Fashion notes: cool-generation!

Cool Generation | Gli anni Sessanta raccontati attraverso musica, moda e cinema

L’espressione cool – il cui significato letterale è fresco, leggero – si riferisce nel gergo giovanile ad un atteggiamento, uno stile di vita alla moda, di tendenza. Alla fine degli anni 50,  per i giovani essere cool significava ribellarsi allo status quo della società perbenista americana. Le ragazze, ispirate dalla stilista inglese Mary Quant che fece della minigonna il simbolo dell’indipendenza femminile, accorciavano l’orlo della gonna sopra al ginocchio e indossavano top coloratissimi che lasciavano l’ombelico scoperto mentre i ragazzi bruciavano le cartoline di leva in segno di protesta contro la guerra in Vietnam.


La gioventù “bruciata” di quegli anni si riconosceva nei volti sfacciati di James Dean e Marlon Brando e nei versi eretici di Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Insieme al 45 giri, ai blues jeans e alla motocicletta,  la musica e la moda divengono un mezzo per comunicare la contrapposizione al mondo degli adulti, a tutto quello che è stabilito.

Ma è soprattutto negli anni Sessanta che la cultura rock riesce a tradurre in musica il sogno di una generazione, quella dei giovani che per la prima volta prendono consapevolezza di essere un gruppo sociale ben definito, un nuovo target di consumatori direbbero oggi i pubblicitari. I giovani di quegli anni “volevano il mondo e lo volevano subito” come cantava Jim Morrison dei Doors. 

Un’ondata di ribellione travolge l’intero mondo e la cultura occidentale come la pietra che spacca la finestra dell’appartamento parigino dove vivono i gemelli Isabelle e Theo insieme ad un giovane americano incontrato alla Cinémathéque di nome Matthew. I due fratelli francesi e il ragazzo americano sono “i sognatori” del film di Bertolucci che racconta l’utopia di una generazione attraverso un menage a troi di cinema e giochi erotici, amicizia e amore, trasgressione sessuale e politica. Le più belle pagine del film nascono dalla passione per il cinema del terzetto che si chiude in casa mentre fuori la protesta infiamma le strade di Parigi.  “Satisfaction”dei Rolling Stone è stata la colonna sonora di un decennio irripetibile, denso di avvenimenti e di fermenti in tutti i campi, nella politica, nell’arte e nella musica come nella moda: nel 1961 viene eretto il muro di Berlino, nel 1963 viene assassinato il Presidente americano J.F. Kennedy, nel 1964 scoppia la guerra in Vietnam e Martin Luther King riceve il Premio Nobel per la pace, nel 1967 i Beatles sono sulla copertina della rivista musicale “Rolling Stone”, nello stesso anno si accende la contestazione all’Università di Barkley mentre Che Guevara viene catturato dall’esercito boliviano e condannato all’esecuzione, nel 1968 gli studenti dell’Università di Valle Giulia a Roma reagisono con la forza contro le cariche della polizia.


Il 69 è un numero diventato simbolo grazie a un anno memorabile: il 1969 è l’anno dell’invenzione della prima rete geografica Arpanet da cui poi si sviluppò Internet e del primo sbarco umano sulla luna ma è anche l’anno del colpo di stato in Libia che porta al potere il leader Gheddafi e della strage di Piazza Fontana a Milano. Proprio in quegli anni il designer spagnolo Paco Rabanne scelse di usare questo numero come nome di una borsa, diventata lo status symbol degli anni Sessanta. La bag numero 69, amata da icone di stile come Brigitte Bardot, è ancora oggi un modello di rivoluzione estetica. So cool!

 

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