Sulle tracce di Via col vento

Via col vento | Un capolavoro intramontabile

Nato dalla penna di Margaret Mitchell come romanzo popolare sulla guerra di secessione, Via col vento entra a pieno diritto quale mito della storia del cinema con un record di incassi, ancora oggi mai superati. Nella sala di un cinema di Atlanta viene proiettato due volte al giorno, continuativamente, sin dal 1939 data in cui uscì negli Stati Uniti. La messa in scena del film fu lunga, laboriosa e densa di difficoltà. Si iniziò a girarlo nel 1938 prodotto da David Selznick che se ne assunse i costi, altissimi per l’epoca, a cominciare dai 50.000$ richiesti dalla Mitchell per i diritti d’autore, il film può dirsi una creatura del produttore più che dei registi che si succedettero, da George Cukor sino a Victor Fleming che vinse l’Oscar per la migliore regia.

Selznick, volendo fare di Via col vento un capolavoro (cosa in cui riuscì alla grande) fu di una ossessiva pignoleria nello scegliere tutto ciò che sarebbe servito per trarre dal romanzo un film di altissimo livello. Ne curò ogni particolare: dalla scenografia alla ambientazione, ai colori, ai costumi, alla colonna sonora ed infine, gli attori, protagonisti e non, sino ai minori. La scelta di Scarlett O’Hara fu dibattuta; il provino lo fecero ben 1400 attrici tra le più famose, da Bette Davis, Paulette Goddard, Carole Lombrad, Lana Turner e molte altre. Prevalse, su tutte, un’attrice inglese, quasi sconosciuta, Vivien Leigh, che fu imposta al regista ed al produttore da Sir Laurence Olivier, attore inglese di grande talento nel teatro e nel cinema tra i più grandi di sempre, allora marito dell’attrice. Mai scelta o imposizione, come vuole intendersi, fu più indovinata: nessun’altra attrice avrebbe potuto rendere meglio e regalare al cinema ed al pubblico una straordinaria, splendida Rossella O’Hara.

Ai nostri giorni Rossella, potrebbe insegnare molto ai giovani con la sua determinazione, caparbietà, tenacia e volontà di rinascita. Potrebbe suggerire loro di non arrendersi, di non demordere e combattere contro qualunque tipo di crisi, difficoltà, delusioni ed ostacoli perché, dopotutto “Domani è un altro giorno”. Il film fu esaminato in ogni particolare da Victor Fleming, il quale aveva già diretto attori di notevole spessore; alcuni vincitori di Oscar tra i quali la grande, insuperata, Ingrid Bergman che vinse l’ambita statuetta per l’interpretazione di Giovanna d’Arco, ultimo film del regista, morto improvvisamente, per un attacco cardiaco, nel 1948 data dell’uscita di Via col vento in Italia. Il film, così datato, può sembrare antico; è, invece, molto interessante ancora oggi in questi tempi di crisi così avari di valori autentici e privi del gusto di conoscere e di apprezzare la storia: maestra di vita non attraverso le guerre e gli spargimenti di sangue. Maestra di vita intesa nel senso della pietas: quella pietas che si evince, chiara e toccante nella scena epocale della stazione di Atlanta: allorquando Rossella, in cerca del dottore perché Melania sta per partorire, si aggira confusa, spaventata e tramortita alla vista di migliaia e migliaia di feriti, reduci da una totale disfatta. Ed in questa, come in tutte le grandi sconfitte, l’emozione è tale che non riesce a distinguere tra vincitori e vinti.

La trama è ben nota e sarebbe molto lunga da raccontare. La visione di questo film risulta, sin dall’inizio, speciale: fotografia, colori, costumi, ricostruzioni degli ambienti, l’uno, quello degli Stati del Sud, colmo di ideali e di sogni, l’altro, degli Stati del Nord, più concreto, pragmatico, solido nell’impatto con la realtà. Eccellente la differenziazione nel descrivere la storia dei personaggi di colore: schiavi, ma amati e rispettati nelle grandi case dei signori del Sud e offesi, umiliati, vilipesi dai signori del Nord, proprio quelli dai quali, i neri, fuggiti dal Sud, avevano atteso il proprio riscatto.

Sin dalla prima proiezione, ebbe un successo clamoroso e fu il primo film ad essere proiettato in ogni parte del mondo. Candidato a 13 Oscar ne vinse 8 (regia, sceneggiatura, fotografia, colonna sonora, costumi, migliore attrice protagonista e non protagonista). Episodio notevole: a vincerlo, come attrice non protagonista, fu Hattie McDaniel, meravigliosa nel personaggio di Mamy e prima attrice di colore a ricevere la famosa statuetta, nonostante il forte puritanesimo della America di allora.

Magda Errico

 

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