Diario americano #22 | Milena Canonero: una donna e 3 Oscar

Il diario americano di Roberto Faenza | Come fare un film a New York e sopravvivere

Milena Canonero: una donna e 3 Oscar, da Il fatto Quotidiano del 14 novembre 2010

E’ forse la costumista più famosa del mondo, con tre Oscar e una ventina di  nomination. Gli Oscar ricevuti sinora sono per Barry Lyndon, Momenti di gloria, Marie Antoinette. Ha lavorato anche come scenografa (gli americani dicono production designer) e come produttrice esecutiva per alcune pellicole. Nel film americano al quale sto lavorando è impegnata nella supervisione dei vari reparti e nell’affiancare la produttrice Elda Ferri. Sono due donne straordinarie. Non sarà un caso se il mestiere di produttore è sempre più in mano alle donne, visto che richiede pervicacia ed estrema pazienza nel tessere le tele. Milena ha avuto la fortuna di essere presentata a Stanley Kubrik ancora studentessa a Londra, dal giornalista Riccardo Aragno. Aveva appena lavorato come “tuttofare” in uno short di Hugh Hudson, con cui vincerà poi un Oscar per Momenti di gloria.  Kubrik e sua moglie Cristiana intuiscono che Milena è un talento. Ha una gran voglia di lavorare, al punto da definirsi lei stessa workaholic. Le vengono affidati i costumi di A Clockwork Orange e tutti ricordiamo l’invenzione del look di Malcom McDowell, bombetta, bastone e grandi pantaloni  bianchi. Al secondo film con Kubrik, l’indimenticabile Barry Lyndon, Milena viene premiata con il suo primo Oscar. Lo condivide con la sua partner Ulla Britt-Soderlund. Continua con Kubrick e firma i costumi di Shining. Quando si trasferisce a lavorare in USA rimane in contatto con  lui, sino al suo ultimo capodanno, prima di morire. Ricorda che Kubrik ama lanciare giovani di talento. Lo ha fatto con lei e anche con un assistente operatore, promuovendolo direttore della fotografia. È il caso di John Alcott, che in Barry Lyndon girerà quasi interamente con luce naturale (celebre le scene a luce di candela), sperimentando una nuova serie di obiettivi prodotti dalla Zeiss per la NASA. Per questa pellicola, nel 1976 Alcott vince l’Oscar per la migliore fotografia. Detto per inciso, è semplicemente vergognoso che l’Academy non abbia mai premiato lo stesso Kubrik, se non con un risibile riconoscimento alla carriera, una volta morto. Milena racconta come Kubrik amasse stare in macchina durante le riprese e fare lui stesso l’operatore. Anche Pasolini, che di fotografia sapeva poco o nulla, si abituerà dopo il primo film a stare in macchina, mentre l’estroso Tonino Delli Colli provvedeva alle luci. Quando negli anni Settanta un giovane operatore, Garrett Brown, inventa lo steadycam, una specie di corpetto che consente di manovrare la macchina da presa come né i crane né i dolly potrebbero fare, Kubrik è tra i primi ad adottarlo. Shining, con Jack Nicholson, è quasi interamente girato con lo steadycam e Milena ricorda quanto Stanley si divertisse a inventare inquadrature temerarie. La Canonero ha lavorato con Coppola, padre e figlia, quindi con i più grandi registi americani da Wes Anderson a Sydney Pollack a Steven Soderberg. Nessun regista italiano l’ha mai chiamata a lavorare eccetto il sottoscritto, con cui Milena ha firmato i costumi di Mio caro Dr.Grasler e I Vicerè. Il che è incomprensibile. Mi sono sempre chiesto il motivo. Forse perché essendo così famosa si teme che possa essere troppo esigente? Errore: è raro incontrare una persona più generosa e disponibile. E’ sempre pronta a seguirti nelle idee  più spericolate. E’ assetata di novità. Si documenta senza tregua, capace di farsi meravigliare con quei suoi occhi spalancati come i bambini quando ascoltano le favole. Feuerbach insegnava che siamo ciò che