Vedi Napoli e poi…Canta

La Passione di John Turturro | Un musical sulla canzone napoletana

Da un regista italo-americano, quale John Turturro, figlio di una cantante jazz siciliana, cresciuto nei quartieri newyorkesi di Broadway, non poteva non essere realizzato un film musicale, come Passione, che esalta e valorizza la vitalità popolare di Napoli attraverso il linguaggio alla città partenopea più naturale, e forse più congeniale: la musica.
 
Passione, infatti, come lo definisce lo stesso regista, è un’avventura musicale sulla storia della  canzone partenopea con omaggi agli autori più rappresentativi, quali Renato Carosone, autore di Caravan Petrol, e Roberto Murolo, autore di Munastero ‘e Santa Chiara e Tammurriata Nera. Questo affresco musicale su Napoli, che si sviluppa seguendo un ritmo  simile ad un samba brasiliano, è affidato alla voce di affermati e brillanti autori: il blues-man Pino Daniele, il lirico Peppe Servillo degli Avion Travel e il rapper Raiz degli Almamegretta. 

Presentato fuori concorso all’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Passione appartiene al genere documentaristico, ma è prevalentemente un musical girato ( ma anche ballato e cantato ) nei vicoli popolari di Napoli, che, in questo film, emerge nella sua più viscerale vitalità attraverso il talento attoriale e canoro, come quello di Lina Sastri. E’ una forma di vitalità rintracciabile nella filmografia recente di Papi Corsicato e chiaramente in molti lungometraggi, sempre poco valorizzati, con attori partenopei, come Totò in Totò, Peppino e… la Malafemmina, dove Teddy Reno canta la famosa canzone composta dallo stesso attore per l’attrice romana Silvana Pampanini, e in molti film della Commedia all’Italiana (su tutti le prove di canto di Munastero ‘e Santa Chiara, che Domenico, protagonista del film Matrimonio all’Italiana, fa ai tre figli della prostituta Filumena per accertarne la paternità). 

Paradossalmente, invece, come genere nato dall’operetta viennese, quello del musical nell’industria italiana è stato poco visitato ( Aprile di Nanni Morettiè forse l’unico esempio e quello più lampante ), mentre in quella hollywoodiana ha conosciuto il suo massimo sviluppo e la sua evoluzione passando dalla messa in scena vitale, corroborata dalla presenza del ballerino cinematografico (Singin’ in the Rain) della vita di Broadway degli anni Cinquanta, alla rappresentazione musicale delle tematiche sociali (ribellione e proteste giovanili) degli anni Sessanta attingendo ai nuovi generi musicali, come il rock (basti ricordare Jesus Christ Superstar e Hair).
 
Alessandra Alfonsi
 
 

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