Roma Fiction Fest 2010 | Masterclass Andy Garcia

Un cubano a Hollywood | Tra grandi classici e amore per il neorealismo

Il caldo umido romano certo non lo impressiona, Andy Garcia, classe ed eleganza, baffi neri, occhiali da sole, giacca gessata e mocassini, si concede al pubblico dell`Adriano parlando di sé, della sua carriera, dei suoi inizi e dei progetti futuri.
 
Roma lo omaggia con il RomaFictionFest Award for Artistic Excellence e con la proiezione del tv movie For Love or Country: the Arturo Sandoval Story – regia di Joseph Sargent – sulla vita del trombettista cubano, che vede tra gli interpreti proprio Garcia e Gloria Estefan.

Domanda: Attore, regista, produttore, una vita tra cinema e tv, che cosa l`ha spinta verso la recitazione?

Andy Garcia: Come tutti i ragazzi andavo moltissimo al cinema da piccolo, mi piaceva quel cinema degli anni `60-`70 ed ero molto attratto dalle attrici! Questo amore per il grande schermo mi è rimasto dentro ed ha continuato ad accompagnarmi. All`epoca però ero molto impegnato nello sport, baseball, basket occupavano gran parte della mia vita. Poi, intorno ai 18 anni, mi sono ammalato e non ho potuto praticare sport per un anno intero e così il cinema si è impadronito della mia vita, mi ha preso e mi ha infettato come un virus.
 

I ragazzi sono molto affascinati dagli eroi del cinema e in quegli anni c`erano James Coburn, Sean Connery, Steve McQueen, Peter Sellers… Non dimenticherò mai la scena di Coburn ne I Magnifici Sette quando lui entra e lancia il coltello, è qualcosa che mi è rimasto dentro per tutta la vita e che ho sempre desiderato fare e che poi alla fine sono riuscito a fare. Ho lavorato con Coburn, da produttore l`ho ingaggiato come attore. E ne Gli Intoccabili ho lavorato con Connery interpretando la parte che era stata di Coburn, il mio ruolo era quello di un cecchino, di un assassino, e il film era ispirato a I Magnifici Sette che a sua volta si ispirava a I Sette Samurai.

D. : Quel cinema era molto diverso da quello di oggi, era un cinema di rottura rispetto al passato, alla tradizione, che cosa rimpiange di quell`epoca?
 
A.G. : Rimpiango tutto. I film con i quali sono cresciuto e quelli che quando studiavo da giovane attore guardavo per cercare di imparare: Coppola, Scorsese, Taxi Driver, Harold e Maude… Tutte pellicole che all`epoca erano prodotti dal sistema, da Hollywood e dagli Studios. Tutti film che oggi non si producono più. Se fossero realizzati oggi verrebbero prodotti fuori dal sistema degli Studios, come indipendenti. A volte può succedere che li produci fuori e poi in un certo senso puoi venderli al sistema. Noi ad esempio abbiamo un film City Island (in sala anche in Italia, ndr) che abbiamo prodotto autonomamente perché tutti gli Studios ci hanno detto no. E adesso in America è alla quindicesima settimana di programmazione nei cinema.
D. : Qual è il ruolo della tv? Può un certo tipo di televisione dare più libertà?
A.G. : Credo di sì. Dipende dal fatto che il sistema degli Studios ha una produzione molto limitata. Troppi blockbuster concettuali come Avatar o Il Signore degli Anelli, film che possono essere distribuiti in migliaia e migliaia di sale il venerdì sera. Le grandi storie, quelle che rappresentano una sfida, si stanno spostando sempre più verso la televisione. E in America purtroppo vengono prodotti pochi film per la televisione. Si fanno serie o serie limitate, come quelle che producono i canali via cavo, del tipo di HBO. Per serie limitata intendiamo una di dieci episodi che si ferma per un periodo, poi si realizzano altri dieci episodi e così via. Le serie più classiche sono di 24 episodi e vanno a coprire l`intero anno. Molte storie diventano serie per tv via cavo o prendono la via del cinema indipendente. Le linee di separazione tra tv e cinema sono sempre più labili, attori, registi e sceneggiatori che vogliono trovare uno sbocco diverso si muovono in questa direzione.

D. : Si dice che Hollywood ormai produca pensando ad un pubblico di teenager, di giovani, e che gli adulti ormai per trovare storie in cui riconoscersi debbano guardare alla tv. Negli anni `60-`70 non era così, pellicole come Harold e Maude ad esempio parlavano a tutti. Lei che cosa ne pensa?
 
