Noi credevamo | Il Risorgimento visto con altri occhi

Noi credevamo | Il Risorgimento visto con altri occhi

Noi credevamo, l’ultimo film di Mario Martone, narra la vicenda  di Domenico, Salvatore e Angelo, tre ragazzi del cilento che, davanti agli orrori dell’esercito borbonico, giurano di opporre resistenza allo status quo e decidono di inseguire il sogno di una Italia libera da qualsiasi dominio monarchico.
Il loro fermento rivoluzionario è tanto più forte quanto giovane è l’istinto che li spinge a unirsi, poco più che adolescenti, alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.
Animati dai loro ideali, raggiungono Parigi dove incontrano la giovane principessa Cristina di Belgiojoso, una donna colta e affascinante, amante dell’arte e dai saldi ideali democratici.
La incontrano affinché finanzi il tentativo di assassinio di Re Carlo Alberto, che fallisce miseramente insieme a quello dei moti savoiardi del 1834.
Il fallimento di entrambi i piani genera rabbia tra i tre giovani e acuisce le differenze di estrazione sociale sino a indurre a tacciare di tradimento il più umile perché dedito alla sopravvivenza della famiglia e ucciderlo.
Il film narra fedelmente il Risorgimento, attraverso le gesta di personaggi secondari che credevano e hanno visto naufragare i loro ideali.
Si è trattato di un momento cruciale della nostra storia in cui si è formata un’identità le cui contraddizioni si fanno sentire ancora oggi, “un albero dalle radici marce che nonostante tutto ha attecchito” è l’amaro commento della principessa di Beljoioso in una delle ultime scene del film.
Molti i collegamenti con l’attualità e la disillusione in un Giuseppe Garibaldi di cui si intravede solamente l’ombra, poco prima dell’annuncio della sua morte, a voler simbolizzare uno scotto che ci portiamo ancora dietro.
Il cast vede tra i suoi eccezionali protagonisti Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi, Luca Zingaretti e Anna Bonaiuto. Da vedere assolutamente, Noi credevamo è uno spettacolo che appassiona, raccontando un Sud diverso da quello che voleva rimanere ancorato ai privilegi borbonici, cristallizzato in una anacronistica realtà di dipendenza e subordinanza ai capricci di un re.
 
 

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