Amore liquido | Un male di inizio millennio

 Amore liquido | Un male di inizio millennio
 

“Amore liquido”, dal titolo del saggio di Zygmunt Bauman, è un film denuncia sulle difficoltà relazionali dei nostri tempi che le persone vivono anche a causa della pornografia, atteggiamenti che sfociano in dipendenza da sesso, computer, shopping e alimentazione.
Bologna, mese di Agosto. Temperatura esterna oltre i quaranta gradi.
In una casa del centro storico, Mario (interpretato da Stefano Fregni), dà libero sfogo ai suoi istinti sessuali davanti a un sito porno. I singulti e i contorsionismi dei protagonisti del video, altro non sono che la rappresentazione visiva del gelo che blocca il suo cuore, rendendolo incapace di vivere i sentimenti in maniera semplice e, soprattutto, reale. Mario ha quarant’anni ma sembra ne abbia almeno sette in più. Appesantito nel corpo e nello spirito, sarebbe anche un bell’uomo se non fosse per la sua trascuratezza che rimanda ad un totale disinteresse verso sé stesso e il mondo esterno, un mondo che probabilmente viene da sempre vissuto come minaccioso.
La rete di affetti intorno a lui è praticamente inesistente. Ha una fidanzata virtuale che non ha mai visto neanche in foto, alla quale arriva a dire “Ti amo”,  stupendosi forse egli stesso di uno slancio che trova, in una terra di nessuno, il suo unico e inoffensivo modo di esprimersi. Mario lavora come netturbino e vive con l’anziana e invalida madre. Non c’è traccia di nevrosi nel loro rapporto, né di alti e bassi o di intolleranza. In casa di Mario regna un clima di serena rassegnazione ma c’è un legame tra i due, probabilmente una dipendenza dettata dai sensi di colpa, che impedisce all’uomo di essere un adulto a tutti gli effetti e vivere così una sessualità matura. Nella sua vita irrompe Agatha, una giovane e carina ragazza di cui Mario si innamora. Agatha potrebbe rappresentare l’opportunità di uscire finalmente dal suo guscio e vivere una vita normale. Ci prova, fallisce, cade a terra e ci riprova. Ma la lotta contro le paure e la comodità di una vita che, seppur anomala, sembra ormai una certezza è molto dura. Nel mirino la società dei consumi e i suoi modelli estremi ed edonistici che fanno apparire noiosi e scarsamente desiderabili valori come la stabilità nei sentimenti e una vita fatta di cose semplici. Ma le premesse per quanto allettanti, hanno conseguenze distruttive. Il prezzo è una vita vuota, priva delle cose più importanti, che la rendono un’esperienza unica e degna di essere vissuta. Il problema della pornografia viene qui affrontato in maniera equilibrata e libera da qualsiasi punto di vista privilegiato. La si racconta per quello che è, un’amplificazione e distorsione della realtà, che si insinua nella vita di tutti i giorni, riducendo le persone a schiave e privandole della fiducia in sé stesse. I dialoghi, essenziali ai limiti della semplificazione, descrivono molto bene i rapporti rarefatti e il terreno nel quale i germi dell’”amore liquido” si muovono e attecchiscono. Si tratta di un film ben riuscito perché ritrae fedelmente una realtà scomoda e molto diffusa che si consuma nel silenzio delle pareti domestiche, minando profondamente le basi di molte relazioni esistenti e possibili. Il regista del film, Marco Luca Cattaneo, è al suo primo lungometraggio. Insieme alla giovanissima troupe (l’età media era di circa 29 anni), ha girato la pellicola in tre settimane e con un budget molto basso senza sacrificare né la qualità tecnica né tantomeno la validità e l’efficacia dei contenuti. Ancora una volta un film indipendente prova che, per fare del buon cinema, non c’è bisogno di spendere cifre vertiginose.

 

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