Cinema & Psiche | A Beautiful Mind

A Beautiful Mind | L’equilibrio di Nash

John Nash Forbes jr. ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 1994.
Il suo teorema dell’equilibrio, nell’ambito della teoria dei giochi non cooperativi, ha apportato contenuti innovativi che, dalla loro teorizzazione, vengono applicati per cercare soluzioni a problemi riguardanti diversi ambiti:  dalla psicologia all’economia, dallo sport all’informatica, dalla difesa militare alla sociologia.
John Nash vive a Princeton, città dove ha compiuto gli studi universitari.
Tutte le mattine si alza e raggiunge la facoltà a piedi. 
Soffre di scissione schizofrenica della realtà, modo più forbito e diplomatico di definire la schizofrenia.
La sua è la storia affascinante di un uomo che voleva risalire alle dinamiche dominanti, ovvero alle leggi matematiche che determinano qualsiasi fenomeno presente in natura, una sorta di grammatica di Dio in grado di definire e prevenire i comportamenti umani e animali.
Dotato di una personalità bizzarra ed eccentrica, Nash si fa subito notare a Princeton  per le sue intuizioni geniali ma anche per la sua tendenza ad isolarsi e la discontinuità nel rendimento scolastico.
L’ossessione per la ricerca succhia via la linfa vitale degli anni dell’università.
Dotato di un’incredibile capacità di trovare molteplici ed eleganti soluzioni ad un problema posto, non c’è da stupirsi che gli stessero a cuore in particolare gli equilibri, forse perché già dagli albori della sua malattia, sentiva che da qualche parte nel suo geniale universo interiore una inascoltata parte di sé era alla ricerca del suo posto nel mondo. Un mondo che voleva fosse fatto di ordine, equilibrio e pace.
Qualche anno dopo la fine del dottorato, lo ritroviamo al Pentagono a collaborare con il Governo per le strategie politiche e militari della guerra fredda.
E’ in questo periodo che i sintomi della sua malattia iniziano a farsi sentire e fagocitano  quella che prima appariva solamente una personalità anticonformista.
Intanto il suo nome inizia a farsi strada.
Insegna all’Università e di lui si invaghisce una studentessa, Alicia Lerde, che diventerà sua moglie e gli darà un figlio.
Un giorno, durante un seminario, John ha un’allucinazione.
Ancora non sa che la sua è una malattia.
Inizia un calvario di ricoveri durante i quali viene sottoposto alla terapia dell’elettroshock e forti iniezioni di insulina.
All’inizio non è facile per lui accettare di essere malato. Come può una malattia non avere una cura? Possibile che proprio a lui sia toccata questa sorte? Proprio a lui, esperto nel trovare soluzioni. Come può non essercene una al suo problema intrappolata da qualche parte nella sua mente?
O forse è proprio la mente ad essere la trappola, una mente troppo abituata alla ragionamento e al calcolo e poco avvezza a sentire  il linguaggio delle emozioni?
Grazie alle cure amorevoli della sua Alicia, ai farmaci e alla tranquillità della vita domestica, le sue condizioni iniziano a migliorare.
Dalla fine degli anni novanta le allucinazioni cessano di tormentare Nash.
Può quindi tornare a Princeton con maggiore serenità e riprendere un dialogo costruttivo con colleghi  e studenti, che lo accolgono con affetto accettando la sua originalità.
Il film è stato diretto egregiamente da Ron Howard ed ha conquistato  quattro Golden Globe ed altrettanti Oscar nel 2001 (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior attrice non protagonista).

Patrizia Ruscio

Primo articolo di Cinema & Psiche

Secondo articolo di Cinema & Psiche

Lascia un commento