C’era una volta… E adesso?

Sinergie Produttori – Autori | Proposte di riforma della legge Urbani

C’era una volta…E adesso? Vogliamo iniziare così questo articolo: con la didascalia finale del documentario Commedia all’italiana – Esordire in Europa, che suggella il quinto episodio, volutamente incompiuto e dedicato allo stato d’arte della normativa sul cinema italiano, della quale autori, produttori ed esercenti del mondo cinematografico, intervenuti al dibattito in programma per l`evento Sinergie Produttori-Autori, chiedono una riforma per avvicinare il settore audiovisivo italiano ai parametri dell’industria europea.
 
Il 15 dicembre scorso, infatti, è stato proiettato presso il Nuovo Cinema Aquila del quartiere Pigneto di Roma il documentario Commedia all’italiana – Esordire in Europa, prodotto dall’Associazione Giovani Produttori Cinematografici e realizzato dai 100Autori nell’ambito dell’evento Sinergie Produttori-Autori finalizzato a favorire il ricambio generazionale e la formazione nel settore cinematografico e a sostenere l’industria audiovisiva italiana. Presentato in anteprima alle Giornate degli Autori della Mostra d’Arte Internazionale Cinematografica, il documentario, che meriterebbe per le tematiche affrontate una maggiore diffusione anche a scopo pedagogico, offre in maniera costruttiva – e propriamente artistica – spunti per  intraprendere un dialogo e preparare una piattaforma di lavoro per la riforma della legge Urbani sul cinema. Come ha sottolineato il regista Matteo Berdini, Commedia all’Italiana nasce dall’idea di sostenere la riforma della legge italiana sul cinema uniformando l’industria cinematografica italiana a quella dei paesi dell’Unione Europea.
 
Il documentario, diviso in episodi – introdotti da divertenti scene di finzione – mostra lo stato d’arte della produzione cinematografica in cinque paesi Europei ( Francia, Spagna, Germania, Romania ed infine Italia ) attraverso interviste ai dirigenti dei Ministeri della Cultura, ai produttori e registi sulle modalità di realizzazione di un film. In Francia la normativa sul cinema prevede aiuti economici anche ai distributori, che vengono vincolati dalla legge a distribuire in sala il film, e soprattutto alle opere prime, che spesso sono di autori sconosciuti. In Spagna l’ICAA, Ministero della Cultura, sostiene qualsiasi progetto creativo assegnando nella selezione punteggi in base ai premi vinti in Festival Internazionali ( come ad esempio San Sebastian, Festival di Venezia ) e obbliga per legge le piattaforme televisive ad investire il 5% degli introiti nell’industria cinematografica – con una preferenza per i film di lingua spagnola e quindi anche dell’America Latina – monitorando ogni sei mesi tali investimenti. In Germania, il DFFF copre il 20% dei costi di produzione, ma, come ha illustrato il regista Fausto Molina ( che sta realizzando in Germania un progetto nato dalla semplice osservazione di una foto ), può finanziare anche un semplice progetto con un finanziamento di ottomila euro per verificare la sua fattibilità. Infine, in Romania, dove il cinema sta vivendo una fase di dopoguerra culturale, il CNC copre fino al 50% dei costi di produzione con un sistema di selezione simile a quello francese.
 
Il quinto ed ultimo episodio dedicato allo stato d’arte dell’industria cinematografica è stato di fatto affidato agli interventi di autori, produttori ed esercenti presenti al dibattito sulle nuove forme produttive indipendenti in vista di una riforma della legge Urbani, finalizzata a ribadire il reale e rilevante impatto economico degli investimenti nella cultura e a stabilire quanto il settore audiovisivo – prevalentemente televisivo – debba investire nell’industria cinematografica, come le normative europee già prevedono. Secondo Marco Luca Cattaneo, produttore di Amore Liquido, il low-budget è un modello produttivo efficace per esordire al cinema purché rimanga centrale la storia e l’opera filmica sia vendibile all’estero ( come sta accadendo appunto al suo Amore Liquido venduto in Francia ), mentre secondo altri produttori questo modello è estendibile ed efficace solo per progetti cinematografici specifici.
 
Il modello produttivo, illustrato dall’ormai americano Fabio Segatori, proprietario della Baby Film, è valido solamente in questo periodo di crisi per garantire comunque la realizzazione dell’opera filmica: si basa sulla non remunerazione delle maestranze in cambio di credits che accrescono la professionalità. Ma è chiaramente un modello produttivo nato da una congettura economica sfavorevole: quello preferibile garantisce un’uscita triatricol del film, triplicando appunto il valore economico del film, grazie ad una storia geniale e ben strutturata, attori eccezionali, una giusta distribuzione e sano utilizzo delle risorse economiche, necessarie– e doverose da parte di uno Stato di diritto, come l’articolo 9, principio fondamentale della Costituzione Italiana, stabilisce – per garantire la realizzazione di un’opera filmica. 
 

 

Vola sempre un’Aquila…Pure al cinema.

 

 
Alessandra Alfonsi
 
 

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