Una cella in due. Il cinema dietro alle sbarre

Il film d’evasione di Barnaba | La prigione al cinema

Una cella in due è il primo lungometraggio di Nicola Barnaba: una storia semplice e divertente, scritta da Luca Biglione ed Enzo Salvi e prodotta dall’A&B Production, su due poracci romani. Angelo, precario con uno sfratto in atto, e Romolo, avvocato di affari illegali, che finiscono per dividere, insieme allo psicopatico Manolo, interpretato da un brillante e istrionico Massimo Ceccherini, una squallida e angusta cella.

Come ha dichiarato lo stesso regista: "Una cella in due (Un Film d’evasione) è ispirato da una parte alla tipica commedia all’italiana, quella che affrontava temi e personaggi reali, e dall’altra ai Buddy Movies statunitensi, con le loro strane coppie”. E in Una cella in due di strane coppie comiche se ne vedono molte: dall’inedito duetto comico (e mai volgare) Enzo Salvi e Maurizio Battista, al divertente cameo di Foggia e Firmani, giocatori della S.S.Lazio (nel film compare anche il capitano Tommaso Rocchi) che inveiscono contro il duo protagonista, appena evasi dal carcere, senza vestiti e senza soldi.

Al di là del trailer, che mostra le poche sequenze “volgari”, Una cella in due si distingue per una comicità costruita con gag, battute, equivoci e colpi di scena divertenti e semplici: non è, infatti, un classico film comico, ma appartiene ad una specie di neo-genere nato dall’unione di quello natalizio e della commedia all’italiana. Al suo esordio alla regia, Barnaba propone una visione rieducativa e stranamente divertente del mondo carcerario perché, come lui stesso spiega, “quella che raccontiamo è anche la storia di amicizia che nasce tra i due protagonisti". Il nodo fondamentale della storia è il rapporto tra un “ricco” e un “povero” che si ritrovano costretti nella stessa cella senza sapere di avere qualcosa che li accumuna nel passato. Ma è attraverso le vicende private e le emozioni dei due protagonisti che si delineano le problematiche sociali, e non il contrario. E’ fondamentalmente la storia del loro rapporto, di ciò che vivono all’interno del carcere e di ciò che hanno vissuto nella vita fuori. E’ il racconto del destino che li ha uniti ancora prima che si conoscessero e che alla fine li dividerà anche contro la loro volontà. Ma come nella vita reale, i due protagonisti sanno che non bisogna mai arrendersi perché anche nelle peggiori situazioni tutto può sempre cambiare in un istante”.

Curiosando qua e là, tra le diverse versioni della vita dietro le sbarre, ricordiamo la rappresentazione del mondo carcerario, divertente e unificante, proposta da Mario Monicelli nel capolavoro I soliti ignoti del 1958. In grado dii svelare attraverso le storie personali di una banda sgangherata di ladri molte anime del carcere, da quello solidale femminile, dove è rinchiusa la moglie del fotografo Tiberio – accolto come un Don Giovanni dalle detenute amiche della moglie – a quello solidale maschile, dove si incontrano casualmente Cosimo e il pugile Peppe. Drammatico e lacerante era stato invece il riformatorio per i due piccoli amici lustrascarpe romani di Sciuscià che avevano condiviso in strada molte esperienze e in cella saranno divisi e allontanati dalla conoscenza e dalla presenza di altri bambini. Rivelatore e pestifero sarà invece per Maddalena, la mignotta scaltra di Accattone, informata proprio dalle altre detenute, tra le quali la scrittrice Elsa Morante, di essere stata abbandonata e sostituita dal suo protettore. 

La storia di Le Trou di Jacques Becker, film francese del 1960, è invece tutta incentrata sul sogno e sul progetto di evasione di cinque detenuti del carcere di Santè, che cinicamente saranno scoperti prima di scappare definitivamente dalla cella con un’inquadratura capolavoro che riproduce le diverse vedute di un piccolo specchietto montato su spazzolino da denti. Per Bergman la prigione, titolo anche di un suo film del 1949, non è un luogo fisico, ma una condizione psicologica. Alan Parker, invece, nel drammatico Fuga da mezzanotte del 1977, trasposizione cinematografica della storia vera di Billy Hayes, denuncia le torture e le sevizie, alle quali sono sottoposti i detenuti nel carcere turco. Luogo di follia e di visioni particolari sarà invece per il cantante Tom Waits in Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola.


Alessandra Alfonsi

 

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