Intervista a Nicola Borrelli. Prima parte

Roberto Faenza intervista Nicola Borrelli | Prima parte

Direttore, quali sono i dati ufficiali dello stato di salute del cinema italiano per l’anno 2010? In particolare vorremmo conoscere il consuntivo degli incassi al box office, le quote del cinema italiano e le altre quote, il numero di film prodotti e coprodotti, il numero di quelli che hanno beneficiato del contributo statale e la cifra media dello stesso. 

Il 2010 è stato un anno ottimo per il cinema italiano. Secondo i dati a consuntivo  di Cinetel, che dà una fotografia del 90% delle sale cinematografiche, il box office complessivo è stato di oltre 734 milioni di euro, di cui 215 milioni relativi a film italiani o in coproduzione, ma comunque di nazionalità italiana. La quota del cinema italiano in termini di incasso quindi è del 29,28%, in termini di presenze siamo al 32%. Il numero complessivo di spettatori è stato di 110 milioni, a consuntivo dovrebbe attestarsi sui 120 milioni, un dato che solo pochi anni fa era visto come un obiettivo irraggiungibile. Di questi, 35 milioni sono relativi a film italiani o in coproduzione. Nel 2010 si sono prodotti 141 film, di cui 114 al 100% italiani e 27 in coproduzione: 10 film in più del 2009. Per quanto riguarda il volume di investimenti complessivi, sono stati investiti nella produzione 312 milioni di euro (dati Anica combinati con i nostri). Il contributo dello Stato per questi film è stato di 35 milioni e le agevolazioni fiscali hanno pesato per 33,8 milioni di euro. Quindi, l’apporto pubblico è stato complessivamente del 22,1%, di cui l’11,3% come apporto diretto e come contributo alla produzione, il 10,8% come beneficio fiscale. 

Per il 2011 quali sono i dati prevedibili, almeno per quanto riguarda l’investimento del FUS e l’investimento del tax credit? 

Per quanto riguarda l’investimento tax credit, la quota dipende dal numero di film che saranno prodotti. Nel 2011 non ci saranno le strozzature che hanno caratterizzato parte del 2010, quindi dovrebbe espandersi al massimo livello possibile. I primi risultati al box office sono sotto gli occhi di tutti: nel mese di gennaio addirittura clamorosi. C’è stato il “fenomeno Checco Zalone”, ma non solo, anche altri film hanno avuto risultati al di sopra delle aspettative. Nel 2011, in questo momento, l’aspetto chiave da considerare è la questione relativa al Fondo unico dello spettacolo collegato al settore cinematografico. Nel 2010 abbiamo avuto risorse per circa 77 milioni, per tutte le finalità d’intervento nel settore cinematografico. Al momento questo dato parlerebbe di 47 milioni di euro (43, dopo l’ultimissimo “congelamento”), quindi un taglio molto importante. Noi tutti auspichiamo che il FUS possa essere reintegrato a livello generale e quindi anche la parte cinematografica possa essere più vicina a quella dello scorso anno. 

Ma le ultime notizie… 

E’ notizia di questi giorni che il Fondo Unico per lo spettacolo sarà reintegrato a circa 422 milioni di euro (più 6 già destinati ad alcune fondazioni lirico-sinfoniche). La fonte del reintegro è stata individuata nell’aumento delle accise sui carburanti. 

Dunque è definitivamente tramontata la proposta di aumentare di un euro il costo dei biglietti? 

Dopo le ultime notizie sul reintegro del FUS, la proposta è di fatto superata. In ogni caso si ipotizzava un introito pari a circa 110/120 milioni di euro all’anno, di cui circa 90 necessari per le agevolazioni fiscali. 

E’ stato messo in conto che l’aumento del costo del biglietto avrebbe potuto allontanare parte del pubblico pagante? 

Ovviamente è una questione che tutti ci eravamo posti ed era un timore condiviso. Per fortuna ora è stato superato. 

Al momento per la produzione del 2011 di che investimento si può parlare? 

Per la produzione, nel 2010, è stato utilizzata (intendo effettivamente utilizzata nel modello F24) la somma di 40 milioni di euro. Credo che nel 2011 dovrebbe essere in linea lo stesso valore. Mentre dovrebbe crescere il valore relativo al tax credit per l’esercizio cinematografico, che nel 2010 è stato in vigore solo metà anno. 

Il tax credit esterno sta funzionando? 

