Ragazzi Miei: amore e dolore nel nuovo film di Scott Hicks

Ragazzi miei | La vita da soli
 
C’è sempre un avvenimento sconvolgente e triste dietro la storia di un padre che si ritrova da solo a crescere uno o più figli e la sola spiegazione plausibile è legata alla perdita prematura della donna amata, alla sua scomparsa. Situazioni come questa non accadono affatto di rado e di questo se n’è accorta l’industria cinematografica americana che da qualche anno a questa parte sembra aver trovato in queste storie a sfondo triste, ma con una speranzosa impronta di “voglia di farcela”, un filone che attrae critica e pubblico.
 
The boys are back ( questo il titolo originale), di Scott Hicks, il maestro premio oscar nel 1996 per Shine, risulta quindi uno di quei film che gioca tutto sul difficile rapporto padre-figlio nel contesto che si viene a creare quando una felice, seppur travagliata, vita familiare viene scossa dalla morte della moglie e madre. In questo caso è Clive Owen a trovarsi nella difficile posizione di Joe Warr, il “mammo” protagonista di questo film basato sul romanzo autobiografico The boys are back in town di Simon Carr, ispirato da una storia vera. Joe dovrà riuscire a conciliare il suo amato lavoro di giornalista sportivo di successo con la vita di un perfetto padre di famiglia che deve badare al figlioletto Artie (l’esordiente Nicholas McAnulty)  turbato dalla perdita della mamma, interpretata, in un mix di realtà e visioni, da Laura Fraser. A questo si aggiungerà Harry, adolescente insoddisfatto che Joe aveva avuto dalla sua prima moglie, prima di abbandonarla perché innamorato di un’altra donna. La nuova famiglia che si crea, seppur non senza complicazioni, riesce a cavarsela grazie all’amore reciproco che li tiene legati, alla forza che forse solo la disperazione riesce a dare ad un padre in queste condizioni ed alla inspiegabile, seppur sui generis, maturità che scaturisce da questo terzetto, avviato ad una vita finalmente serena.
 
Questa pellicola si iscrive a pieno titolo lungo una scia di lavori passati che proprio sul difficile rapporto padre figlio hanno costruito sceneggiatura e successo. Vengono in mente i vari Il padre della sposa e Papà diventa nonno di Minnelli, una sorta di apripista alla conflittualità genitore/figlio, allora però si parlava di una ragazzina alle prese con la ricerca dell’uomo della sua vita. Come non citare il nostro In viaggio con papà  dove due grandissimi attori italiani quali Sordi e Verdone ci regalano indimenticabili momenti tra comicità e confronto di generazioni. Una storia fondamentalmente triste e problematica fa da sfondo ad un altro capolavoro italiano che all’estero ci invidiano: La vita è bella dove la geniale maniera in cui Benigni, padre disperato per il momento che sta vivendo la sua famiglia, prigioniera in un campo di concentramento, riesce a far vivere questa dolorosa esperienza al figlio come se fosse tutto un gioco, non può far altro che commuoverci ed intenerirci. Fino ad arrivare al 2010, dove Daniele Lucchetti ci racconta, attraverso un Elio Germano miglior attore a Cannes, che la storia de la nostra vita è fatta anche di dolore subìto, metabolizzato e superato.   

Anche Scott Hicks riesce con questa sua ultima fatica cinematografica, al cinema da venerdì 25, a farci trascorrere un paio d’ore riflettendo sul valore della vita e sul modo migliore per superare la sofferenza. Quella che apparentemente potrebbe sembrare una dichiarazione di impotenza da parte del padre Joe, e cioè il fissare come unica regola che non ci sono regole, può anche rivelarsi come l’unico modo che ha il protagonista di esprimere materialmente la mancanza della madre di famiglia, anche quando tutto il resto è rivolto al superamento di tale perdita ed alla voglia di rialzarsi e ripartire. Ragazzi miei scorre dunque in maniera apprezzabile alternando nelle sensazioni emotive del protagonista un senso di inadeguatezza costante misto ad un eroico senso di responsabilità che giunge, quasi per grazia ricevuta, forse ogni volta che si materializza l’occhio vigile ma pur sempre “ex machina” della defunta moglie Katy. Notevole anche la colonna sonora, i numerosi pezzi strumentali sono di Hal Lindes, e le successioni di paesaggi incantevoli ad accompagnare il viaggio materiale e spirituale che porterà alla crescita di “questi ragazzi”.  

Marco Napolitano


 

Lascia un commento