La maternità in Sex and the City

Sex and the city 2 | E se poi arriva un figlio?

Anche quest’anno le ragazze son tornate a rallegrare le nostre serate di solstizio estivo.
Le frizzanti Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda ci regalano istantanee  della loro vita newyorkese a due anni di distanza dal matrimonio di Carrie e Mr. Big.
Tutto scorre come lo abbiamo lasciato, almeno in apparenza.
Sotto le luci abbaglianti della capitale statunitense, con le sue serate mondane, colme di glamour e glitter, la parole d’ordine  è scintillìo.
Eppure c’è qualcosa che serpeggia, una sorta di inquietudine che viene raccontata amabilmente dalla voce narrante di Carrie Bradshaw.
“Alla vigilia dell’uscita del suo ultimo libro “I do, do I?” commenta la Dr.ssa Maria Cristina Strocchi, psicoterapeuta e sessuologa “un romanzo dolce-amaro sulla vita, le ansie e i dubbi dopo il fatidico si, la Carrie di Sex and the city 2 si trova alle prese con una vita che non la rende felice. Ne è l’emblema il televisore al plasma che ad un certo punto fa la sua comparsa e sembra segnare l’inizio della fine dell’intimità sessuale tra i due, motivo per il quale viene vissuto tanto male”.
Quello che nelle puntate precedenti era uno  stile di vita leggero e legittimo, ora diventa un modo per sfuggire ad una quotidianità che spaventa, sotto la quale si insinuano  paure sulla  normalità della vita a due.
Che dire poi delle responsabilità che implica un matrimonio?
Prendiamone una, la più naturale conseguenza di una unione tra un uomo e una donna: diventare genitori.
Il tema della maternità, con le sue gioie e dolori, paure e dubbi pervade tutta la pellicola.
Partiamo dall’inizio.
Siamo al matrimonio tra Stan, il migliore amico di Carrie, e il suo compagno italiano.
Un coro angelico di uomini vestiti di bianco introduce una strepitosa Liza Minnelli che sorprende il pubblico cantando e ballando “Single ladies” di Beyoncè e conclude celebrando il matrimonio.
Mentre le invitate si rifocillano al tavolo, una fan di Carrie la riconosce e dice di aver già prenotato una copia del suo libro in imminente uscita.
La lettrice che con il marito è in attesa del suo primo figlio da una madre surrogata, chiede a Carrie e Mr. Big se intendono avere figli.
Ultimamente si sente sempre più spesso parlare di madri surrogate, la stessa Sarah Jessica Parker ha avuto di recente due gemelle da una madre che ha “prestato” il suo utero.
Si tratta di un fenomeno molto diffuso negli Stati Uniti e in India, che divide l’opinione pubblica in due. C’è chi lo vede come un grande atto di generosità, chi come qualcosa di profondamente innaturale. “Il problema si crea quando subentra l’accanimento ad avere figli” dice Maria Cristina Strocchi “ci sono coppie che utilizzano tutti i sistemi possibili per avere figli e poi si separano creando così un duplice disagio. In realtà” prosegue “ci si dovrebbe interrogare prima sulle motivazioni che spingono a mettere al mondo un bambino e capire se si tratta veramente di un gesto d’amore oppure di un atto dettato da desideri egoistici e narcisistici”.
In risposta alla domanda della sua ammiratrice, Carrie ammette con molto candore (e fin troppa disponibilità considerando l’intrusione nella sua privacy!) di amare molto i bambini ma di aver preso la decisione insieme al suo compagno di non averne. “Anche in questo caso” prosegue la Dr.ssa Strocchi “Carrie sembra più aver accettato il compromesso di non avere figli ed è forse per questo che avverte un’inquietudine e un’assenza di significato che la porta a rischiare il tradimento durante la seconda parte del film”.
I festeggiamenti finiscono e si ritorna alla vita di tutti i giorni.
In una giornata lavorativa e in un altro appartamento della Grande Mela, vediamo Miranda, marito e figlio intenti a fare colazione.
Miranda è dilaniata tra l’ufficio, dove l’attende una riunione con il  distonico capo, e il concorso da inventore del suo figlioletto. Chi scegliere o meglio cos’è che attribuisce più significato alla sua vita? Lo capirà più tardi quando all’ennesimo “invito” a tacere del suo capo, accompagnato da un’inequivocabile quanto antipatica gestualità manuale, Miranda scatta in piedi e abbandona definitivamente un ambiente lavorativo che non la valorizza e la reprime.
In questo modo sceglie la famiglia e si apre a nuovi orizzonti professionali che non tardano a concretizzarsi.
Una duplice anzi triplice vittoria, come madre, moglie e donna realizzata nel lavoro.
Una maternità vissuta con tutta l’ironica drammaticità del suo personaggio è, invece, quella  di Charlotte.
Finalmente ha un marito e due figlie splendide, ma la vita familiare non è tutta rose e fiori come se la immaginava.
La più piccola è un pianto continuo, la più grandicella  un attentato alla sua femminilità (fantastica la scena in cui le stampa due manine rosse sul posteriore di una gonna vintage!) e, a completare il quadro, ci si mette una bellissima tata che cattura le attenzioni del suo compagno, o almeno così le sembra.
Durante il soggiorno ad Abu Dhabi, nella seconda parte del film, quando i freni inibitori sono allentati da qualche drink, Charlotte confessa  in lacrime alla sua amica Miranda di quanto i sensi di colpa, che scaturiscono dall’aver così a lungo desiderato una famiglia e dal covare desideri di fuga, siano talmente forti da farle credere di impazzire.
Parlare con l’amica servirà a ridimensionare i suoi sentimenti e, anche stavolta, il valore dell’amicizia ne esce vincente.
Samantha mantiene il suo ruolo di  donna eternamente giovane, alle prese con una menopausa che sta per arrivare.
Lei ha la serenità di chi ha fatto delle scelte ben precise, fra le quali rinunciare ad avere figli.
Questo le consente di assumere un ruolo più distaccato e materno all’interno del gruppo, dare saggi consigli (che puntualmente non vengono seguiti!) ed essere il termometro delle tempeste umorali delle sue compagne di avventure così come loro fronteggiano le sue vampate da quasi climaterio nel bel mezzo del deserto di Abu Dhabi (e in assenza dei suoi flaconi di fitoestrogeni, sequestrati alla dogana!).
Già, perché il bello di questa memorabile comunità di donne è l’intercambiabilità dei ruoli, in cui ciascuna  di loro è madre, figlia e sorella dell’altra, soccorrendo e salvando chi ne ha bisogno e mantenendo sempre salda l’amicizia, costruita e alimentata giorno dopo giorno, attimo dopo attimo anche in una grande metropoli che ti fa sentire invisibile.

Patrizia Ruscio

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