Holy Water. La felicità sta in una pillola di colore blu

Holy Water | Il potere di una pillola blu

‹‹Il film nasce con l’intento di far ridere, anche se riflette significati più profondi, a causa della crisi finanziaria che attanaglia il mondo e specialmente l’Irlanda. Chiunque voi siate, e dovunque voi siate non fa differenza alcuna, potrete farvi qualche sana risata››. Le parole del regista Tom Reeve sintetizzano l’anima del film che riesce a regalare delle chiassose risate allo spettatore. Un riso velato, però, da un forte cinismo, che non appena si esaurisce instilla pensieri maliconici sulla vita e sulle prospettive future delle nuove generazioni. La trama è molto divertente: quattro giovani amici non riescono a trovare una ragione di vita nel villaggio di Killcoulin’s Leap. La situazione è davvero tragica nel piccolo luogo di provincia: non ci sono ragazze interessanti, nessun tipo di divertimento ma soltanto una grandissima noia che accompagna le giornate dei quattro protagonisti.

I primi quaranta minuti del film trascorrono con grande ilarità: la comicità non è mai bassa ma sempre ricercata e l’humour nero regala allo spettatore un divertimento degno di nota. Le gags sono sagaci, di grande spessore comico. Ricorrono le battute ad effetto che servono per raccontare meglio qual’è la situazione sociale che caratterizza la vita del piccolo centro abitato. Ad esempio, la battuta del prete del villaggio che recita quanto stia diventando problematico effettuare il suo ministero, ormai noioso e monotono perché ridotto ad un solo tipo di celebrazioni: funerarie, purtroppo! Questa comicità inizia a perdersi proprio quando l’intreccio del film si infittisce, e i nostri giovani eroi decidono di progettare un piano per evadere dalle grigie giornate sonnolenti, tipiche dei luoghi contadini, dove sembra essere perenne l’assenza di divertimento e di prospettive lavorative. Così programmano di effettuare un colpo che gli permetterà di “svoltare” definitivamente. Nessuna rapina in banca e nessun sequestro di persona, ma soltanto l’assalto di un furgone che trasporta delle pillole di colore azzurro.

La scena della rapina a mano armata con una pistola – rigorosamente di cartone – è molto divertente, si svolge tra la goffaggine dei due protagonisti travestiti da suore, che nonostante facciano di tutto per non portare a compimento il colpo, alla fine, – quasi per caso – riescono ad impossessarsi di un carico di pillole magiche. La refurtiva è stata conquistata, ma a caro prezzo: i giovani contadini/ladri hanno rinnegato buoni propositi di vita per ripiegare nel furto di invitanti pillole di viagra. Ormai sono pronti a tutto; a rinnegare se stessi, i luoghi dove hanno sempre vissuto per scappare ad Amsterdam e piazzare le pilloline della felicità sessuale! Ma accade qualcosa di imprevisto, la casa farmaceutica produttrice delle “caramelle” magiche invierà una squadra investigativa, degna delle più famose serie tv, per far luce sulla vicenda. Ecco che nel tentativo di liberarsi della refurtiva, del tutto inconsapevolmente, i giovani eroi muteranno le tristi sorti del villaggio inquinando l’acqua della comunità con le pillole della felicità. Ormai tutti in preda ad una frenesia sessule dilagante – in particolare proprio i diretti e potenziali consumatori di viagra, cioè uomini che hanno superato numerosi anta – si divertono e sollazzano abbondantemente. Il villaggio cambia, e da luogo sperduto dai paesaggi meravigliosi e solitari diventerà un luogo dozzinale pronto ad accogliere orgie di turisti in preda alla curiosità.

Valeria Zagami

 

 

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