L`erede. Intervista a Michael Zampino

L`erede | Intervista a Michael Zampino

Uscirà nella sale a maggio L’erede, il film noir del regista Michel Zampino, alla sua opera prima. L’intreccio si snoda intorno ad un casale a ridosso degli Appennini che Bruno (Alessandro Roja) eredita dal padre. Il ragazzo dovrà fare i conti con un passato che si tinge delle tinte cupe di legami familiari dei quali era all’oscuro. 
 
Cosa ha determinato la scelta dei Monti Sibillini come location del film?
In provincia di Macerata, vicino a Sarnano, avevamo già individuato, con la Film Commission Marche, la villa dove si sarebbe realizzato il film. Mancavano gli esterni, il percorso che doveva fare il protagonista per arrivare a quella villa. Cercavamo un luogo isolato, una natura selvaggia e maestosa, anche per sottolineare lo spaesamento del personaggio proveniente dalla grande città. I Monti Sibillini avevano tutte queste caratteristiche. 
 
Il tuo film affronta molti temi, alcuni dei quali legati all’aspetto materiale della vita, altri ai legami di sangue, addirittura si affaccia l’ombra di un incesto. Esattamente cosa ti sta a cuore dire attraverso la tua pellicola?
Che ci sono aspetti della vita di ognuno che non possono essere sotto controllo. Molte nostre azioni non sono legate alla razionalità ma all’inconscio. Il protagonista aveva un padre con il quale aveva rapporti difficili. Durante il film vediamo che Bruno, l’erede, rifiuta di conoscere il passato di questo padre, la vita nascosta che aveva in quel luogo misterioso. Ma il passato chiama. Bruno deve per forza fare i conti con lui. Le colpe di suo padre ricadono su di lui e non può farci niente. Con l’occasione Bruno scopre anche qualcosa di se stesso. Questo è il tema principale. Poi trovavo divertente catapultare un cittadino educato e moderno in una realtà arcaica e violenta.   
 
Quali sono i sentimenti che ti hanno spinto a scriverlo?
E’ stato il caso. Tutto è partito da un aneddoto. Ho davvero ereditato una casa in campagna che apparteneva a mia padre, una proprietà di cui non conoscevo l’esistenza. Nella vita reale finisce lì. Nella scrittura invece ho cercato, con il co- sceneggiatore Ugo Chiti, di sviluppare l’aneddoto e farne una storia per un film. 
 
Il tuo film è un noir, un genere tornato molto in voga ultimamente. Ci sono degli autori ai quali ti sei ispirato?
Stephen King, Dorothy Sayers, Ruth Rendell per la letteratura. Anche Douglas Kennedy. Soprattutto il suo primo romanzo che racconta la storia di un giornalista americano che rimane prigioniero di  una banda di dementi nell’outback australiano. Un libro inquietante ed  esilarante allo stesso tempo.  Poi ci sono i film dei miei registi preferiti, soprattutto quelli che non rinunciano all’ironia come Kubrick e i fratelli Coen. 
 
Come è stato il rapporto con gli altri sul set?
Essendo il mio primo film, ho imparato molto da collaboratori talentuosi che mi hanno affiancato sul set  come Mauro Marchetti, il direttore della fotografia, e Cinzia Lo Fazio, la scenografa. Per il resto, il rapporto è sempre stato costruttivo malgrado la tensione, inevitabile credo, per un film che doveva essere girato in meno di trenta giorni con un budget ridotto.
 
Il film affronta il tema dell’amarezza e della vita che spesso delude, tutti aspetti incarnati dal personaggio di Paola. Vuoi parlarci di lei?
Paola  è soprattutto una persona infelice e ferita. Anche se è una donna inquietante e per certi versi disturbata, volevo che gli spettatori capissero bene la sua posizione. I personaggi “borderline”, idealisti, sono quelli che mi stimolano di più. Paola ha sofferto dell’abbandono di un uomo che ha molto amato. Ha perso il senso della realtà, rifugiandosi nel ricordo di un amore impossibile.  Alcune scene del film rimandano ai vecchi melò. Il tentativo era di accentuare il lirismo per creare un effetto comico. 
 
Stai già pensando al prossimo film? Sarà un noir?
In questo momento mi sto preparando all’uscita in sala de L`erede, prevista per il mese di maggio 2011. Per il mio prossimo film, ho sviluppato vari soggetti e devo ancora verificare il loro potenziale. Spero uno sarà abbastanza convincente per diventare una sceneggiatura in grado di essere prodotta. Poi se si tratta di un noir o di un thriller, ancora meglio.

Patrizia Ruscio

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