Diario americano #17 | Indiani d`America

Il diario americano di Roberto Faenza | Come fare un film a New York e sopravvivere

Johnny Depp è di origine Cherokee? Pare di sì. Un suo amico mi dice che Johnny Depp è persona di rara scaltrezza, tipica degli indios. La dimostra nella scelta dei personaggi, mai negativi, sempre ai margini, sempre amabili. Mi chiede: l’hai mai visto baciare una donna in un film? Non ricordo. L’amico è certo di no. E aggiunge: così tutte le donne si aspettano che un giorno, magari in sogno, sarà una di loro la fortunata a ricevere il fatidico bacio.
A proposito di indiani e di Avatar. Impropriamente chiamati indiani, anche per l’errore di Cristoforo Colombo, che credeva di essere sbarcato nelle Indie. Quanti fossero i nativi del luogo, con certezza nessuno lo sa. E’ certo però che il 90% di loro morì in seguito alle invasioni. Dunque un vero e proprio genocidio di cui ancora oggi si preferisce non parlare. Alcuni sostengono che nella parte del nord America, escludendo il Messico e la parte meridionale dell’America Latina, fossero in tutto poco più di una quindicina di milioni. Altri storici pensano che fossero molti di più, suddivisi in varie tribù, quasi per nulla comunicanti tra di loro e dotati di circa 200 linguaggi diversi, spesso incomprensibili. Hanno cominciato ad abitare le Americhe 20.000 anni fa giungendo dall’Asia attraverso lo stretto di Bering. Cacciavano e vivevano in caverne e quando qualche migliaia di anni dopo i ghiacci hanno iniziato a ritirarsi si sono convertiti all’agricoltura. Dopo i conquistatori sono arrivati i primi coloni. I nativi li accolsero pacificamente e reagirono soltanto quando i nuovi arrivati, ritenendoli come i neri una razza inferiore, si misero in testa di poter occupare le loro terre. Lo sterminio non avvenne solo in battaglia, ma in gran parte per le malattie importate dai colonizzatori o per la decimazione dei loro primari mezzi di sussistenza quali i bufali. Il cinema ha cercato di risarcire, tardivamente, il sangue indiano sparso nella loro terra, ma resta ben poca cosa rispetto alle centinaia di pellicole western dove i cowboys sono i buoni e gli indios selvaggi sanguinari. Di recente, lo stesso film di Cameron, Avatar, ha provato a restituire ai nativi onore e dignità, con un approccio edulcorato e idealista, dunque fuori dalla realtà. A proposito di Avatar, prima che uscisse nelle sale italiane ho scritto su La Repubblica un articolo piuttosto critico sul gigantismo e l’ipertecnologicismo hollywoodiano. Per quello scritto sono stato quasi lapidato e misinterpretato. Leggo con una certa soddisfazione di alcuni sondaggi sul web che quantificano una notevole consistenza di lettori d’accordo con me. Tempo pochi anni e ancora di più si renderanno conto di quanto gli spettatori di tutto il mondo siano stati manipolati da un’offensiva mediatica senza precedenti.
America. Spesso quando incontro un americano mi diverto a chiedergli se sa da dove derivi la parola America. Nove volte su dieci nessuno lo sa. Dico: da Amerigo Vespucci. Mi guardano senza capire. Mai sentito nominare. O forse una volta a scuola, ma non ricordano. In realtà sulla scoperta dell’America si raccontano versioni contradditorie. Intanto la prima vera scoperta è stata quella dei nativi del luogo, arrivati migliaia di anni fa dall’Asia. Gli storici negano che il primo esploratore sia Colombo. Prima di lui sarebbero passati di qui i cinesi, che avrebbero cercato metalli pregiati nelle miniere e non avendoli trovati se ne sarebbero andati. Sempre cinese sarebbe stato un ammiraglio musulmano al comando di una nave transitata nel mare del nord America, ma su questo particolare non sussiste memoria. Gli storici concordano invece sulla presenza di un villaggio vichingo nel Nordamerica al di fuori della Groenlandia. Qui  sono stati trovati utensili compatibili con la civiltà che li avrebbe creati. L`insediamento, a Vinland, risalirebbe a circa 5 secoli prima dei viaggi di Colombo, che dunque sarebbe stato preceduto dell`esploratore nordico Leif Erikson, intorno all`anno 1000. Nel 1964 il Presidente Lyndon Johnson ha dichiarato il 9 ottobre il “Leif Erikson Day” per commemorare il primo uomo europeo che ha messo piede in America. L’avesse saputo Cristoforo Colombo…

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