In carne e ossa | La Rohrwacher e l’anoressia

In carne e ossa | di Christian Angeli

Viola (Alba Rohrwacher) ha 25 anni, è anoressica, depressa e odia i suoi genitori. Quest’ultimi sono sposati da una vita, carica però di insoddisfazione e astio cocente. Un giorno, con lo scopo di curare la giovane, arriva nella loro villa un noto psichiatra francese, Francois (Ivan Franeck). E gli equilibri, già precari, saltano definitivamente.
 
L’opera prima di Christian Angeli ha il pregio di portare sul grande schermo un tema non abusato dal cinema italiano: l’anoressia. L’ultimo tentativo risale all’intenso, morboso e angosciante Primo amore di Matteo Garrone del 2004. Ma un pregio, se non saputo trattare a dovere, rischia di diventare un mezzo difetto. In carne e ossa è affetto da questa patologia. L’idea di fondo del soggetto, troppo ardita, sfugge di mano all’esordiente regista, il quale anzi finisce fuori tema gettando nel calderone altri spunti (non ben sviluppati) connessi agli impicci della sanità e al rapporto medico-paziente.
La regia manca di stile omogeneo alternando momenti di estrema stasi ad eccessi improvvisi (è sufficiente citare quando Viola s’ingozza di cibo fino a gettarsi col coltello sulla mano di Francois, ferendolo, o quando quest’ultimo scaglia manciate di sassolini contro la giovane che subisce passiva). E inoltre oscilla senza vie di mezzo da inquadrature troppo televisive (territorio dal quale Angeli proviene) ad altre con angolazioni ingiustificate (e poco funzionali ai fini delle sequenze) che spiazzano lo spettatore. Rimane abbozzata anche la buona idea di quell’ “occhio esterno” che, strusciando su rami e pareti, scruta ambiguo e silenzioso l’evolversi della crisi familiare.  
 
Nell’impianto teatrale di questa villa isolata dal mondo, spicca però la performance attoriale di Alba Rohrwacher, che si dimostra vera punta di diamante del cinema italiano del 2000. Profonda e calata nella parte con un’intensità che riecheggia la strepitosa prova alla corte di Pupi Avati ne Il papà di Giovanna. Al suo fianco stona però un Ivan Franek che veste in modo impacciato e poco credibile i panni di uno psichiatra privo del carisma e del self-control che si addice a questa professione.      
 
Tommaso Tronconi

 

 

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