Cinema&Musica | Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente

Cinema&Musica | Last Days/Control

La vita è sicuramente la più grande storia che si potrebbe raccontare e tanto più si è vissuto, tanto più il nostro racconto sarà denso di ricordi. Quelle che incroceremo sono le storie di due vite lontane nel tempo e nei luoghi ma nel loro percorso tristemente parallele; “Control” del 2007 sulla vita e la morte di Ian Curtis cantante dei Joy Division e “Last Days” film del 2005 che ripercorre i presunti ultimi giorni di vita di Kurt Cobain.
 
“Control”, prima opera cinematografica del fotografo, ed in questo caso regista, Anton Corbijn.
Il film racconta la breve vita di Ian Curtis, cantante, autore e leader dei Joy Divion, morto suicida nel 1980 all’età di 23 anni.
Per ripercorre la vita, la carriera e la morte del cantante, il regista Corbijn si è ispirato al romanzo autobiografico di Deborah Curtis, moglie di Ian, “Touching from a distance”.
Quasi prevedibilmente il film rispecchia una grande attenzione verso le immagini e la fotografia. L’opera infatti è interamente in bianco ero, anche se il film è stato precedentemente girato a colori. La ragione può essere nello scopo di mantenere il proprio marchio di fabbrica, Corbijn è infatti conosciuto per i suoi scatti in bianco ero, oppure dalla volontà di rispecchiare lo stile cupo e profondo della musica e dei testi dei Joy Division.
La musica invece non ha un ruolo prorompente nel film, ne scandisce però il tempo, diventando paroliere della vita di Ian Curtis, come un cantastorie che ci racconta le sensazioni e la sofferenza del cantante così come le immagini da sole non possono fare. Non è soltanto la musica dei Joy Division a fare da spalla al film, ma ampio spazio viene dato anche alla fervente scena musicale di quegli anni. Nella prima scena del film si vede Ian Curtis, egregiamente interpretato da Sam Riley, che torna a casa con l’album “Aladdin Sane” di David Bowie sotto braccio. In un’altra scena viene sintetizzata la presunta nascita del gruppo all’uscita di un concerto dei Sex Pistols per poi vederli ironizzare su come il nome Buzzcocks fosse più “virile” di Joy Division.
In questo film però la musica non è la fonte primaria da cui il regista attinge, ma è la vita del protagonista che riempie la storia, sapientemente accompagnata da grandi silenzi.
 
“Last Days”, film di Gus Van Sant uscito nel 2005 ci proietta negli ultimi giorni, veri o presunti, della vita di Kurt Cobain. Il film non è mai stato riconosciuto come biografico, infatti non vi è alcun riferimento diretto al cantante, che nella pellicola ha il nome di Blake. La forte somiglianza di Michael Pitt e lo “stile” del personaggio però non lasciano dubbi.
In un’intervista il regista dice che: “L’idea di Last Days scaturisce da alcune intime curiosità. Mi chiedo da anni come siano state le ultime ore di Cobain prima del suicidio”.
Questo film è la conclusione di una trilogia che Gus Van Sant ha dedicato all’incomprensione e all’irrequietudine giovanile. Il primo è stato “Gerry”, storia di due ragazzi ( Matt Damon e Casey Affleck) che si perdono nel deserto. Il secondo film è “Elephant” sulla strage del liceo Colombine ed infine “Last Days”.
In questa pellicola è il silenzio a farla da padrone, la musica non c’è, e se c’è non è dei Nirvana, ma canzoni scritte dall’attore Michael Pitt, che come uno pseudo Kurt Cobain cerca di raccontare il male di vivere tra parole e musica.
 
“Control” e “Last days” non hanno nulla in comune. Niente nelle immagini, nei suoni, nella narrazione li potrebbe associare, entrambi però raccontano due storie molto simili. Due vite, quella di Ian Curtis e Kurt Cobain, molto simili tra loro. Due personaggi dotati di una grande sensibilità che gli ha permesso di diventare grandi artisti ma fragili alla vita. Due film che lasciano indietro la musica preferendo raccontare i suoi protagonisti. Due artisti per cui è stato meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.
 
 
 

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