Sorelle mai. La casa e il tempo

Il nuovo film rivoluzionario | La casa: un topos nel cinema di Bellocchio 

A più di quarant’anni di distanza dal rivoluzionario I pugni in tasca, il film d’esordio di Marco Bellocchio che profeticamente anticipava nella scena finale del matricidio (e quindi nella rappresentazione disgregata della famiglia borghese), la ribellione dei movimenti studenteschi del’68, esce nelle sale il 16 marzo Sorelle mai, presentato nella sezione Fuori Concorso della 67.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e prodotto dalla Provincia di Piacenza, Comune di Bobbio, Rai Cinema, Kavac. Un lungometraggio definito, questa volta dallo stesso regista, rivoluzionario.
 

 
Nel corso della conferenza stampa, che si è svolta lunedì 14 marzo presso la Casa del Cinema di Roma, alla presenza del regista Marco Bellocchio, dei suoi figli e delle attrici Donatella Finocchiaro e Alba Rohrwacher, sono stati palesati quegli elementi e quelle peculiarità che rendono questo ultimo film rivoluzionario, girato, come I pugni in tasca, nella stessa casa di Bobbio, città natale del regista.
 
E’ rivoluzionario per la sua unicità e per la sua irripetibilità: realizzato in dieci anni, è un film a costo zero grazie anche alla partecipazione gratuita degli attori e delle attrici. Rappresenta quindi un unicum perché realizzato in un contesto peculiare, all’interno di uno spazio intimistico-quale una casa- la cui edizione è stata resa possibile dal finanziamento della Rai.
 
Rivoluzionario per il montaggio, spiegato in conferenza dalla stessa Francesca Calvelli, come un lavoro realizzato a fasi, quasi familiare, senza mai seguire un tempo e una scadenza, ultimato soltanto dopo i finanziamenti Rai.
 
Rivoluzionario per la letteratura di formazione: non è un adattamento letterario, ma fa riferimento alla visione e concezione della famiglia presente nei romanzi ottocenteschi di Ceckov e nelle poesie di Giovanni Pascoli. 

Rivoluzionario per il genere: non è un documentario, ma un film ad episodi, in presa diretta sul passato e su presente, nato nel laboratorio Fare Cinema, un progetto di formazione cinematografica diretto dallo stesso regista, in completa libertà creativa e fortemente autobiografico. Come ha dichiarato lo stesso Bellocchio: "avendo girato nel corso di dieci anni e senza alcuna idea di raccogliere gli episodi in un film, abbiamo lavorato in maniera libera, spontanea. Gli episodi nascevano uno dall’altro, da un anno all’altro. E’ il tempo il vero protagonista del film, ciò che ne regge l’intero senso, al di là di ogni valutazione estetica che gli si può dare. Che si conclude definitivamente nel tempo presente". 

La casa, quindi, si riconferma come un topos nel cinema di Bellocchio: luogo sempre intimistico, ma non necessariamente collante familiare. In questo film la casa, familiarmente evocatica, è sì la stessa di I pugni in tasca, dove però non aveva una funzione "familiare", ma disgregante del nucleo stesso. Mentre in un’unica casa è completamente girato Buongiorno, Notte, dove rappresenta la prigionia di Aldo Moro, contrapposta all’anomala quotidianità della protagonista Chiara.
 


Alessandra Alfonsi

 

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