A.G. : Sì, è proprio così, molte persone vengono attirate dalla tv, perché solo lì riescono a trovare storie che li riguardano. Io ad esempio guardo molta più tv e al cinema vado pochissimo, intendo a vedere film prodotti dagli Studios, i film indipendenti vado a vederli. Vado al cinema con mio figlio, ho visto Toy Story, bellissimo, ma non è un film per me. Ho visto Avatar perché era un evento speciale ma certo non ho visto Spiderman 2-3-4-5
Adesso sono nella fase di organizzazione della produzione di una lunga serie per la tv, in cui recito e produco, il titolo ancora non c`è…
(Fa parte dei numerosi progetti che Garcia sta realizzando come produttore e regista di opere indipendenti, tra le quali il film Hemingway & Fuentes sul periodo cubano dello scrittore – con il volto di Anthony Hopkins – e della sua amicizia con il pescatore Fuentes – interpretato dallo stesso Garcia, ndr).
 
D. : Cosa pensa del 3D?
 
A.G. : Come regista sono molto più interessato all’aspetto umano, molto più nello stile di Vittorio De Sica, del neorealismo. Da attore sì, potrebbe essere una sfida interessante. Ma da regista preferisco la fotografia vera, gli esseri umani, le emozioni, i drammi, le commedie…
 
D. : Quali sono stati invece i suoi inizi in tv? Allora le serie erano molto diverse, lei partecipò anche a La signora in giallo
 
A.G. : Ho fatto delle particine all’inizio della mia carriera. Ma io ero andato a Los Angeles perché volevo fare l`attore, e quindi mi sono concentrato su questo. Volevo fare cinema. A parte il fatto che per sette-otto anni non ho lavorato da nessuna parte, né nel cinema né in tv. Facevo piccole cose in teatro, un giorno qua uno là, ma per molto tempo non ho avuto occasioni. Poi ho trovato un agente che credeva in me e che mi ha dato l`opportunità di mostrare il mio lavoro, mi hanno proposto il film The Mean Season e da lì la mia vita è cambiata. A quel punto mi hanno offerto anche moltissime parti come protagonista di lunghe serie tv ma siccome all`epoca la linea di divisione tra cinema e tv era molto forte e se lavoravi in tv il cinema ti scartava, nonostante avessi bisogno di guadagnare ho dovuto resistere alla tentazione di accettare.
 
D. : La disciplina sportiva, che ha praticato per tanti anni, l’ha aiutata per affrontare il mondo del cinema?
 
A.G. : No, la testa dura! Però mi ricordo una storia. Mentre giravamo Gli Intoccabili, la famosa scena del bambino e della carrozzina che rotola lungo le scale, lo stuntman mi disse: “Riesci, mentre cade giù per la scala, a precipitarti verso la carrozzina, infilarti sotto per fermarla, e allo stesso tempo a lanciare una pistola a Kevin Costner?”. E io ho risposto: “Sì, credo di poterlo fare. Farò quello che in gergo si chiama `hook slide`, una scivolata di fianco per arrivare alla base”. Tutti quegli anni di allenamento mi hanno permesso di girare bene quella scena, e di salvare il bambino!

D. : Quando lei era ragazzo e al cinema guardava Il Padrino avrebbe mai immaginato di diventarne poi il protagonista con Il Padrino parte terza?

A.G. : All`inizio, quando cominci a studiare recitazione, prendi tutto molto seriamente. Proprio il primissimo anno in cui ho cominciato a seguire i corsi è stato l`anno in cui è uscito Il Padrino. È un film che ha segnato la mia vita, lo trovo il miglior film mai realizzato, tutti attori eccezionali. Poi è uscito Il Padrino parte seconda anche quello bellissimo. Siamo arrivati agli anni `80 e io avevo già fatto Gli Intoccabili e Black Rain e stavo girando Affari sporchi con Richard Gere. Era un film che avevano sviluppato appositamente per me, avevo un contratto con la Paramount. E un giorno Frank Mancuso Senior, il grande capo della Paramount, mi porta a pranzo e mi dice: “Senti un po` che cosa fai a settembre? Perché ho parlato con Francis (Ford Coppola, ndr) e vorrei che tu interpretassi il ruolo di Vincet Mancini neIl Padrino parte terza” e io gli ho risposto: “Aspetta un attimo controllo la mia agenda e poi vi richiamo!”.
 
All`inizio degli anni `80 si parlava di una possibile realizzazione de Il Padrino parte terza e non credo di essere stato l`unico attore ad aver desiderato di poterlo interpretare. In più avevo con la saga un rapporto particolare e personale, sentivo di doverne fare parte. Naturalmente all`epoca c`erano voci su John Travolta e Sylvester Stallone, poi il film non è andato in porto – grazie a dio per me, perché all`epoca facevo il cameriere! È stato rimandato fino al 1990. A quel punto avevo una certa celebrità e una carriera più solida e ho avuto l`opportunità di incontrare Francis. Lui mi ha sottoposto ad un provino, perché naturalmente gli Studios volevano che interpretassi quel ruolo ma Francis era quello che avrebbe avuto l`ultima parola. Sono stato molto fortunato!
 
Francesca Bani

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