In a Better World e l`equivoco della stampa…

In un mondo migliore | Bier fa chiarezza sul fraintendimento dei giornalisti

Sarà anche la frenesia che accompagna ogni festival cinematografico degno di questo nome, ma gran parte della stampa italiana, presente alla quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, ha preso un bel granchio. Il film interessato è l`applauditissimo In a Better World – presentato in concorso –, ultima fatica della cineasta danese Susanne Bier, già acclamata regista di pellicole come Dopo il matrimonio e Non desiderare la donna d`altri. Differentemente da quanto riportato sulle varie testate, cartacee e online, le parti della pellicola ambientate in un campo africano di rifugiati non si svolgono in Sudan, né fanno riferimento alla situazione al Darfur. Nonostante, la Bier avesse già sottolineato la voluta indefinitezza di questo luogo africano durante la conferenza stampa di presentazione del film, i vari fraintendimenti ravvisati sui pezzi giornalistici dedicati alla pellicola hanno reso necessaria la diffusione di un comunicato che facesse meglio chiarezza. Ecco le inequivocabili parole della regista: «La questione, priva di fondamento è saltata fuori durante il montaggio del film. Il Governo sudanese ha accusato il film, senza averlo visto, di essere anti-islamico e di dipingere una situazione inesistente in Darfur, mentre il film è stato girato in Kenya e l’azione si svolge volutamente in un luogo non specificato dell’Africa. La storia poi non ha nulla a che vedere con la religione: l’accusa era del tutto fuori luogo e, quando il film infine è stato visto, erano tutti d`accordo che si trattasse di un equivoco». Confusioni a parte, In a Better World – che sarà distribuito in Italia da Teodora Film con il titolo In un mondo migliore – è da segnalare come una delle migliori opere presentate alla kermesse capitolina.

Il trailer originale della pellicola
 

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