Anna dei miracoli: omaggio ad Arthur Penn

Linguaggio e comunicabilità | Anna dei miracoli

 

 

Tratto da una storia vera che lo stesso personaggio principale, Helen Keller, raccontò in “The Story of my life”, il film “Anna dei miracoli”, (la cui traduzione italiana non coglie il senso del titolo originale), è la trasposizione cinematografica del dramma di  William Gibson comparso per la prima volta negli Stati Uniti nel  1957.

E’ la storia appunto di Helen Keller che, nata nel 1880 in Alabama, figlia di Kate e del Capitano Keller, all’età di diciannove mesi si ammala, sopravvive, ma si porterà dietro per tutta la vita gli handicap della cecità e della sordità.

La bambina, nella vita reale e nel film, verrà così affidata alle cure e all’educazione dell’istitutrice Anne Sullivan, che, avendo a sua volta perso la vista all’età di cinque anni, la riacquista in parte in età adulta.

 

Il film, con la regia di Arthur Penn, uscito nel 1962, successivamente al precedente “Furia selvaggia”, conquistò nell’anno successivo alla sua uscita, due premi Oscar su cinque nomination, di cui uno come “migliore attrice” per Anne Bancroft nei panni dell’istitutrice Annie Sullivan e l’altro per la “migliore attrice non protagonista” per la giovane Patty Duke interprete della stessa Helen Keller.

 

Inoltre, sempre nel ’62, l’attrice Anne Bancroft, fu premiata per la sua magistrale interpretazione al National Board of Review Awards.

 

 

 

 

Il film, la cui pellicola è rigorosamente in bianco e nero, è un’opera studiata dettagliatamente, sia per quanto riguarda la scelta degli spazi e delle scene all’interno dei quali si muovono i suoi personaggi – e lo spazio qui assume entrambe le dimensioni,  quella di spazio teatrale e di spazio cinematografico -,  sia per ciò che concerne il carattere più interiore e intrinseco del racconto, e cioè quello della difficoltà della relazione educativa e della comunicazione – comprensione dell’espressione linguistica.

 

Perchè il fulcro della nostra storia, è si quello del dramma dell’handicap della piccola Helen, ma ancora più profondamente è quello “universale della presa di coscienza della propria esistenza, un’operazione che richiede il passaggio obbligatorio all’interno di un conflitto; e per fare ciò, perchè l’essere possa “ri-emergere” alla vita, è necessario attraversare dolore e sofferenza, toccando il fondo di queste esperienze e confrontandosi con l’altro.

 

Ma educare” nel nostro caso non è quello che fa la madre di Helen, non è l’accogliere ogni volta nelle proprie braccia un figlio che a causa di un handicap viene sempre perdonato e nemmeno l’essere sempre indulgente; “educare” è ciò che tenta e riesce a fare l’istitutrice Anne Sullivan, passando proprio attraverso il conflitto e lo scontro, anche quello corporeo.

Non a caso le due figure, quello della madre e quello dell’istitutrice, sono vestite rispettivamente l’una di bianco, l’altra di scuro.


 

 

 

 

 

 

  


L’apprendimento della parola e la comunicazione del linguaggio, sono al centro di tutto il film: ma la parola non è solo il suono di un insieme di lettere unite, la parola contiene anche i gesti, è il compitare che Anne Sullivan insegna ad Helen, è la corrispondenza tra il significante (il gesto) e il significato cui rimanda; è alla luce di ciò che spesso, nel film, il dialogo viene sostituito dalle azioni e dal linguaggio corporeo dei personaggi, come nella scena memorabile di nove minuti nella sala da pranzo dove il corpo a corpo tra l’istitutrice ed Helen, raggiunge l’apice della drammaticità in un’incalzante ed unica sequenza cinematografica  a telecamera fissa: Helen, alla fine, mangerà per la prima volta con il cucchiaio e non con le mani e piegherà il suo tovagliolo. 

… stavo infilando perle di differente grandezza … alla fine mi accorsi di un errore molto evidente nella righe e per un istante mi concentrai sul mio lavoro cercando di pensare come disporre le perle. La signorina Sullivan mi toccò la fronte e compitò con precisione: Pensa ! In un attimo capii che quella parola era il nome del processo che si stava svolgendo nella mia testa. Fu quella la prima percezione cosciente di un’idea astratta …

 

da: “La storia della mia vita

di H. Keller

 

 

 

 

Il film risulta ricco di riferimenti biblici: la lotta tra l’angelo e Giacobbe è richiamata nella sfida tra Helen e Anne, molteplici i rimandi al valore della ‘parola’: come nel testo genesiaco Dio crea per mezzo della parola e l’uomo è chiamato a dominare e soggiogare gli elementi della creazione, così, imponendo  il rapporto tra il segno e la parola, Anne insegna ed Helen impara a parlare con un nuovo linguaggio; è come se venisse ricreata l’intera loro realtà: Helen non è più dominata dal suo caos ma è fatta capace di gestire sé e ordinare il proprio universo.

 

 

 

E non mancano nemmeno i richiami simbolici: non è un caso se la prima parola che Helen pronuncia e della quale capisce il significato sia proprio “acqua”;  elemento che da sempre è compreso e aiuta a comprendere la vita e il suo miracolo generativo, nel segno dell’acqua Helen e tutta la sua famiglia rinascono a nuova vita.

Alla fine la lotta porta con sé la benedizione della nuova esistenza, proprio come Giacobbe con l’angelo di Dio (cfr. Gen 32,25-33).

 

Alla fine del film, Helen riconoscerà in Anne la sua educatrice compitandole la parola “maestra” e le restituirà, sempre simbolicamente, la chiave che le aveva sottratto agli inizi.

Nell’ultima inquadratura l’immagine delle due donne finalmente riunite all’interno della casa, riecheggia come un una lunga eco.


 

 

 

La filmografia inerente le problematiche della comunicabilità è molto vasta; ricordiamo qui Il ragazzo selvaggio del 1969 di F. Truffaut, che, oltre a indagare la dimensione del linguaggio, si muove attraverso il binomio natura/società.

Per una filmografia inerente gli argomenti trattati cfr.:

http://www.festivalcinemanuovo.eu/art_ita.html 

 

 

 

Onorina Collaceto

L`articolo è visibile su:
http://www.viaggiarte.eu/i_protagonisti/Voci/2010/10/1_Omaggio_ad_Arthur_Penn_-_linguaggio_e_comunicabilita_-The_miracle_worker.html


 

 

 

 

 

 

 

 

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