I due presidenti | The special relationship

I due presidenti | Questione di feeling 

Può esistere l’amicizia con la A maiuscola tra due politici? La “speciale relazione” che dal 1996 legò il presidente Usa Bill Clinton al primo ministro inglese Tony Blair sembra dimostrare di sì. Un idillio che unì a lungo i due leader sia sul fronte di una nuova politica mondiale sia sul piano personale, intimo, lontano dai riflettori. Un’amicizia vera che affrontò la bufera dello scandalo Lewinsky e l’intervento armato nel Kosovo di Milosevic.  
 
Richard Loncraine (Orso d’argento per la miglior regia al Festival di Berlino 1996 con Riccardo III) affida con sicurezza le due parti principali a Michael Sheen e Dennis Quaid. Il primo impersona con realismo per la seconda volta un Tony Blair sorridente, schietto, a tratti sempliciotto a tratti molto determinato; il secondo dà invece anima e corpo ad un Bill Clinton dal fare paterno, spavaldo e fin troppo istrionico. Le due first lady vedono invece le intense e convincenti performance di Helen McCrory e Hope Davis.
Ma il vero pezzo forte sta dietro le quinte. La sceneggiatura è di Peter Morgan, non plus ultra nel suo campo. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco. Perché The special relationship, presentato fuori concorso al 28esimo Torino Film Festival, scorre sì senza intoppi divertendo lo spettatore, ma è privo sia della tensione dello straordinario The Queen, sia dell’appeal di Frost/Nixon, entrambi da lui sceneggiati nel 2006 e nel 2008. Certamente nel genere del “dramma politico”, come dimostrato anche con L’ultimo re di Scozia, Morgan è un peso massimo. Ma The special relationship assume i tratti di una storiellina che non attecchisce, non coinvolge. Dal canto suo poi Loncraine non riesce ad imprimere alla pellicola quella suspense che tiene in apnea, né a forgiare quell’equilibrio instabile pronto a saltare da un momento all’altro, né soprattutto la “premiata ditta” Clinton&Blair nasconde quel senso di nebuloso mistero, presente invece dietro ai personaggi della Regina Elisabetta e di Richard Nixon. Insomma, manca quell’ingrediente fondamentale capace di rendere nuovo e attraente ciò che è ormai abbondantemente di dominio pubblico.
 
Tommaso Tronconi
 

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