Cronaca di un amore? Dal cinema alla fiction

Verso una crossmedialità produttiva | I modelli di business dal cinema alla fiction

Le idee ci sono…Non c’è da parte delle emittenti televisive quel coraggio per tentare altre strade…
 
Queste sono state alcune dichiarazioni di Claudia Mori, una delle relatrici del convegno “La crisi del mercato: idee per superarla”, che si è svolto giovedì 8 luglio presso la Sala 1 del Multisala Adriano nell’ambito della quarta edizione del RomaFictionFest per esporre, alla luce della riduzione degli investimenti da parte dei broadcaster nella fiction, idee per affrontare la crisi del mercato di questo genere seguendo i nuovi modelli produttivi e di business in considerazione di un’offerta multiplatform e multichannel.
 
Promosso dall’APT – Associazione Produttori Televisivi – e moderato da Marco Mele, giornalista del Sole24Ore, all’incontro sono intervenuti Fabiano Fabiani, Presidente APT, Flavia Barca, IEM-Fondazione Rossellini, Nicolas Traube, Pampa Production, Claudia Mori, Ciao Ragazzi, Socio APT, Diego Leonardo Suarez, Fox Tv Studios Federico Scardamaglia, Compagnia Leone Cinematografica, Consigliere APT, ed è stato aperto dal Presidente APT, che ha individuato tre tipologie di crisi ( crisi del sistema, crisi dei rapporti strutturati, crisi normativa ) legandole prevalentemente alla crisi economica internazionale:<< Sarebbe ingenuo disgiungere la crisi degli investimenti nel settore dell’audiovisivo dalla crisi generale che ha colpito i mercati mondiali, tuttavia, nel nostro settore, la crisi ha colpito più fortemente i contenuti e l’industria ad essi collegata. Contenuti che rappresentano proprio quella risorsa che consentirebbe alle emittenti di uscire dalla crisi stessa. All’industria di produzione nascente, che aveva dato ottimi segnali di crescita, è stato impedito di consolidarsi, rendendola, di fatto, sempre più subalterna alle emittenti…C’è stata una significativa riduzione degli investimenti nella produzione di fiction da parte delle principali emittenti nazionali: gli investimenti RAI sono passati dai 284 milioni di euro del 2008 a circa 200 del 2009…La riduzione degli introiti delle principali emittenti non ha portato ad un eventuale ripensamento delle modalità produttive, per tentare di abbassare i costi unitari, magari sperimentando nuove forme narrative e mantenendo per lo meno inalterati i volumi di prodotto…Noi riteniamo che una scelta ristretta su pochi produttori non sia premiante >>. Secondo Fabiani quindi, un modello di business adatto a superare la crisi è rappresentato da un miglior utilizzo del product placement:<< Un product placement ben strutturato avrebbe potuto recuperare in parte il deficit dei budget di produzione ed anche immettere risorse fresche per realizzare prodotti editorialmente più innovativi >>.
 
Dopo la presentazione della normativa sulle relazioni produttori-broadcaster in Italia, in parte responsabile del calo degli investimenti nel settore della fiction, sono state avanzate dai relatori e dal pubblico in sala le proposte per risolvere la “crisi” del mercato, scaturita prevalentemente dal sistema della raccolta pubblicitaria.
 
In generale, i modelli di business esposti durante l’incontro sono quelli mutuati dall’industria cinematografica, come ad esempio il sistema delle co-produzioni, l’estensione del tax credit ( ovvero l’incentivazione fiscale a favore degli investimenti ) e del tax shelter ( ovvero la detassazione degli utili reinvestiti ), facendo quindi presupporre una sorta di crossmedialità produttiva in grado di far cessare la presunta conflittualità tra il genere cinematografico e il genere televisivo della fiction ( sostenuta anche dall’Associazione dei 100autori, nel corso di un altro convegno, svoltosi sempre nell’ambito del RomaFictionFest, dove è stata dichiarata superata la posizione dell’Associazione di destinare meno investimenti alla fiction e maggiori invece al cinema ) favorendo un sano interscambio tra le produzioni televisive e cinematografiche e una trasversalità tra i due generi.
 
Secondo il modello argentino, esposto da Diego Leonardo Suarez di Fox Tv Studios, si punta sulla riduzione dei costi – molto alti nella fiction – attraverso la delocalizzazione e il sistema delle co-produzioni. In Argentina il ricorso alle delocalizzazioni è fenomeno molto frequente: si gira prevalentemente negli Stati Uniti, ma non a Hollywood, che perde quindi il monopolio nel genere fiction, mantenendo tuttavia elevata la qualità:<< A Hollywood si gira sempre di meno, come ha dichiarato Suarez, e le location preferite sono New York, Dallas e Miami>>.
 
Per Claudia Mori, produttrice di fiction televisive con la compagnia “Ciao Ragazzi”, il miglior modello si basa su una maggiore unione tra i produttori e un maggior coraggio da parte delle emittenti << Fondamentale è la qualità, ma fondamentale è l’unione…Le idee ci sono…Non c’è da parte delle emittenti televisive quel coraggio ( come testimoniano le fiction su Rino Gaetano e su Basaglia, con le quali si è puntato su tematiche sociali nuove ) per tentare altre strade…La televisione generalista, rivolta ad un pubblico di massa, difficilmente fa innovazione >>.
 
Altre proposte sono emerse dai produttori indipendenti presenti in sala all’avvio del dibattito: per alcuni il sistema non è solo bloccato a livello normativo, ma anche a livello fiscale suggerendo l’estensione del credito d’imposta al sistema televisivo, che è esente da agevolazioni fiscali presenti invece nell’industria cinematografica. Per alltri è necessario introdurre, come voce di bilancio di esercizio, il reddito residuale, garanzia di una marginalizzazione di profitto, la cui assenza invece è segno di minus valenza e di un risultato negativo di esercizio ( una certa perdita di bilancio ) oppure introdurre una sorta di remunerazione del produttore, come accade al cinema, sul gradimento dell’opera.
 
Il convegno si è poi concluso con l’intervento di Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Fiction, per il quale:<< Il termine crisi non è appropriato per il genere della fiction…Non c’è crisi né di idee né di audience…E` il settore che ha il maggior bugdet. Rispetto ai macro-generi dello sport e del cinema, che non sono più appetibili dalla televisione generalista e sono stati assorbiti dalle pay-per-view e dai dvd, la fiction e l’intrattenimento non sono in crisi, ma hanno bisogno di un ricambio per rivolgerla ad un pubblico più giovane, scegliendo temi sociali e biografie oppure ricorrere al sistema delle co-produzioni, soprattutto per le miniserie. Di fronte alla sfavorevole congiuntura economica, il contenimento dei costi deve essere generale >>.
 
 Alessandra Alfonsi
 

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