Commedia e dintorni. Quando il pubblico si stanca…

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Riformista il 22 marzo

Rifacimenti, antefatti, seguiti, numeri 2 e 3, dittici, omaggi, recuperi. Il cinema italiano si ripete volentieri, purtroppo. Con il rischio, dopo l’exploit dei mesi scorsi di una certa commedia farsesca del tutto sganciata dalla realtà, che il pubblico si stanchi presto. Di sicuro è in atto una mutazione profonda. Di colpo, ad esempio, il cinema popolare figliato dai cosiddetti cinepanettoni ha mostrato tutte le rughe, un po’ come quando, negli anni Ottanta, la nuova generazioni dei “malincomici” spedì in soffitta i Celentano, i Montesano, i Pozzetto.

Ma, nel generale andazzo positivo, colpisce anche il tonfo di “Manuale d’amore 3” di Giovanni Veronesi: doveva fare sfracelli al botteghino, forte del cast “all star” e dell’accoppiata Verdone-De Niro, invece è grasso che cola se arriverà a 7 milioni di euro (era pensato per farne il triplo). Non sorprende, in questo quadro dove tutto sembra rimescolarsi in fretta, che anche “Amici miei. Come tutto ebbe inizio”, dopo cinque giorni e due festivi di programmazione, abbia superato a fatica i 2 milioni di euro, pure essendo uscito in 500 copie. Un disastro annunciato? Certo, un po’ bastava vedere il trailer. La stroncatura preventiva e di massa sul web, per la serie "non lo vedo e non mi piace", ha fatto il resto. Ma un insuccesso di queste proporzioni non se l’aspettava nemmeno Neri Parenti, pur avendo intuito l’aria che tirava nei confronti del “prequel”.  I giovani  non hanno abboccato sentendo puzza di vecchio, i nostalgici del film di Mario Monicelli nemmeno, e a questo punto fanno un po’ tristezza le comparsate promozionali in tv di Christian De Sica, di Massimo Ghini e Paolo Hendel (tre dei cinque compagni di zingarate). Eppure a Natale De Laurentiis farà un altro cinepanettone: stesso regista, stessi attori.

Di contro succede che l’appena gradevole “Nessuno mi può giudicare” di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi nei panni di una vedova cafoncella dei Parioli che si ritrova a fare la escort per sopravvivere, totalizzi la miglior copia a media del week-end: quasi 4.000 euro, per un incasso totale di oltre 3 milioni. Evidentemente il filmetto buonista di Bruno è stato percepito come fresco e appetibile, mentre le burle medioevali in salsa para-boccaccesca di Parenti come una pietanza indigeribile.

Enrico Vanzina, domenica sul “Messaggero”, ha colto un aspetto paradossale della situazione: «Nei titoli di testa di “Nessuno mi può giudicare” ho letto che il mio talentuoso amico Fausto Brizzi presenta il film, è autore del soggetto, collaboratore alla sceneggiatura e produttore artistico. Nella sala accanto c’è il suo film “Femmine contro maschi”. E in quella accanto ancora “Amici miei. Come tutto ebbe inizio”, del quale è sceneggiatore. Lui, che è spiritoso, capirà che anche questo è un po’ irreale». Irreale come le commedie – per dirla ancora con Vanzina – che «dipingono l’Italia in maniera non cruenta, riducendola a favola innocua».

In effetti è così. Ma poi non è che i due fratelli si comportino in modo tanto dissimile. Reduci dallo spento “Ti presento un amico” con Raoul Bova, uscito a novembre 2010, eccoli rispolverare un loro titolo fortunato del 1985, “Sotto il vestito niente”, dal romanzo giallo di Marco Parma ambientato nel mondo della moda, per un non-seguito dal sottotitolo “L’ultima sfilata”. E intanto, proprio al posto di Brizzi, stanno pensando a un “Ex” parte due per il produttore Fulvio Lucisano. Se non è zuppa è pan bagnato.

Però una cosa bisogna riconoscerla ai Vanzina: il gusto per i “generi”, praticati con apprezzabile disinvoltura. Era da tempo che i due fratelli non si misuravano col thriller; così, magari anche per fare qualcosa di diverso rispetto all’imperante “commedificio”, nasce questa storia cucita addosso a Vanessa Hessler, Richard E. Grant e Francesco Montanari (il “Libanese” delle due serie tv ispirate a “Romanzo criminale”) che esce venerdì targata Medusa. Funzionerà al botteghino? Vai a saperlo. Certo, si sprecano le strizzatine d’occhio cinefile e i riferimenti maliziosi al mondo degli stilisti: alle prime appartengono le citazioni dai classici di Hitchcock, gli omaggi a De Palma o il versante mélo-fiammeggiante alla Douglas Sirk; ai secondi le allusioni alla famiglia Versace, a Valentino e al suo partner storico Giancarlo Giammetti, a Fabrizio Corona, eccetera.

"Nel mondo della moda puoi contare solo su un vero amico: lo specchio". Se lo sente dire Britt, la giovane modella un po’ Cenerentola e un po’ Cigno bianco, che si ritrova a centro di una fosca vicenda di  ammazzamenti in una Milano forse tornata “da bere”. Il film, il cui titolo non andrebbe più letto in chiave moralistica (così auspica il co-sceneggiatore Franco Ferrini), parte bene ma presto si siede, le scene d’azione sono un po’ al rallentatore, il côté gay prevedibile. Però il poliziotto venuto dal Sud fa simpatia. Sarà perché, nei duetti un po’ alla Montalbano col sottoposto barese, si respira aria di commedia?   

Michele Anselmi

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