livello di analisi testuale sembra essere la protagonista della storia – e non Elly come il titolo potrebbe indurre a pensare – ha orchestrato tutto; è convinta che tutto debba essere fatto affinchè questa nuova coppia si formi. Non importa se Elly si mostra reticente nella volontà di restare, non importa se la prima casa che gli era stata assegnata per la villeggiatura non è più disponibile per essere occupata durante il soggiorno. Non importa se Elly, avendo capito che lo scopo del soggiorno è farla innamorare di Ahmad, è sempre più convinta per la fuga. Sono tutti presagi scanditi lentamente che accompagnano lo spettatore verso l’arrivo dell’irreparabile. Sepideh convince Elly  a restare; nonostante la ragazza sia ferma nell’intenzione di voler  andar via alla fine cederà accettando di prolungare il soggiorno, contro la sua stessa volontà. Tutto è orchestrato e si pensa che niente possa sabotare i piani prestabiliti. Ma Elly scompare, dopo un’ultima e bellissima inquadratura dal virtuosismo poetico Elly non riapparirà più in tutto il film, perlomeno in vita. Perché Elly, a differenza di un’altra celebre sparizione cinematografica, quella della bella Lea Massari del film L’avventura di Antonioini, riapparirà, ma non più viva. Ecco che inizia un altro racconto, dalle ultime inquadrature di Elly – sequenze montate rapidamente proprio per imprimere un ritmo nuovo al racconto per immagini – che corre forsennatamente nell’intento di far volare un aquilone sono metafora di un ritmo vitale una corsa affannata contro la morte, che pur sperando di resistere si piega alla tragica fine della vita che è appunto la morte.

 

Una nuova storia cattura lo spettatore, un mistero che si infittisce di possibili percorsi dì interpretazione. Elly è scomparsa e nessuno sa dove sia. Alcuni componenti della comitiva pensano che si sia buttata in mare per salvare il bimbo di una delle coppie che stava per annegare. Altri, per alleviare i loro sensi di colpa, pensano che sia andata via a piedi pur di non restare insieme a loro. Ma l’intreccio si complica perché più si cerca di ricostruire la personalità della scomparsa e più vengono fuori i tratti realistici dei protagonisti della storia rimasti in vita. Il marito di Sepideh la picchia e sente nei suoi confronti un forte complesso d’inferiorità. Gli atteggiamenti fintamente permissivi dei maschi celano un forte cinismo e grande ipocrisia diffusa. Il regista ci mostra una società che ha conquistato grande benessere per una parte della popolazione ma che non è riuscita a cambiare costumi e abitudini radicati in un determinato modo di pensare e di agire.

 

Anche i rapporti coniugali delle altre coppie tradiscono incomprensioni e forti intolleranze reciproche. Più si scava nel passato di Elly e più emerge la vera natura personale dei conviviali rimasti. Il tutto si complica con l’arrivo del fidanzato di Ally che, sconvolto per l’accaduto, chiede pietosamente di parlare con Sepideh, la persona che ha invitato Elly in gita, e che dovrebbe conoscerla più degli altri. Le chiede di parlarle perché ha un quesito da porle: sapere se Ally ha detto o meno di avere un fidanzato. Sepideh conosce la verità. Elly aveva ammesso di essere fidanzata ed era stata reticente all’idea di recarsi in vacanza con lei e con gli altri. Ma Sepideh nega, senza riuscire a guardare negli occhi il fidanzato della scomparsa dirà che non aveva parlato di lui. Sepideh vorrebbe dire la verità, ma in una poetica e lunga inquadratura ascoltiamo la voce fuori campo del marito che le ordina di non dire niente.

 

La morte di Elly verrà ufficialmente dichiarata con il ritrovamento del corpo, del quale scorgiamo soltanto il viso per un attimo. Tutto il film è un inno alla morte; mai nessun corpo verrà svelato dagli indumenti che i protagonisti indossano. Sepideh quando si getta in mare per cercare Elly è totalmente vestita, dalla testa ai piedi. Nessun uso del colore intenso per le riprese paesaggistiche. Tonalitè scure e mortuarie che si riflettono anche nei vestiti dei protagonisti e nei loro volti, sempre più cupi e grigi. Soltanto l’aquilone che Elly cerca di fare volare avrà i colori forti e sgargianti della vita. Il film diventa una tragedia dai toni noir che ha tutti i crismi della tragedia greca antica: dal messaggero che racconta gli eventi, al coreuta che gestisce il dialogo tra il coro e gli evenit da narrare, al coro stesso, alla vittima che viene condotta in sacrificio da Sepideh. Elly è l’unico personaggio positvo della narrazione, è accostata metaforicamente all’ingenuità dei bambini con i quali condivide il gioco dell’aquilone. Un divertimento che è eccitante e pauroso come il momento naturale e vitale  della sospensione di ogni cosa, pure del giudizio stigmatizzante e ipocrita che caratterizza la devianza delle società malate e colpevolizzanti nei confronti dell’individuo. Un divertimento contrapposto al gioco conviviale dell’allegra brigata, che non è mai libero da preconcetti e stereotipi. Come nella scena del sale: Elly si alza, per educazioe, per recarsi in cucina a prendere il sale ad Ahmad, e tutti commentano e bollano la ragazza con osservazioni di carattere morale, perché considerata accondiscendente e servizievole. Giudizio che non tarderà a cambiare non appena si cercherà di nascondere la verità delle cose in favore della costruzione di una facciata accettata e riconosciuta conveniente da tutti.

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