Fashion notes: Groove Generation!

Gli anni Ottanta | La “Disco Era” e il mito della “Material Girl”.

Il termine inglese “groove”- letteralmente significa impulso ritmico – in ambito musicale indica il solco dei dischi in vinile. Non a caso nella lingua inglese il verbo “to groove” ha assunto una connotazione più ampia che rimanda al significato di divertirsi intensamente ballando. La parola “groove” ricorre anche nel testo di  una famosa canzone (“Into the groove”) scritta da Madonna nel 1985.

Negli anni Settanta il punk aveva decretato la morte del rock insieme ai sogni dei giovani degli anni Sessanta. La fantasia della generazione hippy era stata oscurata dal cinismo di quella yuppie. Gli anni Ottanta segnano l’avvento del consumismo e dell’individualismo più sfrenato. Il nuovo decennio si apre con l’elezione di Ronald Regan a capo degli Stati Uniti d’America (1980) e si chiude con la caduta del muro di Berlino (1989).  Il primo agosto 1981 nasce negli Stati Uniti Mtv, la prima rete televisiva interamente dedicata ai videoclip musicali. E’ indubbiamente Madonna, sex symbol e nuova icona dell’immaginario glam pop, che con il suo stile – gonne in tulle, calze strappate, guanti e guêpière di merletto, capelli cotonati, bracciali e necklaces con ciondoli a forma di croce – e il suo modo di comportarsi ha dettato la moda degli Eighties e ispirato milioni di teenagers americane. Mentre la regina del pop canta “I am a material girl, and I am living in a material world”, il leggendario moonwalker della black music, Michael Jackson ottiene un successo mostruoso in tutto il mondo con Thriller (1982), con quaranta milioni di copie vendute e  la conquista di ben 7 Grammy Awards. Ma è tra la fine dei Settanta e i primissimi anni Ottanta che si scatena un’altra rivoluzione, quella della disco music. I giovani di allora, in preda alla febbre del sabato sera, si scatenavano nelle piste da ballo al ritmo degli screatch che il dj di culto della dance floor Grandmaster Flash otteneva muovendo la puntina del giradischi avanti e indietro su un vecchio vinile soul. Fuori dalle discoteche a  incidere un solco nell’epoca è stata la Graffiti Art, una delle più eccitanti forme di arte visiva degli ultimi decenni. Confinata nei ghetti della grande mela fino agli anni ‘70, l’arte anticonvenzionale dei graffiti ha sovvertito i canoni tradizionali dell’art system, contaminandosi, negli stessi anni in cui andava diffondendosi la cultura hip pop, con la musica, quella rap soprattutto, ma anche con la moda e con la pubblicità. A metà degli anni ’80, mentre Keith Haring schizzava sui muri sagome di omini e robot coloratissimi, i writers imbrattavano con bombolette spray i vagoni della metropolitana nelle aree periferiche delle città.

Il nuovo oggetto del desiderio, lo status symbol degli anni  Ottanta è la leggendaria Birkin, la borsa-feticcio creata dalla maison Hermès nel 1984. Si racconta che durante un volo Parigi-Londra, la celebre attrice Jane Birkin si lamentasse di come fosse difficile viaggiare con una borsa che fosse tanto capiente quanto elegante. Seduto al suo fianco vi era Jean-Luis Dumas – da lì a poco sarebbe diventato il presidente della maison Hermès – che non si lasciò sfuggire l’occasione per creare l’intramontabile bag che porta il nome dell’attrice. La Birkin originale, che ricorda la Kelly per la preziosa chiusura con il lucchetto dorato e i doppi manici in pelle, è interamente realizzata a mano da mastri sellai e richiede liste d’attesa lunghissime. Da allora molti designer hanno riproposto la Birkin in numerose varianti, la più recente delle quali è quella ideata da Jean Paul Gaultier.

 

Eleonora Di Mauro

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