Sì, funziona. Non dimentichiamo che queste misure sono diventate operative recentemente e per gli operatori esterni al settore cinematografico familiarizzare richiede tempo. Molti soggetti si stanno avvicinando per la prima volta al tax credit esterno e sarebbero stati ancora di più se il rinnovo delle agevolazioni fiscali fosse intervenuto prima. Il ritardo ha creato un clima d’incertezza. A partire da ottobre 2010 siamo stati tutti in attesa del rinnovo delle misure. Adesso, dopo la conferma triennale delle agevolazioni fiscali, siamo stati contattati da vari istituti bancari interessati. 

Come mai prevalentemente istituti bancari e non aziende? 

Ci sono anche aziende. Forse gli istituti bancari avevano studiato da più tempo questa opportunità e vedono in questo intervento, forse più delle aziende, la doppia funzione di investimento speculativo, inteso nella sua accezione tecnica, con la possibilità di ritorno in termini di immagine un po’ più istituzionale. Mentre le aziende cercano sì le stesse finalità, ma poi incontrano maggiori difficoltà a trovare il progetto di film che possa essere coerente con i propri obiettivi di promozione dell’immagine istituzionale. 

I dati sul tax credit esterno del 2010 sono dati noti? 

Noi abbiamo autorizzato tax credit esterni per 8 milioni di euro, il che non vuol dire che siano stati già utilizzati effettivamente. Ciò significa che vi sono 20 milioni di capitali esterni intervenuti nella produzione di film che hanno chiesto il riconoscimento del credito di imposta, poi  autorizzato. 

E le previsioni per il 2011? 

Pensiamo che questi numeri non possano che aumentare, dato che il meccanismo è stato introdotto nel secondo semestre del 2010. 

Il 2010 è stato il primo anno completo di reale diffusione della tecnologia di proiezione digitale in 3D, quali sono state le risposte del pubblico italiano, considerato anche l’aumento del costo del biglietto per spettacoli di questo tipo? 

Non abbiamo elementi particolari per rispondere a questa domanda. Ritengo che il 3D si stabilizzerà. Le voci di una sua flessione sono premature. Il forte aumento del biglietto d’ingresso di film 3D dimostra che l’elasticità della domanda al prezzo del biglietto non è così elevata come si pensa. Sappiamo  quanto sia più costoso assistere a  un film in 3D rispetto a un film 2D  e nonostante questo i film in 3D sono andati tutti bene. È vero che il pubblico è molto incentivato dalla grande innovazione, quasi un servizio aggiuntivo. Ma gli incassi testimoniano anche la disponibilità degli spettatori a spendere per un prodotto cinematografico di qualità, o comunque ritenuto tale, resta alta. 

È possibile che il 3D possa anche interessare la produzione italiana o saremo spettatori solo di film americani? 

La Direzione generale ha analizzato un paio di progetti 3D che hanno chiesto finanziamenti. Uno di questi è una commedia ed è stata finanziata: credo sia in produzione proprio in questi giorni. L’altro progetto lo discuteremo nella prossima sessione delle opere d’autore: un horror 3D. Quindi, anche se lentamente, qualcosa si muove. 

In un recente articolo del Sole 24 Ore si afferma che negli Stati Uniti, nel corso del 2010, il cinema si è salvato grazie al 3D, perché altrimenti vi sarebbe stato un calo del 7%. Lo stesso articolo rimprovera alla produzione hollywoodiana di non essere in linea con il sentimento giovanile, per cui Il discorso del re trionfa agli Oscar, mentre presso il pubblico giovanile trionfano film meno tradizionali come The Social Network. La dicotomia tra la produzione che segue una strada e i giovani che ne inseguono un’altra si afferma anche in Italia? 

Dai dati del 2010, possiamo affermare che la produzione italiana è stata in linea con i gusti dei giovani. Forse, lo dico per paradosso, è stata sin troppo in sintonia con le aspettative e i gusti di quella tipologia di pubblico. E ha  tralasciato il cinema autoriale, il quale, pur non essendo in contrapposizione con l’altro, soffre in termini di attenzione da parte dei produttori, in questo momento concentrati su quella tipologia di film (la commedia, ndr) che ha un riscontro commerciale immediato. Non possiamo permetterci di perdere il cinema d’autore. Del resto anche nei colloqui informali e formali con i produttori emerge questa consapevolezza: non si può vivere di una sola tipologia di prodotto.

 


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