Wall Street. Il denaro non dorme mai | Il ritorno dello “squalo”

Wall Street | “Il denaro è una puttana che non dorme mai"
 
Ogni regista sa bene quanto sia rischioso avventurarsi in un sequel. Più che mai se di un film di successo. È importante quindi saper scegliere tempi e modi per non rischiare di cadere in facili cliché o banalità. La difficoltà è quasi sempre quella di dover fare un film che conquisti tanto quanto, o persino di più, del precedente. Un’ansia da prestazione che spesso spinge a fare film ovvi e convenzionali. La domanda è perché Oliver Stone ha deciso di fare un sequel di Wall Street?
Una delle ragioni che in passato hanno portato il regista a rinunciare ad un possibile seguito, nonostante le richieste, era quella di non raccontare una storia già vista. Ma tutto cambia e quale miglior soggetto che lo scoppio della crisi dei mutui del 2008. Un cerchio che si chiude, un perfetta equazione tra causa ed effetto.
 
Wall Street – Il Denaro non dorme mai altro non è che il ritorno, dopo 8 anni di prigione, dello “squalo” Gordon Gekko, un insostituibile Michael Douglas. Dopo esser tornato in libertà Gekko sembra voler redimersi dal suo passato cercando di riallacciare il rapporto con sua figlia e rinnegando la sua precedente vita fatta di soldi e avidità. Ma prevedibilmente al personaggio sotto tanta bontà non si cela altro che la voglia di riscatto e vendetta. Questa volta però saranno i sentimenti a vincere. Con la vecchiaia si diventa più buoni?
 
Il film sulla carta aveva delle ottime premesse. Il racconto di un periodo storico per l’America e per il mondo non ancora concluso. Il risorgere di un personaggio che, parola di Oliver Stone, ha reso “il denaro e l`avidità sexy. Non una cosa di cui vergognarsi ma un valore da esprimere”. Tutto questo però non è bastato. La pellicola si articola bene rendendo la storia avvincente, lasciandosi andare tuttavia ad un finale moralista e scontato. Se Gekko aveva acquisito il suo fascino grazie anche alla sua immoralità, in questo film Stone sembra sfruttarlo per tenere in piedi gran parte della storia per poi abbandonarlo e cedere ad un finale buonista e privo di originalità. Poco incisivo è il personaggio di Jake Moore, interpretato da Shia LaBoeuf, alterego di Gekko. Un ruolo privo di carisma, incapace di vera ed opportunistica cattiveria e troppo sentimentale nella sua ricerca della vendetta contro chi aveva indotto il suo mentore Louis Zabel (Frank Langella) al suicidio. Altrettanto privo d’invettiva è il personaggio della figlia di Gekko, Winnie (Carey Mulligan), giovane donna eticamente corretta che ha rinnegato il proprio passato dedicandosi a ben altri ideali.
Nell’insieme un buon film, anche se prevedibile, a cui manca la tensione, il fascino e la sagacia dell’originale.

 

 
 

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