Diario americano #9 | Lavorare a distanza

Il diario americano di Roberto Faenza | Come fare un film a New York e sopravvivere

Lavorare a distanza. Credo di essere stato il primo in Italia alla fine degli anni Ottanta a introdurre il video sul set, collegato all’occhio della cinepresa per vedere in diretta il girato. Ricordo che Peppino Rotunno, il geniale direttore delle fotografia di Visconti e Fellini, mi guardava insofferente mentre giravamo Mio caro dottor Gräsler e stavo attaccato al monitor anziché sul set come era tradizione. Ora tutti i registi lavorano al monitor e non è fantascientifico ipotizzare che un giorno possano dirigere i film stando distanti dai set.  Persino a migliaia di chilometri, comunicando con gli attori e i tecnici via video. In definitiva non c’è molta differenza tra dirigere da una roulotte a una ventina di metri dal set, oppure a varie centinaia di chilometri. Ormai si lavora e si produce a distanza via internet. Doppiaggio, postptoduzione, persino le musiche. Nel film I giorni dell’abbandono abbiamo costruito le musiche stando io a Roma e Goran Bregovic ogni settimana in un angolo diverso del pianeta, dalla Cina alla Francia. Via internet Goran mi mandava i brani da ascoltare. Io magari dicevo di mettere un violino al posto dell’arpa e dopo pochi minuti ecco arrivare il brano col violino.
DIT (Digital Imaging Technician). Si tratta di una nuova figura professionale determinante sul set dei film girati in digitale. Nel nostro film il DP (direttore della fotografia) gira con due camere digitali. Il DIT controlla la qualità tecnica delle riprese e alla fine della giornata prima di inviare i file in laboratorio li verifica con il DP, che aggiusta toni e colori. Oltre a tutte le diavolerie che il digitale consente in postproduzione, il risparmio di denaro rispetto alla pellicola è abissale. La pellicola è destinata a finire in soffitta più rapidamente di quanto non si pensi. In nostro DIT ha solo 23 anni, è un genietto del computer da quando ne aveva dieci.
Red Camera. Prodotta dalla Red Digital Cinema Camera Company sta rivoluzionando il modo di fare cinema, con il passaggio dalla pellicola al digitale. L’idea, geniale quanto la Apple di Steve Jobs, è venuta al suo fondatore, Jim Oakley Jannard, che ha dichiarato di voler  riformare lo standard dell`industria cinematografica. Cito da internet: “il cuore della Red è un sensore, MYSTERIUM™, che ha la stessa area del formato S35mm cinematografico ed è capace di registrare immagini alla risoluzione massima di 4K, 4096×2304 pixel. Il produttore ha misurato il rapporto segnale/rumore della Red a più di 66 dB. La camera è dotata di attacco PL che la rende compatibile con le tutte le migliori ottiche cinematografiche. Il sensore Mysterium ha circa la stessa superficie attiva di un fotogramma di pellicola 35 mm. mascherata nel rapporto visuale 16:9, permettendo lo stesso angolo di campo e profondità di campo come il formato di pellicola Super 35. La fotocamera permette anche di utilizzare il sensore in modalità finestra in modo da emulare l`area attiva di un fotogramma Super 16 film durante l`acquisizione di filmati con 2048 pixel di risoluzione. Ciò permette alla fotocamera di utilizzare le ottiche Super 16. Tuttavia ciò comporta un palese calo della qualità dell`immagine. Il sistema può registrare con risoluzione fino a 4.096 orizzontali per 2.304 pixel verticali, direttamente in memorie flash o disco rigido. È dotata di un unico sensore super CMOS da 35 e accetta lo standard industriale per ottica cinematografica PL mount. A partire dal 2008 sono stati prodotti vari formati, tra cui un previsto incremento fino a 28.000 pixel orizzontali tramite un sensore da 261 megapixel”.
La Red che stiamo usando per Un giorno questo dolore ti sarà utile è l’ultimo modello, più maneggevole e sensibile, anche se ancora perfettibile. Qual è il vero vantaggio di girare in digitale? Poter girare all’infinito senza l’ossessione di spendere troppi soldi per la pellicola. Incluso le prove, spesso già buone. Difetti principali: più difficile illuminare, più complesso mettere a fuoco. Il sensore della camera digitale reagisce in vari modi alla luce e agli impulsi. E’ particolarmente sensibile agli sfondi, se troppo chiari o troppo scuri capita che va in tilt. Sfarfalla di fronte a superfici anche minime che brillano. Se inquadra una pagina di giornale e i caratteri sono troppo piccoli non li riconosce. Sono esempi che dimostrano la necessità di una attenzione particolare. Per ottenere gli stessi risultati cromatici che si ottengono con la pellicola, il digitale è ancora immaturo. Ma il regno della pellicola è ormai in fin di vita.
Alexa vs. Red. L’Arri Group, fondata nel 1917, con sede a Monaco di Baviera, da decenni leader nel mercato delle macchine da prese, non poteva stare alla finestra e vedere le Red imporsi nel segmento del digitale. Così ha sfornato una nuova camera digitale e per dimostrare quanto sia friendly l’ha battezzata con un nome di donna molto popolare in America, Alexa. Si tratta di una evoluzione del digitale prossimo alla perfezione che ha risolto molti dei problemi dei modelli precedenti. La partita è aperta. Germania vs. America. Alexa vs. Red.

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