mangiamo. Nel suo caso potremmo dire: siamo come ci vestiamo. Il carattere di Milena è decisamente friendly, sempre disponibile ad aiutare i più giovani. Li prende da assistenti e più di una volta li guida sino al debutto come primi costumisti. Lavora al fianco di Sidney Pollack in Kenya a La mia Africa. Coppola intanto la chiama a firmare i costumi di Dracula, offrendole un nuovo credit: visual consultant, per evidenziare che il suo ruolo è qualcosa di più della costumista. Viene chiamata a coordinare l’intero look , come sta facendo in questo nostro film. Ai tempi di Dracula, è impegnata come scenografa e costumista in un altro lavoro, Single White Female. Non può accettare la proposta di Francis e le dispiace tantissimo, perché da sempre affascinata dalle leggende sui vampiri. Vedi il suo lavoro su The Hunger di Tony Scott. Sono quasi dei vampiri Catherine Deneuve e David Bowie. Dice che le hanno lasciato un certo “appetito”. Purchè non seguano la moda degli odierni “bloody teenagers action movies”. Con Alan Parker firma i costumi di Midnight Express. Parker è suo amico. Di lui ricorda il carattere poco disponibile ai compromessi. Al punto che quando lo chiamano a dirigere il primo Harry Potter, dopo poche settimane rompe con i produttori e viene licenziato. Le dispiace che a registi di talento come tanti maestri del cinema, esempio Sidney Lumet, l’Hollywood di oggi, tutta effetti speciali e poco contenuto, lesini i finanziamenti. Quasi che essere anziani sia una colpa. D’altra parte, sottolinea, è avvenuto anche in Italia con Monicelli, Dino Risi e lo stesso Antonioni. Perchè non dare loro la possibilità di continuare a dirigere, così come è successo con Kurosawa?  Se un film non la convince lo rifiuta anche se è un blockbuster annunciato. Le è accaduto di recente con Inglorious bastards di Quentin Tarantino. Lo aveva conosciuto anni fa per un progetto non andato in porto. Ma non le piacciono i film violenti, specie se la violenza è gratuita o serve a “gratificare giovani spettatori in cerca di emozioni da sballo”. Ricorda la violenza di A Clockwork Orange, che aveva una matrice generazionale. L’ultimo giorno trascorso accanto a Kubrik è stato poche settimane prima che fosse colpito da infarto, mentre era al lavoro al montaggio di Eyes Wide Shut. Il film, non il suo migliore, uscirà postumo. Resta il dubbio se l’edizione finale sia veramente quella voluta dal regista. Di Kubrik, al quale Milena è rimasta legata più di ogni altro, ammira oltre la genialità l’humour. Come quando suggeriva che Julie Andrews, la simpatica e candida protagonista di Mary Poppins sarebbe stata l’interprete ideale per un ruolo erotico. Di recente ha lavorato con Manuel De Oliveira, il regista più anziano del mondo: 102 anni! Emarginato sotto la dittatura di Salazar, si era dato alla viticultura per tornare alla regia dopo la caduta del tiranno. Con De Oliveira fa una esperienza nuova: copione di poche pagine, macchina da presa quasi sempre fissa, zero azione, molti dialoghi, pochissimi ciak. Il film è Belle toujours (omaggio a Belle de jour di Luis Bunuel). Girato con un piccolo budget, solo un milione di dollari, a riprova che più del denaro la stimola la sperimentazione e l’avventura. Né, ripete spesso, le interessa il successo, che non è affatto sinonimo di qualità. Se potesse scegliere, in Italia le piacerebbe lavorare con Ermanno Olmi o Mario Monicelli, di cui apprezza l’indipendenza e l’ironia. Il suo prossimo lavoro dopo questo che stiamo finendo a New York?  Me lo dice, ma poi ci ripensa. Non le va di annunciarlo, finché non sarà ufficiale. Sarà a Parigi, con un regista, di recente stato in carcere. Provate a indovinare.

 

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