Rango. Le nuove frontiere del West

Rango | Verbiski, tra animazione e spaghetti western

Dopo il successo della serie I pirati dei Caraibi, Verbiski ancora una volta riesce a sorprendere: con Rango il regista americano ha fatto davvero centro, nonostante sia la sua prima esperienza con due generi molti ostici quali il western e l’animazione CGI. La visione di questo film è un vero piacere e ha le carte in regola per mettere d’accordo gli amanti di entrambi i generi. Il successo di questo esperimento cinematografico è riuscito anche grazie all’ottima interpretazione dell’attore feticcio di Verbiski, Johnny Depp, che ha prestato la voce e ha animato personalmente (come hanno fatto anche gli altri membri del cast con gli altri personaggi) il protagonista attraverso la tecnica del motion-capture. Questo espediente, già ampiamente sperimentato da Zemeckis in alcuni suoi film come A Christmas Carol o Beowulf, ha dato spessore e credibilità tale ai personaggi di Rango da far passare in secondo piano la loro "essenza animale". Un aspetto interessante da riconoscere al film di Verbiski è la proposta di qualcosa di nuovo sul tema western: in un periodo dove vanno di moda i remake (vedi i fratelli Coen con la loro versione de Il Grinta), il regista americano sfida il cinema proponendo una sua visione del West, in cui i pionieri sono gli animali del deserto, oltre a dimostrare, ancora una volta, quanto la componente digitale non abbia ucciso il cinema, ampliandone anzi gli orizzonti.

La trama di Rango è solida e chiara, riesce ad appassionare il pubblico dei più piccoli e a strizzare l’occhio agli adulti. C’è tutto: l’aspirazione ad essere un eroe, l’incidente che cambia le sorti del piccolo camaleonte, la ricerca del sé, le peripezie per aiutare la brava gente del West e la bella di turno da salvare. Il merito di Verbiski è quello di aver portato in scena tutto questo, confezionando una storia credibile e mai banale. Non incappa nemmeno nell’errore più grave tipico del cinema americano e d’animazione, tutto strutturato attorno al viaggio dell’eroe, con l’uso di personaggi manichei e troppo semplici. In Rango non esistono eroi senza macchia o malvagi senza speranza, non c’è una netta distinzione tra bianco e nero, tra corretti e corrotti, e anche il nostro giovane camaleonte dovrà fare i conti con qualche scheletro nell’armadio. Infatti più volte nel film sarà costretto, a causa dei suoi errori e delle sue menzogne, a riguadagnare la fiducia degli abitanti della cittadina Dirt con imprese che lo metteranno a dura prova. Un altro punto a favore della trama è l’ottimo bilanciamento delle situazioni comiche, perfettamente miscelate con la storia, mai demenziali e funzionali agli eventi narrati e alla caratterizzazione dei personaggi. 

Il film, poi, è una vera goduria per i cinefili: sono sparse per l’intero lungometraggio molte citazioni legate al cinema di Depp (i cloni digitali di Raul Duke e Dr. Gonzo di Paura e delirio al Las Vegas: le sequenze in cui Rango lascia spazio all’immaginazione che ricordano quei deliri psichidelici, così come la camicia hawaiana che richiama il protagonista del film di Gilliam) e al cinema western (lo spirito del west modellato sulle fattezze di Clint Eastwood e l’uso di riprese e movimenti di camera tipici di Sergio Leone).

Veniamo all’aspetto tecnico del film. Le animazioni grazie al motion capture sono fluide e credibili, al punto che che la resa tridimensionale e la foto-realisticità degli ambienti e dei personaggi può rivaleggiare tranquillamente con le produzioni dei veterani del genere come Dreamworks, Blue Sky Studios e, ovviamente, Pixar.  Analizzando qualsiasi fotogramma si può vedere la cura maniacale che animatori e modellatori 3D hanno impiegato per ogni singola scena: dal dettaglio più macroscopico, come il cielo o gli edifici, a quelli più piccoli, come i granelli di sabbia del deserto o le gocce di sudore. Anche le scelte cromatiche  risultano funzionali a ricreare la tipica ambientazione western: prevalgono delle tinte gialle e grigie che richiamano il senso di arido tipico del deserto e che comunicano la presenza di un ambiente inospitale che mette a dura prova gli esseri viventi che lo popolano. In conclusione, Rango è un ottimo film che metterà d’accordo gli amanti del cinema d’animazione con quelli degli spaghetti western. Nonostante ciò alcune lungaggini, ereditatie forse dalla ricerca esasperata di imitare il genere del vecchio West in tutti i suoi aspetti, stemperano l`efficacia globale.

Paolo Orabona

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