I saw the devil | Vendetta in salsa coreana

I saw the devil | di Kim Jee-woon 

Catturare e liberare. E’ questa la spietata filosofia che guida l’iter vendicativo di Soo-hyun, agente segreto che, dopo aver assistito in diretta telefonica alla violenta uccisione della fidanzata, dà luogo ad una caccia senza tregua al folle serial killer, Kyung-chul. Soo-hyun si trasformerà così in un vero e proprio mostro pur di consumare la sua vendetta, tremenda vendetta.
 
Kim Jee-woon, dopo l’horror A tale of two sisters e il noir A bittersweet life, confeziona uno splatter sofisticato, di pregiata fattura, dove Bene e Male non assumono le sembianze sperate di quando ci troviamo di fronte un ufficiale dell’ordine e un omicida off limits. Lo spettatore, minuto dopo minuto, si pone più volte la stessa domanda: ma chi è il devil a cui si accenna nel titolo?
 
I saw the devil prende senza dubbio allo stomaco per la truculenza di molteplici sequenze, che spingono gli animi più sensibili alla vista di (fiumi di) sangue a portare la mano davanti agli occhi e quelli più impavidi a gongolarsi in un “compiaciuto” sorriso. Nonostante la prolissità (la pellicola dura quasi 2 ore e mezzo), l’adrenalina si mantiene costantemente alta e lo spettatore rimane incollato allo schermo con “sacra” attenzione. Ogni volta che i due “contendenti” si incontrano non sappiamo mai cosa ci riserberà il nuovo scontro. Ma dietro questo continuo entertainment affiora la dimensione psicologica, “sentimentale” nel senso letterale della parola, di quei sentimenti che conducono, nel finale, ad un pianto on the road che oscilla tra pentimento e sfogo. L’opera si concentra sul tema della giustizia personale, alias vendetta, come sentimento profondo che logora l’uomo fino a trasformarlo in un mostro (nel cinema italiano ce ne ha dato uno splendido esempio Mario Monicelli con Un borghese piccolo piccolo). Ma può anche essere letta, come lo stesso regista ha detto, come un’estrema storia d’amore incentrata su un uomo disposto a tutto per (vendicare) la donna amata.   
 
Kim Jee-woon sa il fatto suo dietro la macchina da presa. Dopo The good, the bad, the weird conferma di saperla usare a suo piacimento. Ogni inquadratura è un piccolo quadretto da incorniciare per colori, composizione e cura del chiaro-scuro. Straordinaria la prova dei due protagonisti, due vere star del cinema asiatico: il carismatico Choi Min-sik (Old boy) ed il glaciale Byung-hun Lee. In conclusione, I saw the devil è un film che non lascia indifferenti, da vedere a stomaco vuoto e che, come la vendetta, va servito freddo.  
 
Tommaso Tronconi
 
 

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