Tutto su… le donne di Gianni Di Gregorio

E il cinema creò la donna | Gianni e le donne                      

"Questo film è un omaggio alle donne: vuole rappresentare l’universo femminile", così il produttore Angelo Barbagallo ha presentato alla Casa del Cinema di Roma, durante la conferenza stampa moderata da Steve Della Casa, Gianni e le donne, il nuovo lungometraggio di Gianni Di Gregorio.
 
Dopo Pranzo di Ferragosto, dove erano protagoniste quattro anziane arzille, il regista torna ad analizzare e mostrare gli umori e i desideri della terza età con un film divertente e malinconico, nato su un bus romano e ispirato al cinema russo, ma rappresentazione fedele dell’attuale società italiana, modellata e dominata dagli stili di vita degli anziani. Selezionato nella sezione Speciale della 61ma Berlinale, Gianni e le donne è prodotto, in collaborazione con RaiCinema, da Angelo Barbagallo, ed è in uscita il prossimo 11 febbraio distribuito in 150 copie da 01Distribution.
 

 
Protagonista è Gianni, un sessantenne della Roma trasteverina che si comporta da sessantenne: le donne belle gli volgono le spalle, lo scambiano e lo trattano come un nonno, ma lui vuole ancora innamorarsi e amarle. Premuroso con le donne di casa: con l’anziana madre, interpretata da Valeria De Franciscis Bendoni nel film in versione kitsch, che lo tormenta telefonandogli per la febbre a 37,2° o per chiedergli di posizionarle l’antenna del televisore, con la moglie, cui prepara ogni mattina la colazione portandole il caffè in camera, con la figlia coatta e il suo ragazzo disoccupato, che accetta di ospitare in casa, nonostante abbia come unico interesse la visione di partite di calcio. E fuori dalle mure domestiche, Gianni segue i consigli dell’amico Alfonso e si circonda solo di donne, amandole in modo platonico, corteggiandole e rivolgendo loro il signorile baciamano. Omaggia così con un mazzo di fiori un soprano, si incanta a guardare una donna che vende ciliegie o una casalinga intenta a scegliere al mercato i fagiolini ed infine porta a passeggio il grosso cane della vicina.
 
Il regista Gianni Di Gregorio pedina queste donne osservandole in modo ossessivo, ma con eleganza, perché il suo sguardo è prevalentemente un atto d’amore nei confronti delle donne, così come molti registi italiani le hanno, prima di lui, rappresentate: popolari (la Magnani in L’Onorevole Angelina), materne (sempre la Magnani in Bellissima e in Mamma Roma), lavoratrici (le aspiranti dattilografe di Roma ore 11), traditrici spietate (la Michi in Roma Città Aperta), innamorate (la Maria Pia Casilio in Un Americano a Roma), dolci (la Cardinale in La ragazza di Bube), ingenue provinciali (la Sandrelli in Io la conoscevo bene), disperate (come la storia di Caterina Rigoglioso in Amore in città), seduttrici (la Gray in Totò, Peppino e la… malafemmina), sognatrici (la Masina in La strada), fellinianamente maggiorate e maestose (la Ekberg in La dolce vita), ironicamente ancestrali (la Girardot in La Donna scimmia) e, infine, femministe (la Vitti in La ragazza con la pistola).
 
Così, ancora, per Rossellini l’universo femminile ha l’anima popolare e combattente di Pina, falciata dai nazifascisti mentre corre per raggiungere il compagno Francesco in Roma Città Aperta, scena simbolo del neorealismo italiano, per Visconti la donna è la madre romana Maddalena Cecconi, che in Bellissima lavora e si sacrifica per inserire la figlia nel mondo del cinema, o la madre lucana di Rocco, Simone, Vincenzo, Ciro e Luca, che li porta con sé a Milano in cerca di lavoro e di ricchezza, finendo per disgregare la stessa idilliaca unità familiare. Per De Sica è la Loren ciociara, che subisce, insieme alla figlia Rosetta, la barbarie della guerra oppure la napoletana Filumena Marturano, che finge di essere sul punto di morte per costringere Domenico a sposarla e riconoscere i suoi tre figli.   


 

Pasolini, invece, amato da molte donne, come la Magnani e la Callas, per la sua capacità di comprenderle e di amarle, restituisce dignità alle mignotte romane attraverso la scaltrezza popolana di Anna Magnani, che in Mamma Roma va a Guidonia per riprendersi il figlio Ettore e affrancarlo dai burini, garantendogli una prospettiva di futuro migliore; giustifica la matricida e barbara Medea, alla quale dà il volto della Callas, e svela l’anima popolare della borghese Mangano in Teorema. Attrice quest’ultima di estrema versatilità artistica: capace di rappresentare il lavoro duro delle mondine in Riso Amaro anche attraverso un boogie-woogie e di essere, come lo stesso Moretti osservò nel primo episodio di Caro Diario, nella sequenza di pochi fotogrammi, scanditi da una dissolvenza in nero, la pudica Suora Anna e la sensuale danzatrice che canta l’Allegro Zumbon. Per Bertolucci, infine, la donna ha il volto trasgressivo e sensuale della rimpianta Maria Schneider in Ultimo Tango a Parigi. 

Alessandra Alfonsi

 

 

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