Come una crisalide, l`horror fatto in casa

Come una crisalide | L`horror fatto in casa

Come una crisalide è un horror che presenta stilemi già noti al grande pubblico. Gli appassionati del “genere d’autore horror” scoveranno subito tutti gli elementi potenziali del film che non sono portati, mai fino in fondo, alle estreme conseguenze.

Nel film non si riesce ad estrapolare un filo narrativo. Il protagonista rimane sempre nell’ombra e non si espone; né ad un livello formale del racconto, né ad un livello psicologico. Non si capiscono le sue intenzioni, e alla fine sorge quasi naturale una domanda: in questo film perché si uccide? Nella storia non c’è nessuna evoluzione di fatto che dovrebbe far presupporre un legame tra il titolo del film e l’omicida. Ma quello che provoca un effetto disorientante è l’assenza di momenti di introspezione: lo spettatore non saprà mai quali sono le ragioni della furia, omicida e sanguinaria, che anima la mano di questo assassino. Lo stesso protagonista, dopo aver compiuto numerosi delitti, molti inutili per la piccola economia narrativa del plot, ammetterà di non sapere perché uccide. Ecco l’impasse: perché se il nostro protagonista ignora le ragioni delle sue azioni – e ci può stare, anzi si poteva costruire ad arte proprio su questo – lo spettatore deve conoscerle. Altrimenti s’infrange uno dei must della suspense, sapere perché una determinata presenza è intenzionata a compiere qualcosa. Ovvero costruire ipotesi sulle azioni del protagonista; innescate da un profilo psicologico che deve emergere dalla costruzione del personaggio. Che poi queste ipotesi vengano disattese è solo un dettaglio, l’importante è che il tutto sia favorevole ai fini della finzione scenica. Anzi è proprio nelle ipotesi fatte dallo spettatore, sollecitate ad arte dalla trama, che si manifesta la maggiore dose di adrenalina, guidata da un climax crescente dettato dal fattore suspense.

Abbiamo tanti elementi che potrebbero far pensare che un budget maggiore potesse sollecitare un risultato superiore. Il trauma nell’infanzia del protagonista (alla Dario Argento); il piacere nell’atto di compiere uccisioni brutali; il gusto per la morte, che non riesce a risolversi in niente di più che di un piacere estetico per la forma (il rito dell’horror: sangue, efferatezza, gusto della vendetta) – non sono abbastanza, purtroppo, per generare, un collante per l’intera narrazione.

 

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