Diario americano #19 | Afroamericani

Il diario americano di Roberto Faenza | Come fare un film a New York e sopravvivere

Afroamericani. Nel museo dove giriamo una scena nel Bronx c’è una mostra dedicata agli anni Cinquanta e Sessanta e alla lotta degli afroamericani per la conquista dei diritti civili. E’ incredibile vedere le foto dei neri cacciati dagli autobus dei bianchi, oppure le immagini di tre ragazzini neri impiccati dai criminali del Ku Klux Klan, oppure vedere la foto di Rosa Parks, la prima donna nera che ha osato opporsi a dover lasciare il posto a un bianco sul bus e per questo arrestata. L’anno dopo l’arresto il caso Parks arriva alla Corte Suprema, la quale all’unanimità decreta incostituzionale la segregazione sugli autobus pubblici dell’Alabama. Da quel momento, Rosa diventa il simbolo della riscossa dei neri afroamericani. Ancora più impressionanti le foto dell’assassinio di  Marter Luther King. Il fatto che oggi alla Casa Bianca sieda un presidente di colore forse è il risarcimento, anche se ancora troppo poco, a tanta selvaggia brutalità e stupidità umana. In Texas solo pochi anni fa un ragazzino nero è stato ucciso da un branco di razzisti. Parliamo di uno stato, e non è l’unico, dove alcuni cittadini, solo perché il sindaco di New York Michael Bloomberg si è dichiarato contrario alla vendita delle armi, hanno dichiarato che se passa da quelle parti gli sparano.
Apple stores. Il simbolo dell’America di oggi non è più la Statua della libertà, ma gli Apple stores, come quello di fronte a Central Park sotto un cubo di cristallo alto dieci metri, che richiama la piramide del Louvre progettata dall’architetto cinese naturalizzato americano Ming Pei. Qui accorrono festose ogni giorno migliaia di intere famiglie che corrono per scoprire le nuove invenzioni dei genietti di Steve Jobs o per giocare sui nuovi Iphone, gli Ipad, gli ultimi Ipod, assistiti da giovani ragazzi e ragazze in grado di spiegare gli arcani dell’era digitale e divertire i clienti che si ammassano vocianti nei nuovi templi della comunicazione. L’Ipad è al momento lo strumento più seguito. Per ora ha un limite non da poco nonostante sia già stato venduto a pacchi in pochi mesi: non consente di gestire più programmi contemporaneamente. Il prossimo Ipad già si sa che lo consentirà. Permetterà per esempio di gestire uno o più programmi e insieme telefonare su skype. Inoltre sarà sempre in rete in qualsiasi posto ci si trovi. Sarà la sua incoronazione a monarca assoluto. Osservo i ragazzini che invadono il cubo di cristallo: scelgono i videogame, oppure l’hockey, un adulto scruta la mappa della città, un altro cerca belle modelle di colore, una ragazza studia un sito di cucina per fare un dolce al cioccolato, il più gettonato nell’ora che passo lì è UNO della Gamelot, il sito per chi ama giocare a carte
Preoccupata per il successo della Apple, Microsoft spera di sfondare con una  nuova creatura, Kinect (sintesi tra kinetic art e kinetic connect), una specie di gioco elettronico motion sensor, progettato dal direttore creativo Kudo Tsunoda. Comandato tramite il movimento del nostro corpo, evita di ricorrere come gli altri giochi a ogni tipo di  controller o gamepad. Riconosce i tuoi tratti del volto e la tua voce. Li registra e li riproduce ogni volta che entri a casa. I ladri sono avvisati. Si presenta come un gioco interattivo tipo le Wii station della Nintendo. E’ capace di riprodurre competizioni sportive (Kinect Sports), gare di beachvolley, avventure di ogni genere (Kinect Adventures), corse temerarie  in auto  (Joyride), pratiche di yoga, duelli mortali. Il passo successivo di Kinect sarà di spaziare dal leisure al settore home e business. E’ uno step verso l’attuazione dell’intelligenza artificiale, un po’ come accadeva nel film di Steven Spielberg A.I. Artificial Intelligence (che sarebbe stato firmato da Stanley Kubrik se non fosse  morto prima). L’Apple è avvisata.
Ricordate il colosso IBM? Che fine hanno fatto i computer dell’IBM? La mitica azienda madre dell’informatica non ha saputo stare al passo ed è praticamente uscita dal mercato dei pc, dedicandosi a una clientela di alto profilo, ma non di massa. L’IBM ha sofferto il male di cui soffrono tutti i giganti: non accorgersi dei piccoli che stanno attorno, portatori di innovazione e nuove idee.

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