The Town | Una vita da rapinatore

The Town | Ben Affleck attore e regista

Charlestown è un quartiere di Boston tra i più malavitosi, dove ogni anno vengono compiute una media di 300 rapine, quasi una al giorno. Doug McRay (Ben Affleck) è uno di questi rapinatori, un “ ladro gentiluomo”, cresciuto da un famiglia e in un ambiente per cui la malavita era lavoro quotidiano. Sarà l’incontro con Claire (Rebecca Hall), direttrice di una banca da lui rapinata e presa brevemente in ostaggio da Jem (Jeremy Renner), sua spalla e amico fraterno, che la vita di Doug cambierà. Con lo scopo di proteggerla da possibili intimidazioni da parte di Jem, Doug si avvicinerà a Claire con cui nascerà un`imprevedibile storia d`amore. Saranno i sentimenti per Claire a spingere Doug verso la redenzione, spingendolo a cercare una nuova vita lontano da Charlestown. 

The Town, tratto dal romanzo di Chuck Hogan Il principe dei ladri, è un film carino, ma senza slanci. Un film che rispetta tempi e pause, creando però una suspense prevedibile. Un film ben fatto che conferma le doti del Ben Affleck regista ed anche sceneggiatore (ricordiamo il suo Oscar insieme a Matt Damon per il film Will Hunting ). Sicuramente una buona prova per chi, come regista, ha ancora pochi film all’attivo. The Town è infatti il secondo film dopo Gone baby gone che vede l’attore dietro la cinepresa. Un attore, che dopo un periodo di confusione in cui era rimasto intrappolato in banali commedie sentimentali, ha finalmente trovato il suo spazio, senza più delegare ad altri ciò che sa fare benissimo anche da solo. Ottimi i testi, ironici,sarcastici e mai banalmente retorici. Ottimo il cast, da Rebecca Hall, conosciuta già in The Prestige e Vicky e Cristina a Barcellona, a Jeremy Renner, volto meno noto al grande pubblico ma con all’attivo una nomination agli Oscar come attore protagonista per The Heart Locker.
Un film dinamico, rimasto in parte rinchiuso nei tipici schemi da heist movie (cinema di rapina) risultando a volte privo di innovazione e cadendo facilmente in sentimentalismi.

 

Lascia un commento