Barney, tra amore e amicizia

La versione di Barney | Da Richler a Lewis

In uscita il 14 gennaio, La versione di Barney è l`adattamento cinematografico dell`omonimo e ultimo libro dello scrittore canadese Mordecai Richler, pubblicato oltreoceano nel 1997 e tre anni dopo in Italia, dove è subito diventato un caso letterario. Il film ripercorre la vita del produttore televisivo Barney Panofksy, una sorta di alter ego di Mordecai Richler, in un flusso di ricordi che il libro sull`irrisolto omicidio di cui è accusato gli desta. Riattraversa così tre matrimoni, innumerevoli sbornie e la morte dell`amico Boogie. Prodotto da Robert Lantos, già produttore del Cronenberg più disturbante di Crash ed eXistenZ e amico di Richler, La versione di Barney è tutt`altro che un racconto soggettivo, incentrato, appunto, sulla versione di Barney Panofksy. Qui, la complessità, la parzialità dello sguardo e il sarcasmo, rancoroso e feroce, ma anche la tenerezza e la cultura con i quali – nel libro – Barney racconta sé stesso, la propria storia e quelle delle persone che amava e che odiava, la peculiarità di un punto di vista e di una narrazione, insomma, scompaiono.

Seppur sostenuta da una sceneggiatura solida ma avara di battute e situazioni divertenti come avrebbe potuto averne, la regia di Richard J. Lewis si mantiene piatta, quasi priva di tensione, fatta eccezione per la direzione del grandissimo Dustin Hoffman nel ruolo di Izzy Panofsky, il padre di Barney, diretto e verace. E le scene in cui compare Izzy servono a sintetizzare perfettamente il rapporto conflittuale che aveva Richler/Panofsky con la cultura ebraica upper-class nordamericana, da cui peraltro proviene la ciarliera seconda moglie di Panofsky, interpretata da Minnie Driver. Il personaggio di Barney, seppur ben caratterizzato e interpretato da Paul Giamatti, risulta sempre troppo simpatico e mai graffiante, antipatico o inopportuno anche quando dovrebbe dimostrarsi tale. Per questo i momenti in cui Panofsky vecchio, stanco e incattivito si avvicina sempre più smarrito verso la propria fine, risultano essere la parte migliore del film.

Anche i rapporti tra i personaggi rimangono superficiali, e i dialoghi, che nel caso del rapporto tra Barney e l`amata Miriam, interpretata da Rosamund Pike, potevano portare dalle parti del miglior Woody Allen d`interni, sono privi di quell`umorismo che in mano ai Coen avrebbe probabilmente fruttato un prodotto notevole. Il difetto principale sembra allora essere una mancanza di personalità di una regia che rivela la formazione televisiva di Lewis, incapace di ricreare cinematograficamente quella soggettività della memoria e dei ricordi profondamente originale che caratterizzava la versione di Richler. Non è dato sapere se lo scrittore, che prima di morire aveva iniziato a lavorare alla sceneggiatura, avrebbe apprezzato questo adattamento, ma la presenza dei più importanti registi canadesi – Cronenberg, Egoyan e Arcand – in piccoli cammei, testimonia la grande stima di cui godeva Richler nel suo paese.

Antonio Caruso

 

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