Switch off Black on – Un anno senza TV

Switch off Black on | Un anno senza TV

Nell`estate del 2009 iniziò il passaggio al digitale terrestre delle tv nazionali. A Rai2 e Rete4 Mediaset toccò l`onore del primo trasloco. Già avevo deciso di non dotarmi di alcun decoder e così fu. Giunse poi il fatidico 17 novembre 2009, quando le restanti reti e un cospicuo numero di regioni italiane abbandonò l`analogico per il digitale.
Il mio schermo da quell`estate è rimasto nero, una notevole patina di polvere si è depositata attratta dalla corrente elettrostatica.
Nulla è stato più lontano, in questa mia scelta, dalla snobberia o dal “famolo strano”, c`è stato in realtà un desiderio di sperimentazione – assolutamente empirica – sulla mia persona, investendomi del ruolo di cavia a cui pensavo da tempo.
Lo dico subito senza tirarla per le lunghe: il pusher televisivo non ha avuto alcun potere su di me. Non c`è stata crisi d`astinenza. Anzi col passare dei giorni, delle settimane e poi dei mesi, l`oggetto tv ha perso ogni residuo interesse.
I palinsesti, in un crescendo esponenziale, nel corso degli anni hanno mostrato una tale scarsezza informativa e culturale da allontanarmi naturalmente dalla scatola magica.
Il “cosa c`è stasera in tv” si è manifestato sempre più come un esercizio arduo e deludente.
Se prendiamo una qualsiasi programmazione settimanale di questi anni recenti – ma potrei partire da trentanni fa – quel che mi attrae è davvero risibile. Informazione, attualità, film e musica, teatro, arte posso considerarli come interessi prevalenti, ma cosa di tutto questo viene offerto in forme e qualità minimamente accettabili?

La tv, nata come generalista, si è proposta di soddisfare le più vaste aree di pubblico non tralasciando mai di esercitare il suo potere elettronico plasmatore di menti. Tralascio evidentemente ogni considerazione scientifica a proposito trovandola del tutto superflua.
La tv pioniera degli anni `50/`60, e la ricordo bene per essere cresciuti insieme, portò nelle case – a volta ancora più casupole e baracche – degli italiani del dopoguerra prima e del boom poi, racconti di vita reale. Tutto era più ingenuo e “pulito”, ed anche “l`hardware” dell`informazione democristiana, tra censure vittoriane e intrighi miserevoli anche allora, se la cavava forse meglio.
Intanto però, fra la messa della domenica, la tv degli agricoltori, il musichiere, Padre Mariano, Alberto Manzi, i bei film che hanno fatto la storia del nostro cinema, un po` di teatro, i primi sceneggiati poveri ma belli verrebbe da dire…e qualche successo di Sanremo che ancora gira per l`aria, un po` il Paese si era ritirato su…
Poi gli anni `70, quando tutto sembrava potesse cambiare e invece già da tempo alcuni “lavoravano” ad altri progetti sporchi affinché tutto annegasse ancora una volta nell`ignoranza e quindi nella violenza. L`affilata e dolorosa arma che automaticamente attiva quella del controllo e della repressione.
Le reti triplicate però offrivano “vangeli” diversi e, a patto di conoscerne il soffio divino, si poteva ancora vedere e conoscere qualcosa.
Già l`interesse però, si era drasticamente ridotto: si iniziava ad aprire la forbice fra la “mission” televisiva e la realtà di chi non desiderava essere modellato sulla politica, sui consumi, sui pensieri.
Il tracollo dagli anni `80 in poi. Il debutto della tv commerciale, che concettualmente non è certo un male, ha finito per ingolfare i nostri schermi di spazzatura d`ogni natura e non certo quella napoletana, che compare e scompare a piacere quando serve.
Si è manifestata soprattutto nella sua potenza più negativa, quando, asservita ad un progetto ben preciso, ha sfornato un coordinato di programmazioni ben concatenate una al servizio dell`altra. Dove ogni cosa trova la sua risposta e infine si manifesta nella proiezione nella vita reale dove l`illusorio si pretende vero e si concretizza nella fiducia in proposte e promesse elaborate nell`ormai introiettata forma di slogan degli spot.
L`afasia mentale, l`acclamazione populista per l`ovvio irrealizzabile.
Cosa mi poteva ancora capitare di vedere in questa tv che perduta ogni remora è divenuta
dispensatrice di lacrime pilotate, orrori che stimolino i bassi fondi delle coscienze, commercio del vacuo e dell`insulso?
Intanto, mentre scrivo, ascolto Vieni via con me, in replay… Basta volerci provare, no?
Del resto, nei fatti, la televisione è rimasta presente: ogni giornale, ogni radio, il web, i libri, il cinema, ma anche teatro, musica, arte, danza sono tutti comunque possibili ripetitori di quel che avviene sullo schermo. Ma ci sono le libere interpretazioni, la critica, il pensiero, le valutazioni, la distanza…si interrompono e si riprendono quando voglio. Penso che il flusso continuo non faccia bene affatto, siamo tutti intossicati da milioni di messaggi non richiesti.
Per quanto mi riguarda ho scelto di esercitare un piccolissimo diritto, quello di scegliere per quanto è dato.

Claudio Cortellessa
 

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