Poetry. La poesia dei fiori rossi

Poetry | La poesia è dentro di noi

Poetry è l’ ennesimo ma originale dipinto in bianco e nero della Corea raccontata con estrema sensibilità dal regista Lee Chang Dong. Il bianco e il nero, la purezza dell’adolescenza macchiata dal seme del male degli adulti, privi di valori e senso di responsabilità morale e civile. Ancora una volta il dramma del suicidio domina la scena cinematografica per raccontare la realtà umana nell’indifferenza sociale e nel degrado giovanile nella provincia coreana. Tutto sembra scorrere nell’indifferenza del quotidiano. La ripetitività delle azioni consuma anche la vita di Mija, la nonnina dall’eleganza semplice e composta che soffre di demenza senile, immersa in un mondo tutto suo, attratta dalla bellezza della natura, dai dialoghi con gli alberi e con i fiori.

E’ proprio questa delicatezza dell’animo che la guiderà nel sentiero cupo e inaspettato di una verità atroce. Un gruppo di ragazzi tredicenni ha violentato senza scrupoli una loro coetanea che, trascorsi cinque mesi, si getta nelle acque di un fiume non riuscendo più a sostenere il peso della tragica vicenda. Uno dei ragazzi coinvolti è proprio il nipote che Mija, da sola e nella povertà, pensa di esser riuscita a crescere in modo onesto. Per Mija il rosso dei fiori rappresenta solo il simbolo della sofferenza, del dolore, del sangue. La nonnina non è una poetessa, non riesce a scrivere Poesie, nonostante ciò, la voglia di provarci diviene la fuga privilegiata da questo dramma improvviso che si consuma silenziosamente tra lei e il nipote.

Il regista con grande sensibilità giunge ad affrontare temi di spessore attraverso la superficialità di alcuni personaggi, il cinismo dei padri dei ragazzi colpevoli, l’inconsistenza della loro vita basata sul denaro, la scena dell’incontro sessuale di Mija con un anziano disabile per cui fa da badante, l’enorme indifferenza del nipote innanzi al tragico futuro che gli spetta. Riesce a far emergere fondamentali stati dell’animo umano quali la solitudine, il lacerarsi dei rapporti umani, la perdita del buon senso e dei valori civili e morali; il divario economico, l’idea che con i soldi tutto possa esser messo a tacere persino la sofferenza di una madre che ha perso la figlia suicidatasi; e ancora, mette in risalto la sottomissione sessuale della donna , il problema dell’ alzheimer. Lee Chang Dong a questa visione decadente e arida di sentimenti contrappone la bellezza della fotografia e la leggerezza artistica dei pensieri e degli occhi sognanti di Mija.

Il film scorre lento, ha pochi colpi di scena, non ha un ritmo incalzante, i dialoghi ridotti al minimo, la trama si snoda nella ripetitività del quotidiano. E’ come se il regista avesse voluto far vivere allo spettatore la stessa attesa che occorre a Mija nell’interiorizzare ciò che viene di colpo a turbare le sue certezze e il suo equilibrio. Il perdersi dell’anima in un paesaggio bello quasi da sembrare irreale. Quando l’anima rimane sola con se stessa, la Poesia diviene un atto “coraggioso”. Perché la poesia non è un esercizio, non si impara a lezione… la Poesia è dentro di noi e prende forma col dolore e con le emozioni. Poetry è un parto lento , sofferto, atteso, giunge alla sorpresa finale come l’ispirazione giunge finalmente a Mija, e la sua liberazione prende il volto della Poesia.

Patrizia Miglietta 

 

Lascia un commento