Un angelo alla mia tavola| Quando il male è il conformismo

Un angelo alla mia tavola | Quando il male è il conformismo

Con il film di Jane Champion chiudiamo la trilogia dedicata agli insondabili malesseri  dell’anima. Un angelo alla mia tavola di Jane Champion (1990) narra la vicenda di Janet Frame, poetessa e scrittrice neozelandese, scomparsa nel 2004. Nata in una famiglia di contadini, Janet è una bambina goffa e con problemi relazionali. La vita familiare è turbata dalle crisi epilettiche del fratello e la sua adolescenza è segnata dalla morte per annegamento della sorella Isabel. Dietro la sua indole timida e solitaria, Janet cela una natura profondamente sensibile e sofferente nei confronti delle convenzioni e conformismi della società.
La cultura ristretta del posto in cui vive non la aiuta, purtroppo, ad esprimere il suo genio ed è questa la sua principale sventura che, solo in seguito, si trasformerà in una risorsa. Fallito l’esame per diventare insegnante, Janet continua gli studi in psicologia ma, in conseguenza a un periodo di stress, le viene consigliato di ritirarsi per un po’ in una clinica. Ci resterà quasi dieci anni durante i quali verrà sottoposta a oltre 200 elettroshock. A salvarla dalla lobotomia (voluta non si capisce bene per quale motivo) è la pubblicazione di un suo libro che vince un premio letterario. Inizia la sua resurrezione che la porterà in Europa, ad affermarsi come scrittrice prima e a vivere finalmente l’amore. Quando torna a casa Janet è ormai una scrittrice affermata. Guarita dalle ferite e dai ricordi dolorosi, trova finalmente il suo equilibrio e la sua casa, una roulotte che le consente di stare a contatto con la natura e sentire il rumore dell’erba accarezzata dal vento.

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