David con polemiche: dimenticato Zalone

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Secolo XIX

«Ma non ci credo! Non è possibile. Lei mi sta prendendo in giro. Una sola candidatura per la canzone originale? E che devo dire? Una vergogna». Al telefono Pietro Valsecchi, produttore di “Che bella giornata” con Checco Zalone, è imbufalito. Il campione di incassi della stagione, 43 milioni di euro al botteghino, è stato praticamente cancellato dalle cinquine in vista della 55ª edizione dei premi cinematografici David di Donatello. In effetti l’assenza del film, anche nelle categorie considerate minori tranne una, stupisce un po’. Magari non è proprio piaciuto. O molti l’hanno già dimenticato. Su 1.684 giurati, in rappresentanza delle diverse categorie professionali, hanno votato in 1.025: tanti, per lo più gente del cinema, esperti del ramo, nonostante qualche parente di troppo entrato di sguincio nel consesso.
Tuttavia Valsecchi non digerisce proprio il verdetto. «Dico solo una cosa. Alla luce di queste candidature, ritengo il David una buffonata, un premio obsoleto. Zalone è un comico geniale che ha ribaltato un certo modo di fare commedia al cinema. Per lui mi hanno cercato Paramount e Warner Bros, ma qui in Italia lo candidano solo per una canzoncina. Posso pensare che i signori votanti, tra i quali molti parenti, figli, nipoti e mogli, o hanno la puzza sotto il naso o una grande invidia dentro il cuore. Del resto, non siamo amati dentro, figurarsi fuori». La frecciatina trasversale rivolta a Medusa, che coproduce il film di Zalone.
La sfuriata del titolare di Taodue di sicuro non farà piacere a Gian Luigi Rondi, patron storico del premio, nonché presidente del Festival di Roma e commissario straordinario alla Siae. Avvolto nella consueta sciarpa bianca, nonostante il caldo estivo, il quasi novantenne critico pensava per una volta di aver messo d’accordo tutti. Rapida conferenza stampa a viale Mazzini, con presentazione della serata di premiazione pilotata da Tullio Solenghi (il 6 maggio dall’Auditorium della Conciliazione, diretta tv alle 17 su RaiMovie, differita alle 23,20 su Raiuno) e contestuale annuncio delle cinquine ufficiali. Invece si annunciano malumori.
Ad ogni modo, ecco il risultato del primo spoglio. Tredici candidature a “Noi credevamo” di Mario Martone, 10 a “Benvenuti al Sud” di Luca Miniero, 8 a “La nostra vita” di Daniele Luchetti, a pari merito con “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo e “20 sigarette” di Aureliano Amadei, 4 a “Una vita tranquilla” di Claudio Cupellini. Parecchi rispetto al passato, addirittura 27, i titoli citati nelle diverse cinquine, a dimostrazione di un’annata ricca e variegata, certo particolarmente segnata dal successo delle commedie.
Da Stoccolma, ospite del locale Istituto italiano di cultura, Martone così  commenta le 13 nomination: «”Noi credevamo” è stato uno straordinario processo collettivo. Ha raccolto le energie di tutti coloro che l’hanno fatto e degli spettatori che, numerosi, l’hanno visto. Queste candidature, che mi fanno felice e per le quali ringrazio, sono come un grande abbraccio al film». Un bel risarcimento, che si aggiunge al Nastro d’argento già annunciato dal Sindacato giornalisti cinematografici, per un affresco di impianto risorgimentale sulle prime lanciato da Raicinema con irragionevole timidezza. Ricorderete la polemica sui giornali: solo 25 copie, poi cresciute grazie al passaparola positivo e ai buoni incassi.
È probabile che alla fine, il 6 maggio, sia proprio “Noi credevamo” ad aggiudicarsi il David più ambito, quello per il miglior film, imponendosi sui quattro concorrenti diretti, cioè “Basilicata coast to coast” e “Benvenuti al Sud” sul versante della commedia, “La nostra vita” e “Una vita tranquilla” sul versante drammatico.
Grandi esclusi? Di “Che bella giornata” s’è detto, e chissà come l’avrà presa Zalone; mentre appaiono di consolazione, benché indiscutibili, le candidature di Kim Rossi Stuart e Antonio Albanese, rispettivamente per “Vallanzasca. Gli angeli del male” e “Qualunquemente”. Vale anche per l’Alba Rohrwacher, dimagrita paurosamente sul set, di “La solitudine dei numeri primi”. Ha di che gioire, invece, Rocco Papaleo. Il suo “Basilicata coast to coast”, road movie gentile e sudista, gareggia nella categoria principale; e lui incassa due candidature personali: miglior regista esordiente e miglior attore non protagonista per “Nessuno mi può giudicare”.
La cronaca registra anche un bizzarro esito della prima votazione, come sempre curata dall’inflessibile notaio Marco Papi. Tre delle cinquine sono lievitate a causa degli ex-aequo a sorpresa. In pratica, alcuni candidati hanno ricevuto esattamente gli stessi voti, il che ha comportato l’allargamento delle categorie: 8 i migliori registi, 6 i migliori produttori, 6 i migliori acconciatori. Il caso, probabilmente. C’è solo da augurarsi che l’inattesa coincidenza contabile non si ripeta nello scrutinio finale. Proprio Rondi, quand’era direttore della Mostra di Venezia, abolì l’ex-aequo per il Leone d’oro nella giusta prospettiva di non guastare la festa al vincitore.

Michele Anselmi

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