In the market | Lost in a Supermarket?

L’horror in stile romero di Lombardi | Lost in a Supermarket?

In the market è il secondo lungometraggio di Lorenzo Lombardi, giovanissimo regista, sceneggiatore e produttore indipendente italiano, nato ad Arezzo nel 1986, che ha già realizzato il lungometraggio Life’s but – La vita non è altro che…nel 2006, partecipato con Nome 7397 alla 62ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e ad altri importanti festival, e fondato una casa di produzione cinematografica, la Whiterose.

Questa sua seconda opera, programmata a fine ottobre al Nuovo Cinema Aquila di Roma e presentata in Festival Internazionali, appartiene a due generi cinematografici: il road movie e l’horror. Nella prima parte del racconto filmico è un road-movie che ha protagonisti tre ragazzi, David, Sarah e Nicol, che viaggiano a bordo di una jeep di piccola cilindrata apparentemente senza una meta precisa, ma in realtà diretti al concerto degli GTO. Nella seconda parte, invece, con l’arrivo al supermarket, dove i ragazzi decidono di dormire, si trasforma in un film horror con protagonista il macellaio cannibale – interpretato da Ottaviano Blitch -, apparso nei primi fotogrammi iniziali, che palesano solo i piedi – come la tarantina Mia di Pulp Fiction – la bocca, che ironicamente e saggiamente mangia frutta, e le mani, già sporche di sangue.
 
Tra le due però quella horror è decisamente meglio costruita e rappresentata: l’interpretazione degli attori è più convincente e la storia più originale e più empatica (pulsioni che sicuramente suscitano la mano di David nella macchina del tritacarne oppure la forchetta e il coltello sulla gamba di Nicole). Si arriva comunque alla costruzione del genere horror attraverso il climax emotivo dei tre ragazzi, dapprima allegri poi isolati e terrorizzati, e attraverso la presenza di segni premonitori (la lettura delle carte da parte della veggente, le linee telefoniche stranamente isolate, la seduta spiritica con il lumicino funereo), ma già dai primi fotogrammi, quando appare solo bocca del macellaio, ironicamente al bancone della frutta con le mani sporche di sangue, lo spettatore percepisce che la storia filmata avrà un finale horror.
 
In the market ha un’eccellente fotografia, che rimanda a molti videoclip musicali, in particolare a quelli proprio ambientati e girati nei supermarket, come Fake Plastic Trees dei Radiohead. Molte però sono anche le citazioni cinematografiche presenti: da Tarantino (primi piani di piedi, letture di versi biblici, scene pulp), ai Coen (l’horror della provincia americana presente nel film Fargo con l’emblematica scena del piede nel tritacarne), a Dario Argento (soprattutto a Zombi – Dawn of the dead di Romero, ambientato proprio in un supermarket e di cui lo stesso Argento curò la sceneggiatura) e all’ultimo Pasolini di Salò o le 120 giornate di Sodoma.
 
 

E’ un horror più filosofico che splatter in stile Romero: una denuncia – purtroppo mai datata – ironica e graffiante sulla società omologata (per questo la scelta dell supermercato proprio come in Zombi di Romero che attaccava la società dei consumi) che fagocita, come recita anche lo stesso sottotitolo del film Mangia o sarai mangiato, il corpo umano ricorrendo quindi proprio all’ultima frontiera dell’horror: il disfacimento del corpo.

 
Alessandra Alfonsi 

 

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